Il castello angioino di Parabita

Viaggiare: il concetto di viaggio gemma dal viatico, cioè da ciò che occorre per il viaggio stesso. L’idea del viaggiare è quindi in origine misurata da ciò che portiamo con noi per il viaggio. In questo tempo estivo la redazione di Q Code Mag proverà a raccontarvi i suoi viaggi, non per forza spostamenti, non solo metafore, in una narrazione collettiva che ci accompagni sotto sole e temporali, fra i palazzi cittadini e gli ombrelloni marini. Buona lettura.

di Valeria Nicoletti, tratto da Stanze

Per noi, da piccoli, negli anni della scuola elementare, era la destinazione delle escursioni in giornata, l’argomento su cui fare le ricerche e ricopiare la scheda dell’enciclopedia della biblioteca dii casa, una dimora grandissima, di cui non si sapeva granché, che faceva capolino di fronte alla chiesa madre, quando si usciva dall’oratorio, il sabato pomeriggio.

Il castello di Parabita sorveglia la cittadina dal XIV secolo, da quando gli angioini decisero di innalzarlo per potenziare il sistema difensivo del loro territorio. Nel Cinquecento, con l’arrivo della famiglia Castriota, il castello si munisce di quattro bastioni e diventa il baluardo militare del feudo, ingentilito da armoniosi motivi rinascimentali, opera firmata dal mastro Evangelista Menga, rinomato architetto dell’epoca, che modellò anche la splendida fortezza di Copertino.

Ristrutturato dall’architetto Napoleone Pagliarulo, per conto del proprietario Raffaele Elia, il castello si muta definitivamente in dimora nobiliare nel 1911, con i suoi ampi saloni, le stanze coperta a botte e le eleganti logge interne.

Oggi palazzo Castriota sonnecchia sulla collina di Parabita, abitato dai proprietari che, tuttavia, cortesemente aprono sovente i battenti a curiosi e visitatori. Di solito, è il tradizionale presepe vivente che permette di intrufolarsi nel castello, nel quale le stalle, gli ambienti più riservati e il giardino vengono allestiti per mettere in scena la Natività. E dall’alto, solo il campanile della vicina Chiesa Madre, intitolata a San Giovanni Battista, si permette di sbirciare nelle nobili stanze.

Intanto, in piazza Immacolata, che si srotola ai piedi della fortezza, si moltiplicano i ristoranti, le osterie, le tavole popolari e, d’estate, si allestiscono concerti e commedie in vernacolo. La domenica mattina, all’uscita della messa, si parlotta e si chiacchiera dei fatti della cittadina. Tuttavia, che il castello sia ancora abitato dai discendenti dell’antica famiglia possidente continua a destare soggezione e riverenza, come se, per avvicinarsi, si dovesse parlare sottovoce, pena l’esser scorti da un arciere, in posizione di tiro, nascosto dietro il merlo della torre.



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