DONBASS: THE SILENT WAR

2017.05 #cliQtakeover di @giorgio.aki su #Instagram @qcodemag

di Leonardo Brogioni

Dalla street photography milanese di Andrea Fongo – che ringraziamo moltissimo per la partecipazione al nostro cliQtakeover – facciamo un salto spazio temporale per arrivare in Ucraina con le immagini di un fotogiornalista dal talento indiscutibile e del quale sentirete parlare: Giorgio Bianchi, per il quale la fotografia di cerimonia non è solo un mezzo di sussistenza ma anche un modo per finanziare la sua vera passione, il reportage fotografico. Gli chiediamo di presentarsi e di rispondere alle domande che abbiamo rivolto anche ai suoi colleghi di take over.

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Sono nato a Roma nel 1973 e dal 2010 mi occupo quasi esclusivamente di fotografia documentaria e di reportage anche se amo ancora definirmi un “fotografo di matrimoni”.
Dal 2013 ad oggi ho compiuto diversi viaggi in Ucraina per documentarne la crisi a partire dagli scontri di Euro-Maidan fino ad arrivare all’odierna guerra nel Donbass, la regione mineraria situata nell’est del paese. Dopo essermi concentrato a lungo sulle news riguardanti il conflitto, con il tempo la mia attenzione è andata sempre di più focalizzandosi sulle storie di resistenza quotidiana nel tentativo di documentare come sia possibile sopravvivere al dissolversi delle proprie certezze quando eventi epocali come le guerre iniziano ad intaccare profondamente il nostro tessuto sociale, mettendo a rischio il nostro futuro.
Con il medesimo spirito nel 2016 ho aperto un nuovo capitolo iniziando ad occuparmi del conflitto siriano che ho seguito per un mese e che conto di riprendere a fine giugno 2017.
Nel contempo sto lavorando alla realizzazione di un docu-film che raccolga il materiale realizzato nei quattro anni di reportage nel Donbass.

Perchè usi Instagram ?
Con la crisi dell’editoria che non è più in grado di sostenere lavori di reportage all’estero, se non in rarissime eccezioni, i social sono diventati la vetrina ideale per mostrare il proprio talento. In questo senso nel pubblicare le mie immagini su Istagram, ma anche su Facebook, mi sento un po’ come quegli artisti di strada che si esibiscono nelle piazze delle città.
Secondo me il futuro di un reporter freelance è quello di trasformarsi in una sorta di “Youtuber” dell’informazione con propri canali ed un proprio pubblico affezionato al suo lavoro. E’ chiaramente un tipo di visione a lungo termine che può essere sostenuta soltanto portando avanti parallelamente ai reportage anche lavori commerciali; da qui il mio definirmi tutt’ora un “fotografo di matrimoni”.

Cosa vedremo in questa settimana di takeover?
In questa settimana faremo un lungo viaggio a partire dagli scontri di piazza svoltisi a Kiev a cavallo tra il 2013 ed il 2014, fino ad arrivare con le ultime immagini, realizzate nel marzo scorso a Donetsk, nella vita privata dei protagonisti per così dire invisibili di questo conflitto.
Il pubblico verrà trasportato dalle dinamiche di massa che generano gli sconvolgimenti storici, via via sempre più nell’intimità di quei personaggi che solo apparentemente fanno da contorno a questi scenari, ma che in realtà sono coloro i quali pagano in prima persona il prezzo più alto.
Viaggeremo attraverso trincee scavate a mano , villaggi bombardati e bunker sotterranei; entreremo nella quotidianità di civili e militari.
Faremo tappa nel villaggio minerario di Torez per verificare di persona come le logiche dello sfruttamento unite alla necessità legata alla crisi, facciano sì che degli esseri umani lavorino in condizioni difficilmente accettabili anche agli inizi del secolo scorso.
Nel contempo avremo modo di soffermarci presso il Teatro dell’Opera di Donetsk e di apprezzare come l’arte sia l’unico balsamo in grado di alleviare le sofferenze dell’animo.
Nei corridoi del teatro vedremo come, tra ballerine fluttuanti e costumi che rimandano ad altre epoche ed altre atmosfere, sia possibile trovare ristoro dagli orrori della guerra e dimenticare, anche solo per poche ore, le contingenze di una situazione drammatica.

 

#Donbass the silent #war

@giorgio.aki

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