B per Brexit

Tra incertezze e paure, nel Regno Unito inizia la campagna elettorale in vista del referendum di giugno per decidere l’uscita di Londra nell’Unione Europea

di Angelo Boccato, da Londra

Il 23 giugno prossimo i cittadini britannici si esprimeranno per via referendaria sulla permanenza del Regno Unito nella Unione Europea, a seguito delle negoziazioni tra Londra e Bruxelles che hanno sancito un cambiamento nelle dinamiche anglo-europee.

Il Primo Ministro David Cameron si prepara, come annunciato in precedenza a supportare la permanenza del Regno Unito a seguito del successo di un accordo con l’UE, sostenuto da Theresa May e George Osborne mentre una gran parte dei Conservatori si prepara a sostenere l’ addio di Londra all’Unione, dal Segretario di Stato per il Lavoro e le Pensioni Iain Duncan Smith al Segretario della Giustizia Michael Gove fino al Sindaco di Londra Boris Johnson.

Sull’altro fronte i Laburisti, lo Scottish National Party e il Playd Cymru (partito nazionalista gallese), oltre al Green Party probabilmente, si preparano a sostenere la campagna a favore della permanenza di Londra nell’UE.

Mentre Cameron presenta come vittorie la esclusione del Regno Unito dal processo di maggiore integrazione europea e un blocco ai benefits per i cittadini comunitari per i primi quattro- sette anni di permanenza, nel caso di una vittoria del fronte dell’uscita gli interrogativi restano abbastanza numerosi.

outTale blocco viene rappresentato come una delle principali vittorie di Cameron, nonostante il fatto che ricerche come quella dei professori Christian Dustmann e Tommaso Frattini indichino un positivo effetto sulle finanze britanniche da parte della migrazione comunitaria e non.

Non risulta chiaro l’assetto che potrebbe avere il Regno Unito al di fuori della Unione, mentre nella Scozia europeista un abbandono a Bruxelles, in contrasto con l’ opinione dell’elettorato scozzese, potrebbe plausibilmente aprire lo scenario per un nuovo referendum sulla indipendenza dal Regno Unito.

Sul fronte finanziario, banche come Bank of America potrebbero implementare gli annunciati piani di abbandono della City come quartier generale europeo a favore di Dublino.

Il punto cardine delle negoziazioni lo si trova nell’aver segnato un precedente; la relazione di Londra con l’Unione Europea, da sempre movimentata e ‘speciale’ dall’unione monetaria all’esclusione da Schengen, raggiunge un diverso livello e non di meno apre la porta a futuri accordi e deroghe per quei Paesi capaci di imporre il loro peso nelle negoziazioni.

Nonostante lo “statuto speciale” di Londra , un fallimento dei negoziati a Bruxelles avrebbe allertato sirene di instabilità nella Unione, sirene che potrebbero ancora accendersi nel caso di una vittoria del no. L’importanza strategica della City ha naturalmente e notevolmente influito alla forma presa dall’accordo e l’allontanamento del Regno Unito dalla maggiore integrazione europea salvaguarda il cuore finanziario da varie forme di potenziale futura regolazione sovranazionale.

maxresdefault (4)Altro discorso è quello della Confederation of British’s Industry (CBI) che teme gli effetti sul business britannico della Brexit, sia in chiave continentale che per altri accordi commerciali, come quelli con la Cina. Il Laburista Alan Johnson, a capo della campagna Labour In ha sottolineato come il settore manifatturiero britannico potrebbe essere travolto da un abbandono dell’Unione.

Le certezze sul tavolo restano le ambiguità dell’accordo e le incertezze sugli sviluppi che seguiranno il 23 giugno in chiave nazionale e continentale, oltre alla probabile confusione destinata a coinvolgere gli elettori alle urne in estate, di fronte alla scarsa chiarezza sulle prospettive future e non di meno sullo stato attuale e sui vantaggi della permanenza nella Unione.

 

In apertura l’immagine di David Cameron, a sinistra, con Jean-Claude Juncker è una foto di Number 10 tratta da Flickr in CC.



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