Un’altra terra è possibile

Un altro mondo è possibile gridavano i molti giovani passati alla storia come altermondialisti e/o no global.

di Bruno Giorgini

Intendevano il mondo che su questa terra gli esseri umani hanno costruito nel corso del tempo, diciamo il mondo sociale. Un mondo di eguaglianza al posto di questo mondo delle diseguaglianze, un mondo di cooperazione al posto di questo mondo degli egoismi – mondo selfish – e così via.

Ora possiamo invece immaginare che nel cosmo altre terre, cioè pianeti abitabili dai viventi, esistano. Più precisamente la missione Kepler, il telescopio spaziale che si muove nel cielo, della NASA (National American Space Agency) ha scoperto un certo numero di pianeti che paiono essere adatti alla vita. Il nostro universo osservabile conta all’incirca cento (100) miliardi di galassie, e nella via lattea, la nostra galassia, albergano più o meno duecento (200) miliardi di stelle, ovvero è enorme, per i nostri sensi e percezioni quasi infinito.

In questo cosmo così grande, così esteso nel tempo e nello spazio, sarebbe molto triste se l’unico pianeta adatto alla nascita e sviluppo della vita fosse la terra.

Né si capirebbe perchè la natura avesse predisposto un tale gigantesco sistema soltanto per ospitare la minuscola terra, e i suoi pochi viventi su tempi tra l’altro corti rispetto all’evoluzione dell’universo. La nostra solitudine metafisica sarebbe senza rimedio se non agghiacciante, predisponendo la nostra specie a una depressione collettiva cui l’umanità ha tentato di rispondere con il continuo tentativo di scoprire nuove frontiere, nuovi mondi se si vuole, dall’America di Colombo al mondo virtuale di Google, Apple, Facebook. Ma anche il mondo virtuale si sta saturando, e le mille personalità che possiamo assumere nel web non compensano la solitudine cosmica.

A questo punto, invece dello psicanalista ci viene in soccorso la NASA. Dal 2009 a oggi la sonda Kepler  analizzando circa centocinquantamila (150000) stelle, cioè poche rispetto al totale, ha rivelato l’esistenza di oltre duemila (2000) esopianeti, cioè pianeti fuori dal sistema solare orbitanti attorno a una stella della galassia. Se poi contiamo anche i pianeti scoperti da altre sonde, arriviamo a oltre tremila (3000) corpi planetari. Di questi almeno ventuno (21) appaiono essere buoni candidati per l’abitabilità, cioè hanno condizioni fisiche, essenzialmente la temperatura, adatte alla presenza d’acqua liquida sulla superficie, e laddove c’è acqua prima o poi c’è vita.

Se si pensa che il numero dei pianeti sembra essere uguale o superiore al numero di stelle, si capisce quanto i risultati annunciati recentemente (si veda l’ultimo numero dell’Astrophysical Journal) siano importanti, e ci permettano di sognare, o immaginare, che da qualche parte sbuchi almeno un pianeta molto simile alla nostra terra.

Non sono propriamente dietro l’angolo questi esopianeti, in genere almeno qualche migliaio di anni luce, per cui noi li riveliamo e studiamo oggi come erano alcune migliaia di anni fa, epperò la loro esistenza costituisce sia una speranza che una metafisica consolazione dalla solitudine cosmica. Aggiungo che tra gli scienziati Freeman Dyson famosissimo e gran visionario, ha molto riflettuto sulle relazioni strette tra la vita e il cosmo, ipotizzando la possibilità che la vita sia giunta sulla terra dallo spazio, nonchè lavorando all’idea del trasporto interstellare (vedi per esempio interstellar transport – Physics at the University Of Virginia).

Infine nel nostro futuro c’è, per ora, Plato che sarà messo in orbita dall’ ESA (European Space Agency) se tutto va bene nel 2024 alla ricerca di esopianeti su uno spicchio di cielo diverso da quello esplorato da Kepler.

Se pur anche fosse niente più che un’illusione scientifica, ebbene per dirla parafrasando Leopardi, che altro è la vita se non un tessuto di illusioni.

 

Bruno Giorgini dedica questo articolo alla sua amatissima sposa Ellis recentemente deceduta.

 

L’immagine di copertina è tratta dal sito ESA European Space Agency 



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