Around/Napoli

di Teodora Malavenda

Around nasce dall’incontro di due grandi passioni: la fotografia e il viaggio.
Ogni settimana, avvalendoci della guida inconsueta di un fotografo, vi porteremo in giro per il mondo alla scoperta di usi, costumi e curiosità di luoghi più o meno lontani.
Ad arricchire i nostri itinerari, alcuni scatti selezionati dal profilo Instagram dell’intervistato.
Good trip!

Maurizio Esposito nasce a Napoli nel 1982, città in cui tuttora vive e lavora. Dopo aver collaborato per diversi anni con artisti come Raffaela Mariniello e Luciano Romano, nel 2012 frequenta l’ICP di New York dove segue Saul Robins, nel laboratorio Regarding intimacy.
Negli ultimi anni ha esposto i suoi lavori in diverse mostre e musei, tra cui: il Madre di Napoli, la Fondazione Forma di Milano, il Centro di fotografia d’Autore di Bibbiena, risultando tra i vincitori della terza biennale dei giovani fotografi italiani, la Triennale di Milano.

 

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Descrivici Napoli.
Napoli è una città complessa che vive tra l’esplosività del Vesuvio e la profondità del mare. L’architettura è metafora della sua complessità. A Napoli sono presenti tutti gli stili architettonici, dal barocco al liberty, dal rinascimento al razionalismo, senza contare le architetture informali. Per esempio, chi ha voglia di visitare il teatro greco-romano deve chiedere il permesso ed entrare a casa di una signora.
Gli abitanti di Napoli sono esattamente come le sue architetture e questo fa della città il luogo d’incontro, ma anche di scontro, delle differenze.
È una città fatta d’innesti che la rendono propensa al cambiamento continuo. C’è un forte fermento culturale e artistico anche se i canali dell’arte, in particolare quelli della fotografia, sono ancora lontani dal resto d’Europa.
Napoli non è il luogo in cui vivo, ma il luogo in cui ho scelto di vivere.

Cosa vedere in città volendo fare un tour fuori dai percorsi “abituali”?
Credo che la cosa migliore da fare sia perdersi e cercare le scale. Ci sono una quantità di scalinate che collegano la collina al mare e che attraversano tanti quartieri. Poi c’è la riserva naturale di Gaiola, dove il paesaggio marino è di una bellezza inattesa e stravolgente. Infine le stazioni della metro che, oltre ad essere un modo per spostarsi comodamente, sono degli incredibili musei d’arte contemporanea.

Quali quartieri visitare per entrare nel mood napoletano?
Il centro storico è imprescindibile, così come la Sanità, i Quartieri Spagnoli, Chiaia, Posillipo. Insomma, continuo a sostenere che sia bello perdersi da queste parti.

Passando alla gastronomia, quali sono le specialità da gustare?
Forse solo la cucina napoletana supera la complessità e la ricchezza delle sue architetture. Dalla frittatina di pasta, regina dello street food, al ragù domenicale, dall’orata al sale alla parmigiana di melanzane, dalla frolla al babà. Qui il perdersi o l’abbandonarsi sono leggermente più pericolosi: è facile ritrovarsi con un paio di chili di troppo in una settimana.

Un parco, una galleria e un mercato.
Il Parco di Capodimonte, quasi una foresta in pieno centro.
La galleria t293 che, promuovendo il lavoro di giovani artisti, ha presto raggiunto fama internazionale.
Il mercato di Resina, ad Ercolano. Tra i migliori mercati di vintage del mondo.

Un detto, una curiosità, un’usanza.
Come detto mi viene in mente: “Chi fraveca e sfraveca nun perde maje tiempo”. Da queste parti i giovani fotografi guadagnano poco e lavorano assai, ma almeno la birra costa un euro.
La curiosità: nel perdervi, cercate l’opera di Banksy e quelle di Zelda e rintracciate, alle spalle della pizzeria “Di Matteo” in via tribunali, una stradina dove un uomo ha scolpito l’intero muro fino a far quasi crollare tutto. Una parete istoriata con Gesù Cristi, alieni e coccodrilli. Una lunga conversazione con l’autore non mi ha comunque consentito di capire bene il senso della cosa.
L’usanza: l’usanza per me è il “Perditempo”. Il bar in cui vado sempre e dove sono sicuro di trovare i miei amici. Ottima musica e libri difficilmente reperibili alla Feltrinelli. Lo considero il mio ufficio.

I nomi di quali artisti da tenere d’occhio.
Gli otto fotografi del Lab di Antonio Biasiucci di cui faccio parte, Diego Cibelli, Danilo Correale, Mariangela Levita, Giulia Piscitelli.

Partendo da Napoli, suggeriscici un itinerario da percorrere per godere delle bellezze della provincia.
Suggerisco la costiera amalfitana, dove la montagna e il mare s’incontrano. La Baia di Ieranto si raggiunge in un’ora di cammino o con la barchetta dal porticciolo. Si arriva in una riserva naturale con accanto una cava, oggi abbandonata e visitabile, in cui si estraevano le materie prime che venivano trasportate via mare all’Italsider di Bagnoli. Al ritorno c’è un unico bar nella piazzetta dove potersi riposare gustando una bevanda fatta di liquore al mirto e granita di limone. Oppure l’isola di Procida, un paradiso in cui la decadenza diventa bellezza e dove esistono ancora porti come la Corricella con gatti stesi al sole e pescatori che rattoppano le reti e puoi mangiare il pescato del giorno.

Veniamo alla tua professione. Quali storie ti piace documentare?
Sono molto legato al concetto di documentazione, in particolare alla documentazione che non documenta ciò che accade, ma ciò che sono in grado di far accadere. M’interessa la sospensione, quel momento in cui l’assenza di qualsiasi evento dona il giusto spazio e tempo alle persone e ai luoghi che fotografo. Per esempio, se vado a mare con i miei amici e la mia compagna, tra l’entusiasmo dei tuffi, del panino prosciutto e mozzarella e delle birre, ci sono dei momenti di stasi in cui non accade nulla. A me interessano quei momenti, dove l’evento è la condivisione del luogo e la nostra stessa amicizia, o il nostro amore.

Parlaci del tuo ultimo progetto.
Qd è un progetto che nasce come collettivo nel 2011 e che ha come scopo quello di documentare il quotidiano di 11 fotografi, ognuno da una differente città d’Italia. Da quattro anni sono impegnato nella realizzazione del progetto su Napoli. Abbiamo nel manifesto una frase che dà indicazioni sulla ricerca in cui siamo impegnati ed fa più o meno così: “fuori dal tuo appartamento, tra geografia e biografia”.
Purtroppo l’anno scorso il collettivo si è fermato ma, al contrario, la mia ricerca continua ed è visibile sul mio sito. Parallelamente sono impegnato in un nuovo progetto, che sto realizzando con il laboratorio di Antonio Biasiucci e che vedrà la luce nel 2016.

www.maurizioesposito.com
instagram.com/mrzesposito

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