L’Ungheria di Orban e gli ostacoli sul cammino dei profughi

La condizione dei profughi di oggi tra ostacoli burocratici e violazioni dei diritti

di Francesca Rolandi

In Ungheria ill primo ministro Viktor Orban ha fatto della crociata anti-profughi una delle linee essenziali del suo governo, riservando loro trattamenti umilianti e degradanti e creando ostacoli al loro ingresso. Il 14 febbraio il governo ha presentato in Parlamento un pacchetto di amendamenti legislativi che, se adottati, prevederebbero un respingimento automatico di tutti coloro che si trovano illegalmente in territorio ungherese in Serbia e la detenzione di tutti i richiedenti asilo per la durata della procedura.
Dei passi che hanno portato alla corrente politica anti-profughi in Ungheria Q Code Magazine ha parlato con Anikó Bakonyi dell’Hungarian Helsinki Committee.

Quali sono i numeri dei profughi attualmente nel paese?

Il numero dei richiedenti asilo, la cui procedura è in corso, è nell’ordine delle 500 persone. Oltre a loro ci sono rifugiati o beneficiari di protezione internazionale, potrebbero essere circa 3000 ma è difficile stimarne i numeri perché molti di loro hanno lasciato l’Ungheria. Ogni anno un piccolo numero di persone – circa 400-500 – ricevono un qualche tipo di protezione. In genere, il 90% circa dei rifugiati si dirige verso l’Europa occidentale all’inizio della propria procedura. Ovviamente quelli che sono detenuti non possono farlo, ma spesso partono appena vengono rilasciati.
L’intera questione dei profughi è stata profondamente strumentalizzata negli ultimi due anni, sono stati inseriti ostacoli sia fisici che legali all’entrata in Ungheria e alla richiesta di asilo. La più recente, entrata in vigore l’anno scorso, fa riferimento a una fascia di 8 km, all’interno della quale le persone fermate possono venire deportate oltre frontiera per poi dover aspettare di essere autorizzate a entrare attraverso le due zone di transito legale esistenti, una a Roszke e l’altra a Tompa.

Ma l’ufficio immigrazione riduce continuamente il numero di persone autorizzate a entrare. Ora sono 10 persone in tutto per entrambe le zone, erano 30 a novembre. E proprio sulla gestione della frontiera abbiamo raccolto testimonianze di trattamenti altamente inumani da parte della polizia ungherese: violente espulsioni, pestaggi, con l’intervento dei cani, ai profughi tolte loro le scarpe nel freddo.

Quali sono ad oggi i regolamenti concernenti la detenzione di profughi e migranti?

Secondo la legge ungherese i richiedenti asilo possono essere detenuti con diverse motivazioni. Al momento non tutti vengono detenuti – per esempio le famiglie con bambini vengono collocati in strutture chiuse –, ma la proporzione sta cambiando e ora la maggior parte dei profughi si trova in strutture chiuse e si parla di detenere in massa i richiedenti asilo.

Al momento ci sono due tipi di detenzione, quella per richiedenti asilo e quella per migranti, con diverse strutture preposte: nelle prime si trovano appunto i richiedenti asilo, nelle altre ad esempio coloro che hanno visto la propria richiesta di asilo rifiutata e sono in attesa di espulsione oppure le persone fermate senza visti o senza documenti per risiedere in Ungheria. Le ragioni per cui i richiedenti asilo possono trovarsi in detenzione sono diverse. Per esempio adducendo il rischio che lascino il paese mentre la procedura è ancora in corso, considerato come una mancanza di collaborazione. L’idea è che i richiedenti asilo debbano essere reperibili durante tutta la procedura.

Esistono in questo momento persone bloccate in Ungheria?

Non credo. Ci sono i controlli alla frontiera tra Austria e Ungheria ma non tutti i veicoli vengono fermati. Il numero di persone che lasciano l’Ungheria rimane gestibile. È importante però sottolineare anche un altro aspetto. Dall’estate scorsa coloro che ricevono protezione in Ungheria sono privi di qualsiasi assistenza e misura di integrazione, ora ricevono un status devono lasciare i campi entro un mese ma rischiano di diventare homeless o indigenti.

Gli unici a fornire un supporto sono volontari e organizzazioni internazionali. Quindi anche per coloro che ricevono una qualche forma di protezione è molto difficile iniziare una nuova vita qui. Un ulteriore fattore è l’atmosfera politica verso gli stranieri che è diventata molto più difficile di quella che era.

Esistono delle comunità di connazionali alle quali i profughi possono appoggiarsi?

Alle volte sì ma non sono molto solide e non possono fornire supporto come avviene in altri paesi.

Come succede alla frontiera tra Serbia e Ungheria, considerato che di recente si è registrata un vittima annegata nel tentativo di attraversare il fiume Tisza?

Credo che oltre 7000 persone siano bloccate in Serbia, cercando di entrare in Unione Europea, delle quali non tutte si trovano nei campi. Credo che la differenza tra Serbia e Ungheria sia che la Serbia non ha strutture adeguate mentre in Ungheria ci sarebbero ma manca la volontà politica.

In Serbia circa 1000 persone che dormono all’estero, alcuni sono accampati nelle zone di transito sia su territorio serbo che su territorio ungherese, abitando in tende non impermeabili, in condizioni disperate. Il governo serbo in novembre ha proibito di fornire protezione umanitaria ai rifugiati, anche se alcune organizzazioni lo fanno ma in un ambiente ostile. I profughi aspettano nelle libere aree di transito, in condizioni inumane, tra cui molte famiglie con bambini.

Quando i profughi sono diventati così importanti nel discorso pubblico ungherese?

Il momento iniziale è stato nel 2015 quando il governo ungherese ha lanciato una consultazione nazionale su migrazioni e terrorismo, presentando per la prima volta questo connubio. Per esempio hanno spedito un questionario ai cittadini con domande che già implicavano una risposta non neutrale, indirizzando così le opinioni dei cittadini. Il governo ha compreso che esisteva molta paura delle migrazioni e ha iniziato un gioco sporco.

Prima del 2015 pochissimi ungheresi avevano visto dei profughi e anche dopo, prima del referendum di ottobre 2016 è iniziata una controcampagna del Partito del cane a due code [Magyar Kétfarkú Kutya Part – MKKP] sottolineando come gli ungheresi avrebbero visto più Ufo che rifugiati. Il governo però li ha fatti diventare il nemico principale, accusandoli di essere dei portatori di malattie e terrorismo.

Quale era la situazione prima del 2015?

Ogni anno c’era qualche migliaio di richiedenti asilo ma la gente non ne era consapevole, a me personalmente chiedevano se ci fosse davvero richiedenti asilo in Ungheria. Ora non lo chiedono più perché sono convinti che ci siano richiedenti asilo ad ogni angolo anche se il loro numero reale è addirittura più basso di prima! Prima la questione invece non era assolutamente politicizzata.

Poi nel 2014 ci sono stati 40.000 richieste e nel 2015 176.000, ma la stragrande maggioranza dei profughi lasciano il paese nei primi 10 giorni. Credo che la popolazione non abbia mai visto un gran numero di rifugiati, anche nei giorni caldi dell’estate 2015 c’erano solo alcune migliaia di profughi.

L’Ungheria si era già scontrata con flussi di profughi dopo la caduta del socialismo?

C’è stato un grosso flusso di ungheresi delle minoranze dalla Romania e dalla Jugoslavia che si sono integrati, come una procedura accelerata per ottenere la cittadinanza. Poi, durante le guerre jugoslave ogni anno c’erano circa 20.000 richieste di asilo, con alcune centinaia approvate ogni anno. Ma non è mai stato un fenomeno di massa su un paese di 10.000.000 di abitanti.

È mai stato sottolineato un senso di empatia sulla base della memoria di una comune esperienza di profughi che gli ungheresi hanno vissuto in seguito all’invasione sovietica del 1956?

Cerchiamo di usare sempre questo parallelo ricordando i 200.000 ungheresi che sono fuggiti dall’Ungheria e sono stati accettati da altri paesi quando parliamo con studenti e giornalisti. La crisi ungherese è stato il primo test della Convenzione sui profughi del 1951. La propaganda ufficiale nega ogni parallelismo, perché quella di oggi viene definita una popolazione diversa. Piuttosto insiste sul fatto che sono criminali e pericolosi. I profughi ungheresi sono stati idealizzati e per questo motivo vengono considerati non paragonabili con altri rifugiati



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