L’abisso

Piccolo mosaico del disumano

di Christian Elia

Di fronte a qualcosa di enorme, a volte, le parole non bastano. Quando a tutti noi, in futuro, verrà chiesto conto del massacro di esseri umani che – ogni giorno – si consuma in silenzio sulle rotte dei migranti, le parole non basteranno.

Perché sono abusate, stanche, vigliacche. Non c’è più naufragio, non c’è più morte di fame e sete, violenza e detenzione. C’è un massacro, voluto. C’è una strage, strategicamente messa in atto.

E tra le parole che mancano, di questi tempi, c’è anche il coraggio di dirlo con forza.

Un coraggio che non manca mai a Flore Murad – Yovanovitch. L’abisso – Piccolo mosaico del disumano, edito da Stampa Alternativa, è il terzo atto di una trilogia che ci inchioda di fronte a un tempo che viviamo indifferenti.

Una raccolta di scritti, di riflessioni, di denunce. Storie raccolte sui moli e altrove, persone, che sono scampate allo sterminio. Già, sterminio, come bisogna avere il coraggio di chiamarlo.

Per tanto, troppo tempo, la questione è stata analizzata in un perenne presente, senza fermarsi a riflettere su quello che è accaduto nell’ultimo ventennio.

Gli scritti di questo libro, e degli altri lavori di Flore Murad – Yovanovitch hanno la potenza delle parole degli intellettuali, quelli veri, che sono capaci di urlare in faccia ai loro contemporanei l’orrore.

Per quanto potremo non continuare a dire che lasciamo morire e torturare decine di migliaia di persone per non avere problemi con l’opinione pubblica locale? Per quanto si fingerà che la manodopera a basso costo e senza documenti e diritti è l’ultimo – più crudele – volto del capitalismo?

Abbiamo lasciato che il migrare, atto umano tra i più antichi e naturali, diventasse ‘questione di ordine pubblico’, abbiamo permesso la militarizzazione delle frontiere, abbiamo permesso che scientemente si lavorasse a come rendere mortale un viaggio che nessuno smetterà di fare.

A Flore Murad – Yovanovitch va riconosciuto il merito di guardare il fenomeno dalla parte più dolorosa, quella della nostra umanità venduta al markenting della paura, all’idea neanche troppo velata che non vogliamo dividere il troppo che abbiamo con chi non ha nulla.

Abbiamo permesso che le nostre paure venissero indirizzate verso i dannati della terra, che ogni giorno contribuiamo a rendere tali con uno stile di vita che vogliamo difendere a ogni costo.

Un giorno renderemo conto di tutto questo, e chi come Flore Murad – Yovanovitch ha avuto il coraggio di denunciarne lo schema omicida, voluto, studiato, raffinato ogni giorno, potrà di dire di aver fatto quel che poteva.

Ma non basta, non si può più perdere tempo. Quante altre vite accetteremo di sacrificare per esternalizzare le frontiere? E’ una domanda che Flore Murad – Yovanovitch pone a tutti noi.



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