sheiri rojhelat 14.

Frammenti di Kurdistan

di Linda Dorigo

Qui si coltivano grano e ceci. Ibrahim lamenta però che l’agricoltura in Kurdistan è poco sviluppata e che si deve fare molta più fatica che altrove.

I curdi pagano con la povertà le richieste di autonomia e di diritti.

Trenta anni fa queste zone sono state terreno di scontro tra i combattenti curdi e Tehran. Nuovi scontri infiammano il confine con l’Iraq, il KDPI ha annunciato la fine del cessate il fuoco e i curdi iraniani partecipano alla guerra contro Isis insieme ai curdi della regione.

La moglie di Ibrahim ha un ciondolo azzurro appeso al collo: un martire del PJAK morto due anni fa sul Sinjar. Era suo fratello.

Più mi sposto nelle campagne più emerge il problema del lavoro.

Incontro una psicologa che racconta quanto sia difficile praticare la professione perché curda e il governo non investe sulla sua gente. Da dieci anni inoltre, allo scopo di evitare l’emigrazione, i villaggi sono stati trasformati in città, snaturandone l’aspetto e gli equilibri.

Ma i curdi sono considerati una minoranza soprattutto perché sunniti. Così, se un imprenditore vuole aprire una fabbrica in Kurdistan per esempio, è costretto a farlo prima in un’altra regione. “Perché – domanda Ramin – devo essere identificato per la mia appartenenza geografica e quindi ad una religione pur non essendo credente?”.



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