La luna e la pagoda

Testo di Carlotta Comparetti
Immagini
di Chiara Luxardo

Lo si sente chiamare Birmania o Myanmar questo paese del Sudest asiatico rimasto troppo a lungo lontano dal resto del mondo, stretto nella morsa di una delle dittature militari più longeve che la storia abbia conosciuto.
L’8 novembre 2015 nel paese si sono tenute le prime elezioni libere dopo oltre mezzo secolo di egemonia dei generali: il partito democratico di Aung San Suu Kyi ha conquistato la maggioranza assoluta e oggi l’icona della speranza democratica esercita un ruolo politico anche sulla carta, dopo aver trascorso quindici degli ultimi venticinque anni agli arresti domiciliari.
A un anno dalle elezioni, mentre il paese ha intrapreso la via dissestata e contraddittoria della democratizzazione, due giovani donne si incontrano nella giungla di Sanchaung, quartiere vivace e trafficato di Rangoon: una vive lì da quasi due anni e fa la fotografa, l’altra è arrivata da quasi due giorni dopo un’attesa di anni, e lavora con le parole.
L’incontro fortunato e fortuito diventa un viaggio: da Rangoon ai villaggi rurali del remoto Chin State, una delle regioni etniche più remote e impenetrabili, chiusa fra le montagne che arrotondano il paesaggio della Birmania centro-occidentale al confine con India e Bangladesh.
Un racconto per immagini e parole, scandito da incontri, imprevisti e voci raccolti, letteralmente, lungo la strada.

 



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