Làbas, per una nuova cittadinanza

I militanti del Làbas, centro sociale sgomberato manu militari in pieno agosto, hanno vinto la battaglia senza nemmeno bisogno di sguainare la spada.

di Bruno Giorgini

Ovvero poche ore prima della manifestazione “Riprendiamoci il Làbas”, convocata per sabato 9 settembre, il sindaco di Bologna Merola proponendo una soluzione ponte in attesa di una nuova sistemazione definitiva del centro. Làbas, là-bas, il francese laggiù: una citazione di Baudelaire, “d’aller là-bas vivre ensemble…”. E un poeta, seppure dell’assurdo, come Alessandro Bergonzoni prende la parola dal palco alla fine del corteo. Testimonianza del fronte ampio che ha sostenuto l’azione dei militanti del centro prima e durante la manifestazione, dove troviamo la FIOM, ANPI, Libera, ARCI, i missionari comboniani e a seguire tutte le altre associazioni costituenti il tessuto sociale attivo di Bologna. Quindi anche le forze a sinistra del PD, Coalizione Civica, Sinistra Italiana, Rifondazione, collettivi politici vari.

Oltre diecimila senza discussioni sui numeri, perchè tanti erano, che hanno percorso Bologna in lungo e in largo, per finire a Piazza Carducci. Il corteo sprigionava energie diverse che si intramescolavano senza troppe partizioni, e senza spezzoni ben definiti, moltiplicandosi e arrichendosi a vicenda. Per esempio non c’era una zona dei “vecchi” militanti, sarà perchè come ha detto ridendo indulgente una mia giovane amica: non siete vecchi ma militanti per sempre. Un’antropologia di persone le più diverse convinte del loro buon diritto a rivendicare e praticare forme di libertà urbana e sociale produttive di una cittadinanza comune e cooperativa. Non era quel che qualcuno avrebbe potuto aspettarsi stando alle descrizioni usuali dei media, non era un corteo abitato dal similtipo dei “centri sociali”. Invece c’era un pezzo di popolo e di città, dai bimbi agli anziani e vecchi, insieme.

Altro che l’insieme di cui si parla a sinistra del PD. Mentre stavo lì in mezzo mi veniva da pensare al dibattito stantio e mortalmente noioso tra Pisapia, Bersani, Speranza e quant’altro di inutile si legge e/o si ascolta in questo campo. Sperando che tutti costoro stessero ben lontani da iniziative come questa.

Adesso la questione è se questa manifestazione con l’inizio del dialogo tra il Làbas e l’amministrazione comunale prefigura un nuova dimensione della cittadinanza che, per l’intanto, bandisca dal conflitto sociale urbano scudi, manganelli, idranti e attrezzature varie di repressione a massa, perchè l’ordine è e non può essere altro che l’ordine costituzionale ovvero plurale, articolato, istituzionale, rappresentativo, politico, democratico. Sabato le forze di Polizia erano presenti in modo massiccio con alcune storpiature eccessive come le grate a sigillare via S. Stefano sul modello della zona rossa tristemente nota dai tempi del G8 di Genova.

Nè va dimenticato che fu sgomberato in contemporanea col Làbas anche il Crash, i cui militanti rivendicano giustamente uno spazio per le loro attività. E altri ce ne sono di tanto in tanto minacciati di sgombero, in genere perchè i proprietari privati vogliono sostituire i centri sociali con più proficue attività lucrative, insomma per speculazione finanziaria, edilizia ecc… A volte appoggiate dagli amministratori locali.
Qui c’è un punto critico centrale: se sulla politica dei beni comuni e delle attività sociali facciano premio la proprietà privata e il profitto. Oppure se la politica dei beni comuni, tra cui lo spazio urbano, sia in qualche modo garantita e difesa dalla nostra Costituzione.



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