Sotto il velo, l’Italia da dietro l’hijab

Takoua Ben Mohamed racconta per Becco Giallo la vita in Italia da dietro l’hijab tra pregiudizi, piccoli problemi quotidiani e tanta ironia

di Luca Rasponi

Magari riuscissimo sempre ad affrontare le difficoltà con un sorriso, a superare le distanze con l’ironia. Basta leggere Sotto il velo, della giovanissima Takoua Ben Mohamed per capire che non solo è possibile, ma è pure molto divertente.
Per avere un’idea delle risate che strappa una dietro l’altra questo volume pubblicato qualche mese fa da Becco Giallo non c’è niente di meglio del capitolo Domande assurde.

«Ma tu vieni dalla Mussulmania?» vince per distacco, ma sono davvero una più divertente dell’altra. E riescono a mettere il lettore nei panni dell’autrice con leggerezza, evitando il peso dei cliché.

Eppure i motivi per affrontare la questione in modo pesante ci sarebbero, perché Takoua si trova sistematicamente schiacciata tra l’intransigenza di una certa cultura musulmana e la chiusura di tanti italiani che incontra tutti i giorni.
In una situazione del genere diventano difficili anche piccole azioni quotidiane come prepararsi per uscire e prendere l’autobus, figuriamoci sostenere un colloquio di lavoro o flirtare con un ragazzo.
Ma Takoua non si arrende, e con una carica invidiabile conduce noi lettori nella galleria delle piccole e grandi frustrazioni alle quali va incontro una ragazza che porta il velo sul capo (hijab) oggi in Italia.
Permettendoci di capire cosa si prova, invitandoci a vedere le cose da un punto di vista diverso dal nostro e a scoprire che anche essere vittima di pregiudizi non impedisce di averne a propria volta, anzi.
È questo il bello di Sotto il velo: non c’è niente di stereotipato, gli atteggiamenti che derivano da una visione preconcetta del mondo vengono demoliti dall’autrice con una naturalezza spiazzante e contagiosa.
Naturalezza che è chiaramente il risultato di un’autentica esperienza multiculturale: Takoua è nata nel 1991 in Tunisia ma è cresciuta a Roma, dove vive sin dall’infanzia.
Alla naturalezza però – e questo è l’altro tassello fondamentale – si sovrappone una capacità di leggere le relazioni sociali che deriva dalla formazione professionale dell’autrice, sceneggiatrice e graphic journalist con un curriculum ricco di premi e riconoscimenti nonostante la giovane età.

«Istruita per non essere ignorante. Combattiva per non essere calpestata. Cosciente per non subire ingiustizia. Sì, sono una donna.E no, non sono sottomessa a nessuno», spiega Takoua.

Questa capacità di interpretazione e racconto della realtà rende Sotto il velo una sorta di campionario, un inventario di comportamenti sicuramente più comuni di quanto non faccia credere l’assurdità di certe situazioni.
Come in un manuale, ogni pagina insegna qualcosa. Lo afferma anche l’autrice: «Credo sempre che non esistano due culture che non hanno niente in comune… ed è dai punti in comune che si costruisce il dialogo».
E allora perché non partire proprio da quell’ironia, dalla capacità di prendersi un po’ in giro a vicenda? Del resto, non sarebbe male se un manuale insegnasse a conoscere le altre culture in questo modo. Cominciando da una risata, insieme.



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