sheiri rojhelat 5.

Frammenti di Kurdistan

di Linda Dorigo

Marivan. La sera in cui in Rojava si annuncia l’istituzione del federalismo, siamo a cena dalla nonna di Shilan.

Dal piano di sopra arrivano fratelli, mogli di fratelli, sorelle, cugini, zie e zii, che si riuniscono davanti alla tv per celebrare i curdi in Siria.

Non chiedo nulla a Sadi, la prende larga e inizia una narrazione epica del suo amato Hawraman.

“Su quelle montagne ho incontrato Paolo, un turista italiano. Non era sposato e aveva cinquant’anni (!) Arrivava dall’Afghanistan e mi ha detto di voler trascorrere qualche giorno sulle nostre montagne. Così abbiamo cenato insieme e gli ho offerto un posto dove dormire. Il giorno dopo è ripartito. Che uomo. Da lui ho imparato la pazienza e l’amore per il prossimo”.

Sadi è lo zio più anziano di Shilan. Scoprirò poi che è anche il più tirchio, restio a dividere l’eredità del padre con gli altri fratelli.

Ma è un vero cantastorie. Incrocio i suoi racconti con quelli dei curdi in Iraq. Le montagne sono le stesse. La lingua hawrami per esempio, decantata da Sadi come la più antica al mondo, trova conferma nelle parole di un vecchio Ahl-e Haqq iracheno: “La nostra lingua è rimasta vergine dalle influenze arabe e persiane perché è stata protetta dalle montagne”.



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