Cairo Calling

L’Underground in Egitto, prima e dopo la rivoluzione.

Di Angelo Boccato

Egitto e Italia, due Paesi affacciati sulle sponde opposte del Mediterraneo, con vicende e storie legate a doppio filo, da secoli e secoli. Questo è l’intreccio al centro di Cairo Calling (Agenzia X, 2016), il terzo libro di Claudia Galal, giornalista musicale, blogger e scrittrice, nata a Urbino da padre egiziano e madre italiana, poi vissuta a Bologna durante gli studi universitari e infine residente da anni a Milano.

Claudia ha scritto e collaborato, e tuttora collabora, con La Città Nuova (Corriere della Sera), Rolling Stone Italy, Migrador Museum, InSound, Digicult, D’ Ars e Yalla Italia, il blog delle seconde generazioni del gruppo VITA, sul quale abbiamo entrambi scritto.

Cairo Calling rappresenta la terza fatica letteraria di Galal, dopo Street Art (Auditorium Edizioni, 2009) e The New Rockstar Philosophy. Manuale di autoaiuto per musicisti (NdA Press, 2011), volume da lei curato con Tommaso Colliva, Hoover & Voyno.

Nel corso di una lunga conversazione Skype tra Londra e Milano avvenuta qualche tempo fa, ho chiesto a Claudia di raccontare la nascita e lo sviluppo di questo suo ultimo libro.

Tutto ebbe inizio a Milano, nel quartiere Giambellino, multietnico e multiculturale, quando la giornalista musicale italo-egiziana si trovava a seguire a distanza la Rivoluzione in Egitto.

Di fronte a questo evento, a dispetto del fatto di essere nata e cresciuta in Italia, la parte egiziana ebbe modo di risvegliarsi in maniera “prepotente”. La natura del Giambellino multiculturale ha favorito in Claudia un coinvolgimento in prima persona tra le stesse mura del palazzo dove abita, popolato da una soverchiante maggioranza di prime e seconde generazioni di egiziani in Italia: un evento dirompente come la Rivoluzione contro Hosni Mubarak veniva sentito con gran forza anche a Milano, come al Cairo.

In quel momento l’idea di scrivere un libro doveva ancora manifestarsi, ma da brava giornalista, Galal continuò a raccogliere dati, prendere appunti, mentre il tempo passava e dalla caduta di Mubarak si giungeva al governo dei Fratelli Musulmani di Morsi fino all’arrivo al potere del ‘Pinochet delle Piramidi’, Abdel Fattah el-Sisi.

In parallelo con le evoluzioni e i drammi politici e sociali del suo paese d’origine, l’occhio di Claudia, con un taglio sulla street art e i movimenti artistici underground, cominciò a concentrarsi sugli spunti creativi che arrivavano dall’Egitto e decise di indagare, elaborando una sorta di mappa creativa della rivoluzione al Cairo, individuando collettivi e  artisti, ed entrando in contatto con una realtà vibrante, quella della street art, la forma di arte che ha vissuto una cresciuta maggiore durante gli anni della rivoluzione.

Grazie alla sua natura pervasiva e alla sua immediatezza, la street art in Egitto ha infatti rappresentato un mezzo potentissimo di diffusione degli ideali della Rivoluzione.

Nella primavera del 2013, l’Egitto di Morsi presentava un volto decisamente diverso da quello che Claudia aveva visto prima della Rivoluzione: meno poliziesco rispetto a quello di Mubarak, e senza il temuto e atteso clima di tensione.

Il progetto di un libro nacque al suo ritorno in Italia, e venne poi presentato ad Agenzia X e al suo editore Marco Philopat, il quale indirizzò Claudia verso un’ulteriore estensione ed espansione dello suo sguardo nel saggio, uno sguardo che andasse oltre la ricerca.

Nel 2014 Galal tornò al Cairo per coprire altre culture e altri movimenti, dalla musica agli ultràs. Come spiega Claudia, gli ultràs hanno avuto un ruolo fondamentale fin dall’inizio della Rivoluzione, poiché erano gli unici già abituati ad affrontare schermaglie con polizia ed esercito.

“Gli ultràs vengono raramente citati quando si parla della Rivoluzione in Egitto, ma c’erano anche loro, non si trattava solo di attivisti, intellettuali, studenti e gente comune.”

Al ritorno da questo ultimo viaggio, e con un ingente materiale narrativo con sé, cominciò a realizzarsi nell’autrice un’idea diversa, secondo la proposta da Agenzia X, che potesse porre al centro del libro la sua prospettiva, con il cuore e la mente tra Italia ed Egitto.

Il libro ha avuto varie genesi, evoluzioni, cambiamenti e versioni, così come gli sviluppi degli eventi in Egitto. Mentre Claudia si apprestava a chiudere la versione definitiva del libro, il 25 Gennaio del 2016 venne rapito il ricercatore italiano Giulio Regeni al Cairo e il 3 Febbraio il suo corpo fu poi ritrovato martoriato e brutalizzato dalle torture, in un fosso lungo l’autostrada tra Il Cairo ed Alessandria.

Claudia mi spiega chiaramente che la storia di Paolo Regeni non poteva non entrare a far parte di Cairo Calling: quel brutale omicidio ha aperto gli occhi nel nostro Paese di fronte alla vera natura del regime di el-Sisi, che domina con il pugno di ferro un Paese nel quale attivisti, giornalisti, studenti e non solo, scompaiono nel nulla, su base quotidiana.

Il ruolo della street art e delle culture underground si prospetta come foriero di nuovi movimenti, cosa della quale l’uomo forte del Cairo e ben conscio del fatto che “la cultura non gioca a suo favore”.

“Per Giulio Regeni e per tutte queste vittime bisogna fare giustizia, non possiamo stare, dall’alto delle nostre poltrone a non far nulla. Quello che mi fa arrabbiare è che la diplomazia internazionale non sembra intenzionata a far nulla”.

Il 25 Gennaio di quest’anno, l’Italia intera, e non solo, ha ricordato l’anno trascorso dalla scomparsa di Giulio Regeni. Nonostante il fatto che dalla mia conversazione con Claudia sia passato del tempo, la situazione da lei descritta non risulta essere al momento, purtroppo, molto differente.

Cairo Calling si presenta come una lettura importante su molti fronti: dalla mescolanza di culture che caratterizzano una Italia esponenzialmente diversa e multiculturale, fino al contatto tra due paesi vicini e lontani, giungendo poi al fondamentale ruolo delle culture underground al centro del libro, culture che saranno sempre al centro di nuovi focolai di resistenza, con buona pace degli affezionati di terminologie lapidarie quali “autunno” e “inverno” arabo.



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