La luce crudele

L’incessante aggiornamento di informazioni sul mondo ha, recentemente, suggestionato l’immaginario collettivo con la notizia dell’inquinamento atmosferico di aree urbane cinesi, dove sono stati installati – sia pure con iniziali finalità di marketing pubblicitario – monitor, a dimensioni ambientali, con sequenze di albe virtuali che attraggono i tanti cinesi “affamati” dalla carenza di luce naturale. Il rapporto dell’uomo con la luce,oggetto di analisi storico-antropologiche, assume una valenza cruciale nella genesi creativa dell’artista bolognese Nicola Evangelisti.

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/12/foto-Simona.jpg[/author_image] [author_info]di Simona Chiapparo. Ama i piccoli animali e, soprattutto, l’arte contemporanea.  Non ha artisti preferiti, ma adora tutto ciò che si occupa di spazi umani e spazi urbani. Crede che le aperture del corpo e le aperture del senso siano le medesime. Combatte per la resistenza alla bio-mutazione. [/author_info] [/author]

 

26 gennaio 2014 – Spingendosi verso le aporie della solitudine dell’individuo globale, nell’insostenibile (forse inutile) scelta tra “strumenti tecnologici”, quali  i tablet o gli smartphone, e “oggetti focali”, dal pasto condiviso all’altare di una chiesa, una possibile via di fuga è nella rottura dell’apparente coerenza del reale.

Evangelisti frammenta le parole vuote che hanno perso il legame con le cose, disarticola i corpi, de-connette le periferie sensoriali, per estrarne configurazioni sinaptiche, labili e sfuggenti nella loro continua auto-organizzazione. E, in queste azioni, compie esercizi di crudeltà intesa, per dirla con Antonin Artaud, come rigorosa e lucida determinazione della volontà di andare oltre la “superfluità dell’essere”, attraverso una “battaglia del profondo” che possa condurre alla matrice dell’uomo e del mondo.

In nome della crudeltà, Nicola Evangelisti si schiera contro la dittatura della rappresentazione rigida e normata, per liberare il potere metamorfico delle forme e l’essenza dinamica della vita. Le sue sculture di luce non si limitano a penetrare la stoffa del mondo: è la pelle del soggetto che intendono perforare, circondandone i sensi, attraversandone la carne, per raggiungerne le neurotrasmissioni che, violentemente, sono costrette ad emergere e a sovrastare l’esperienza cosciente.

 

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 Strings Flux, Light Sculpture,  acciaio, cristallo, LED, 2012

 

Nella dimensione odierna di engagement fusivo con lo spazio – dove ogni luogo, ogni evento, ogni oggetto configurano un’incessante ed asfissiante prossimità – dilaga una propensione all’opacità come difesa da una realtà di immagini, già metabolizzate e pronte all’uso, come nel futuro prossimo dell’Internet of things . Un’opacità difensiva che rischia di indovarsi nello sguardo, per contaminarne irreversibilmente i sistemi subcellulari in un’epidemia di inevitabile cecità.

Profeticamente consapevole di tale rischio, Nicola Evangelisti da anni conduce una ricerca artistica di esplorazione di strategie percettive e sensoriali, relegate all’esilio dal modello occidentale. Se, come scriveva Virginia Woolf, Cezanne individua forme, laddove si era abituati al vuoto fra una figura e l’altra, Evangelisti di-svela interfacce riflettenti, costringendo ad abbandonare gli ormeggi della carne e delle parole, per risvegliare capacità dormienti, a causa della preclusione del preverbale e del simbolico.

 

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 Light Blade, Scultura luminosa, acciaio inox, tubi a catodo freddo, plexiglas, 2009

 

Di fronte al traboccare di specchi di una visione che divora se stessa, le sue sculture riconducono ai “tagli dolci” che la luce traccia negli occhi degli uomini, scoprendo la trama di interpunzioni e cesure che l’anatomia dello sguardo abita, ma che la mente non è più esercitata ad avvertire. Mostrano, attraverso questi tagli, anche se in modo sottile e fugace, un mondo che non è fatto di semplici demarcazioni di corpi e oggetti, sul vuoto di uno sfondo. E’ una realtà física dinamica, quella che affiora, segnata da instabili gradienti di nervature, percorsa da febbrili ritmi di contrazione e restrizione, che modulano e plasmano una spazialità originaria.

 

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Temporary Illusions, Installazione Olografica, Plexiglas, acciaio, laser, pellicole olografiche, 2012

 

Animato dalla tensione verso una perdita completa di se stesso e del mondo “nel mare delle cose”, Evangelisti scolpisce la luce come labirinti percettivi da superare, per re-insediarsi nel mondo dopo i cataclismi evolutivi della materia. Ma, oltrepassati i labirinti, l’artista chiede di proseguire verso le porte di una consacrazione misterica che doni l’epopteia, quella visione che per gli antichi designava lo stato supremo della iniziazione, dunque della conoscenza. Varcate quelle porte,  l’uomo potrebbe ricominciare il viaggio verso frontiere dimenticate, in questa epoca di immediata visibilità, e tornare ad ascoltare quel “grido inarticolato che sembrava la voce della luce”.

 

 



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