THE BEATS, STORIA A FUMETTI DELLA BEAT GENERATION

Le origini, gli sviluppi e l’eredità del movimento letterario che ha innescato le grandi contestazioni del dopoguerra attraverso le vite dei suoi protagonisti

di Luca Rasponi

Al 261 di Columbus Avenue, San Francisco, c’è una libreria che si chiama City Light Books. Un nome che sicuramente non giungerà nuovo alle orecchie degli appassionati di letteratura, e in particolare ai cultori della beat generation.

Perché si tratta di uno dei luoghi simbolo della controcultura americana, dal 1953 punto di ritrovo e casa editrice di numerosi autori controversi e censurati. Fondata dal poeta Lawrence Ferlinghetti insieme al socio Peter D. Martin, City Light Books è nota soprattutto per aver dato alle stampe Howl, il poema di Allen Ginsberg che costò all’autore e agli editori un processo per oscenità.

È in questo luogo ricco di storia che ho scovato The Beats. A graphic history, una vera e propria storia a fumetti della beat generation.

Realizzata da numerosi autori e dedicata ad altrettante figure che contribuirono al fermento culturale di quegli anni, la raccolta si concentra innanzitutto sulle tre figure principali del movimento beat: Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William S. Burroughs.

Ed Piskor (disegni) e Harvey Pekar (testi) affrontano con la spontaneità e la schiettezza tipiche del fumetto underground le vite di questi tre grandi autori, così inestricabilmente legate alla loro opera letteraria.

Dal graphic novel emerge il ritratto di tre uomini alla disperata ricerca di un senso, con una voglia di vivere smisurata e totalmente incompatibile con la chiusura mentale della società americana degli anni ’40 e ’50.

Ginsberg, che raggiunge quasi subito risultati letterari degni di nota, trova nella battaglia per i diritti il suo habitat naturale. Kerouac invece vive per lungo tempo la frustrazione di un mancato riconoscimento letterario, mentre Burroughs si avvia ben presto su altre strade, pericolose fino alle estreme conseguenze.

Per sua sfortuna, è forse l’autore di On the road a incarnare più degli altri le contraddizioni caratteristiche della sua generazione. In lui atti di ribellione esplicita come la vita da spiantato, l’abuso di droghe e le esperienze sessuali più disparate convivono con le idee di un conservatore, misogino e omofobo – almeno a parole.

È come se Kerouac tentasse di sovvertire i canoni sociali dominanti per poi poterli riaffermare, almeno quando si tratta di sé stesso. Un equilibrio che negli anni regge faticosamente solo grazie a dosi massicce di alcol, a testimoniare la sofferenza di un’esistenza votata alla ricerca disperata di qualcos’altro, senza mai riuscire bene a capire cosa.

La ricerca della diversità nel mondo e l’incapacità di accettare la propria si manifestano con evidenza ancora maggiore in William Burroughs, che nel suo ciclo di romanzi inaugurato con Naked lunch – trasformato da David Cronenberg in un film assolutamente disturbante – sublima di fatto la mancata accettazione della propria omosessualità.

Il sentimento di sofferenza atroce degli autori beat trasuda copioso dalle pagine della raccolta, insieme alla voglia irrefrenabile di fuggire senza sapere dove andare. L’energia e la carica che il viaggio porta con sé – fisico o filosofico che sia – si trasformano inevitabilmente in lacerante sofferenza nel momento di un arrivo mai in grado di soddisfare le aspettative della partenza.

Oltre a rievocare le emozioni che sgorgano dai romanzi e dalle opere poetiche degli autori beat, il fumetto pubblicata nel 2009 da Hill and Wang ha il merito di rendere giustizia a personaggi e circostanze meno noti, ma altrettanto importanti per i risultati raggiunti dal movimento anche negli anni successivi all’apice della sua diffusione.

In una nutrita galleria di figure e autori si susseguono l’animatore della scena poetica di San Francisco Kenneth Rexroth, il poeta-editore Ferlinghetti, l’autodidatta Gregory Corso e l’attivista per i diritti degli afroamericani Leroi Johnson, oltre a una breve storia della City Light Bookstore.

Poi ci sono i picture poems di Kenneth Patchen, gli straordinari percorsi artistici di Philip Lamantia, Diane Di Prima e Gary Snyder, Slim Brundage e il suo College of Complexes, la tragica fine di Jay DeFeo e D.A. Levy, la lunga avventura musicale di Tuli Kupferberg con i Fugs, e ancora il difficile riconoscimento del ruolo delle donne nella beat generation, un movimento maschile e fondamentalmente maschilista.

The Beats è uno scrigno di tesori che aspettano solo di essere scovati, una guida preziosa a una stagione letteraria che ha ancora tanto da dire, in un mondo dove tutto sembra possibile ma nel frattempo, sottotraccia, un’omologazione più schiacciante e pervasiva che mai sembra in grado di condizionare anche la mente più emancipata.



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