La settimana, in musica

Musica della settimana dal 19 al 24 Novembre

A cura di Gabriella Ballarini

The Stories Behind a Line di Federica Fragapane e Alex Piacentini

Ho recentemente ascoltato questa canzone e la sua calma, le sue parole, quell’andare di voce che cerca pace nella sua ricerca, mi hanno fatto pensare a queste sei storie, sei rotte, sei sogni da realizzare.
Feel I’m on the verge on some great truth
Where I’m finally in my place
But I’m fumbling still for proof
And it’s cluttering my space
Casting shadows on my face

Al-Deniedeen di Marta Bellingreri

«Lascia la rabbia / Lascia il dolore / … / Lascia le armi e vieni a vivere con la pace».
Una canzone bellissima e travolgente degli Area, anno 1973.
Qualche settimana fa ero in Palestina e Giovanna, una mia amica, sposata con un uomo palestinese, è stata cacciata da Betlemme, è riuscita a rientrare, per un mese, ma per quante altre volte ci riuscirà?

Lettere a Samira (5) di Yassin Al-Haj Saleh

Una musica che vorrebbe calmare, ma che a me fa sentire una strana ansia, mista ad angoscia. Parole ripetute come fossero un’ossessione, come le parole delle lettere a Samira che leggo ogni settimana come se fossero rivolte a me, come se fossero rivolte a tutte le donne del mondo, con la speranza che non siano rivolte a nessuna.
Can I even speak?
Are you something more?
I am a mirror
I’m dreaming bigger
Set up into my dreams
A part of you will

Catalunya. Si vuole rompere un rapporto immodificabile di Angelo Miotto

In questa canzone Los Prisoneros parlano di indipendenza in Chile. Un’indipendenza culturale rispetto alle idee occidentali di mondo, sottolineando i “capricci” dell’Europa e degli Stati Uniti.
Si la cultura es Europa, la cultura es lo caro
Pues yo quiero entenderme con la gente 
No quiero ver tu pelo pintado de verde 
Si la moda es Europa, si la moda es lo caro
Yo quisiera entenderme con la gente

Grand Hotel Pristina di Giovanni Vale e Jack Davies

Non ho resistito, quando c’è un hotel e c’è della musica, c’è solo lui, lo Stupido Hotel che mi ricorda la mia giovane età, quando si ascoltava la musica dalla cassetta e si riavvolgeva con la penna.
Ora che sono Ora che sono qui
In questo stupido stupido hotel
E non sei qui con me
Tutto mi sembra inutile
Tutto mi sembra com’è
Farmi la barba o uccidere
Che differenza c’è?

Vukovar, due passi nel passato ancora presente Testo di Martina Napolitano, Marco Carlone e Simone Benzzo; foto di Marco Carlone

Leggendo questo bellissimo contributo corale, una parola ha iniziato a girarmi in testa: memoria.
Su questa mi sono messa a cercare e Barbra Streisand ha fatto il resto.
All alone with the memory
Of my days in the sun
If you touch me,
You’ll understand what happiness is
Look, a new day has begun

La matita di Enrico Natoli

L’amico che ti sorriderà.



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