L’inquietante attualità di “Pandemia”

Mentre i casi di ebola nel mondo hanno già superato gli 8mila, un gioco da tavolo insegna che la lotta alle malattie endemiche si basa sulla collaborazione

 

[box] Pandemia è un gioco spietato e tremendamente attuale: si gioca tutti assieme contro il rischio di malattie endemiche. Sempre sotto tensione con la paura che scoppi una nuova epidemia.

Nel mondo, i casi di ebola hanno superato quota diecimila. Gli stati in cui si osserva la massima diffusione hanno sistemi sanitari al collasso, e i tagli subiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità peggiorano il quadro. Il dipartimento malattie infettive dell’Oms a Ginevra, dove fino al 2013 lavoravano 95 persone, oggi conta solo 35 collaboratori. Oms ha puntato sulle malattie croniche, lasciando agli stati la gestione della profilassi da epidemia.

Eppure basta un gioco per capire che contro le epidemie non si può essere lasciati soli. Nel racconto di Andrea Ligabue, una serata di gioco tra amici rimanda inevitabilmente alle notizie di questi giorni e all’inadeguatezza delle azioni contro ebola.[/box]

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2014/10/liga.jpeg[/author_image] [author_info]di Andrea Ligabue. Classe 1972, è modenese, sposato e padre di due figli con cui gioca instancabilmente in ogni momento libero. Fin dall’infanzia è stato irresistibilmente attratto dal mondo dei giochi perdendosi in costruzioni LEGO o inventando giochi da fare con gli amici. A 16 anni ha conosciuto, grazie al Club TreEmme, il mondo dei giochi da tavolo e dei giochi di ruolo da cui non è più uscito, facendoli diventare anche in parte la sua professione. Tutt’ora gioca con amici almeno due volte a settimana. Consulente per aziende produttrici di giochi da tavolo, play-tester, giornalista ludico, è il direttore artistico di PLAY: Festival del Gioco e l’unico membro italiano della prestigiosa giuria dell’International Gamers Awards. Da diversi anni si occupa di formazione, nelle scuole e nelle aziende, utilizzando giochi. Ha una collezione di oltre 2000 titoli ed il numero aumenta di giorno in giorno. E’ solito diffidare di chi si considera competente in materia di giochi avendone giocati nella vita meno di 100![/author_info] [/author]

30 ottobre 2014 – Seguire sulla rete o sui giornali le allarmati notizie della diffusione di Ebola devo dire mi lascia un forte senso di angoscia. Ogni qual volta si evidenzia come, nonostante le nostre sicurezze e prodezze scientifiche, siamo a tutti gli effetti in balia della natura il senso di impotenza diventa davvero grande e si ripercuote anche nel quotidiano con paure a volte irrazionali.

Per fortuna è venerdì ed è la serata ludica, la serata in cui svestiti i panni di comuni cittadini ci si avventura nei mondi che solo i giochi sanno creare e animare.

Chiara ha deciso di stare a casa con i bimbi. Stasera, per rimanere in tema con le mie inquietudini, proporrò Pandemia e chissà se nel gioco almeno riusciremo a sconfiggere tutte le malattie endemiche.

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Paula scaglia contro il muro dell’aeroporto di Santiago il bicchiere imprecando ad alta voce. Mesi di ricerca per mettere assieme i dati necessari a trovare la cura contro una delle più devastanti malattie endemiche della terra, e a un passo dalla realizzazione del vaccino rischia di andare tutto in fumo per colpa di uno stupido volo charter. All’altro capo del mondo, Rebecca, con la valigetta piena di medicinali, è ferma all’aeroporto di Teheran nell’attesa di decollare per il Sud America.

Questione di poche ore, ma ogni minuto può essere quello decisivo. La malattia ha focolai a Bogotà e Buenos Aires ed è ben diffusa anche nella parte sud del continente Africano. Una nuova epidemia potrebbe essere fatale. L’attenzione dei media sulle pandemie non è costante e si riaccende solo nei momenti critici: SARS, HIV e l’influenza A H1 N1, per citare gli ultimi eclatanti casi, subito prima di ebola.

Quello che pochi sanno è che c’è una battaglia continua, quotidiana, fatta di focolai e di vaccini, di scienziati coraggiosi, medici e associazioni che combattono nell’ombra, lontani dai riflettori. Paula deve riconoscere che il lavoro svolto in Nord America ed in Europa è stato davvero eccellente, ma qua le cose sono decisamente sfuggite di mano e potrebbe davvero essere una catastrofe. Nervosa si accende un’altra sigaretta. “Non potrei fumare qui – pensa – ma con la gente che muore per le strade e il continuo rischio di infezione credo questo sia l’ultimo dei problemi della polizia di Santiago”.

E dire che le cose erano andate per il meglio. Io, che gioco con il personaggio del medico, ero riuscito a tenere sotto controllo la malattia blu nel Nord America, mietendo cubetti come se fosse grano e Paolo si era occupato della malattia rossa, riuscendo anche a trovare il vaccino.

 

 

Pandemia è un gioco coinvolgente.

Per 4 persone, è un gioco collaborativo (vale a dire che si gioca tutti assieme contro il gioco) e così stasera Fabio, anche se non partecipa direttamente, è comunque seduto con noi a dare consigli. Siamo riusciti a costruire un centro di ricerca ad Algeri, uno a Santiago e uno a Giacarta. Purtroppo la malattia gialla ci è proprio sfuggita di mano, complice una sequenza di carte davvero sfigata. Ora però Jessica “Rebecca” con la scienziata ha in mano 3 gialle e Alessia “Paula” le può passare la quarta. Per farlo, devono incontrarsi, possibilmente non lontano da un centro di ricerca. Il problema è che ci sono davvero un sacco di cubetti gialli e il rischio di un focolaio è altissimo.

Pandemia è un gioco spietato.

Sempre sotto tensione con la paura che scoppi una nuova epidemia. Un meccanismo di gioco oserei dire geniale, oliato alla perfezione; non per niente la lista dei premi vinti è davvero impressionante, inclusa una nomination per lo Spiel des Jahres nel 2009. A tutti gli effetti è il gioco che ha rilanciato la moda dei collaborativi e vi assicuro che già a livello medio, con 5 carte epidemia, è piuttosto difficile vincere.

Nervosamente Paula ascolta il notiziario della sera: in coda alle notizie sulla diffusione del morbo in Africa e Sud America vengono segnalati un caso di malattia a Delhi e uno a Londra. Per fortuna le due città sono state già sottoposte a cure mediche e, almeno per ora, pare non ci siano rischi di focolai. Si lascia scappare un accenno di sorriso, il primo negli ultimi frenetici 10 giorni. Non riesce a stare ferma, proprio non ci riesce!  Guarda l’orologio e poi si affaccia alla finestra, quasi potesse con lo sguardo tenere sotto controllo il diffondersi del contagio.

Finalmente la voce gracchiante del sistema di annunci dell’aeroporto segnala l’arrivo del charter da Teheran. Paula corre alla zona sbarchi dove Rebecca spunta poco dopo con la sua valigetta. In un altro momento la polizia di Santiago avrebbe potuto fermarle per un controllo. Sembrano due rodati narcotrafficanti: “Ce l’hai la roba ? Sei sicura che funzionerà ?”.

Neanche il tempo di un abbraccio e poi, di corsa, in macchina nel traffico congestionato della grande città. Lungo le strade di una Santiago avvilita e stremata dalla malattia i cui segni sono evidenti: nei volti della gente, nella sensazione di paura e angoscia che avvolge tutti, non risparmiando neanche i bambini. Anche le attività criminali sembrano sospese nell’attesa di quella che potrebbe essere una vera apocalisse. Nella migliore delle ipotesi ci vorranno anni per guarire le ferite. Il centro di ricerca è appena fuori città ma sembra all’altro capo del mondo. Forse possiamo farcela. Forse c’è ancora una speranza…

Ce l’abbiamo fatta! Finalmente abbiamo trovato il vaccino per la malattia gialla che dovrebbe darci un po’ di respiro. Certo, occorre rimuovere i focolai più grossi, nelle città con tre cubetti, perché nonostante la cura la malattia può ancora diffondersi. Fabio e Paolo tirano un sospiro di sollievo e vanno a fumarsi la classica sigaretta di mezza partita.

 

 

Pandemia è un gioco stremante.

Ha questo effetto, e anche se non è coinvolto in prima persona Fabio sta a tutti gli effetti giocando con noi. Io intanto spiego a Renato, che è appena arrivato, il gioco. Pochi minuti perchè le regole sono davvero semplici. La mappa rappresenta la terra, con le città collegate da tratte e divisa in quattro grandi aree: blu, gialla, rossa e nera. Dopo il set-up iniziale, con qualche cubetto colorato sparso qua e là, le malattie si diffondono nelle città indicate dalle carte pescate alla fine del turno di ogni giocatore.

Se in una città ci sono già 3 cubetti scoppia un focolaio e la malattia si diffonde in tutte le città vicine. Nel proprio turno un giocatore può muoversi, spostandosi lungo le tratte o utilizzando carte città per “volare” in luoghi più lontani, e può rimuovere cubi malattia. Il giocatore può fare 4 azioni e sembrano sempre troppo poche! Per scoprire il vaccino occorre avere 5 carte in mano dello stesso colore e andare in un centro di ricerca.

Nel mazzo di carte giocatore (se ne pescano sempre due a fine di ogni turno) ci sono alcune carte Epidemia che danno una svolta frenetica alla partita generando nuovi focolai e aumentando la possibilità di contaminazione nelle città già colpite. Si vince scoprendo i 4 vaccini si perde se scoppiano 8 focolai o alla fine del mazzo contaminazione.

Pandemia è un gioco collaborativo.

Si gioca fino in 4 e dura 45-60 minuti al massimo.

Sembra passata un’eternità. Girando per le strade di Santiago Rebecca scorge ancora qualche segno della malattia gialla, ma sono casi isolati e ormai il pericolo è passato. Ora il suo lavoro è finito e scendono in campo i medici e le associazioni di volontariato.

Sono in pochi quelli che sanno che la loro vita si deve in gran parte al lavoro di quella spettinata donna di poco più di 30 anni arrivata con un volo charter la settimana precedente. Certo, il merito è in realtà di tante persone. Contro certi pericoli e contro certe malattie solo un vero lavoro di squadra può potare al successo. Oggi il pericolo è passato … domani si vedrà.

 

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