Goli Otok, una storia di famiglia

“L’isola nuda e abbandonata” è il progetto crossmediale
che Giulia Rocco, con le fotografie di Marco Mensa,
ha dedicato all’isola lager della Jugoslavia di Tito,
partendo dalle “favole di guerra” che suo prozio
le raccontava da bambina

testo di Giulia Bondi,
foto di Marco Mensa

«Domenico Sciolis, classe 1922. Detenuto a Goli Otok dal 1950 al 1952. Tutti lo chiamano Uccio. Uccio Sciolis. Io, invece, lo chiamo solo Zio, perché ho sempre sentito mio padre chiamarlo così. La sua voce alta e piena mi ha sempre inchiodato alla poltrona. Ogni volta mi raccontava la stessa favola, di una guerra indefinita, senza durata e riferimenti. Era una guerra che sembrava continuasse, anche dentro quella casa».

È una storia di famiglia, quella che Giulia Rocco racconta tra parole e video, accompagnata dalle fotografie di Marco Mensa e con la collaborazione tecnica di Christian Caiumi.

Da quelle «favole di guerra», e da una telecamera accesa quasi per caso per raccogliere la voce e i ricordi dello zio, è nato il racconto crossmediale “Goli Otok, L’isola nuda e abbandonata!.

La versione italiana si può leggere, guardare e ascoltare gratuitamente on line , mentre chi volesse contribuire alla traduzione del racconto in inglese e croato può farlo attraverso il crowdfunding su Produzioni dal Basso.

 


 

«Il progetto nasce nel 2007», racconta Giulia Rocco, «quando mi accorgo che ho voglia di raccontare una favola ricorrente, ripescata dalla mia infanzia. È una storia che mi riconduce alle mie origini, alla strada che fecero i miei nonni, da Rovigno a Modena». La famiglia del padre di Giulia vive a Rovigno fino alla fine della seconda guerra mondiale. Poi, con il trattato di pace che assegna l’Istria alla Jugoslavia decidono di trasferirsi.

Arrivano a Modena nel 1952, con l’etichetta di profughi e il sogno di una nuova vita.

Ma non tutti possono scegliere: Domenico, lo zio Uccio, accusato di attività antipopolari e antisocialiste, finisce a Goli Otok, l’isola-prigione per gli oppositori politici, destinata in particolare a punire e rieducare i colpevoli di simpatie staliniste.

Con l’immagine dell’isola come appare oggi, nuda e abbandonata, inizia il viaggio di Giulia a ritroso nei ricordi di famiglia. «I marinai lo chiamano canale della Morlacca o del Maltempo perché i venti caldi e freddi sono costanti tutto l’anno. Qui, nel golfo del Quarnero in territorio croato, si trova Goli Otok, in italiano l’Isola Calva. È uno scoglio di roccia calcarea e abbagliante di circa cinque chilometri quadrati, nudo e quasi privo di vegetazione. La bora rende l’isola gelida durante l’inverno. Lo scirocco rovente d’estate».

Quello che resta a Goli Otok, oggi, sono pochissime tracce dell’epoca in cui l’isola fu un lager.

Le baracche sono semidiroccate, gli edifici pericolanti. «Quello che dovrebbe essere un luogo della memoria», conclude Giulia, «si sta trasformando in un cimitero abbandonato di detriti di ferro, legno, cemento».



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