Una pace troppo precaria

In prima pagina, 10 anni fa

di Alice Facchini

Cosa succedeva oggi, dieci anni fa? Quali erano le notizie che occupavano le prime pagine, che ci scuotevano, che ci indignavano? E come sono andate a finire?

Questa rubrica ha l’obiettivo di nuotare controcorrente rispetto a un imperativo fondamentale del giornalismo contemporaneo: la velocità. Le redazioni oggi si muovono meccanicamente su un ritornello costante: produrre notizie, produrle in fretta, produrne di più.

In questo spazio, invece, ci concederemo il lusso di riaprire i vecchi giornali impolverati, ritornare indietro nel tempo e riscoprire un’attualità non più attuale, un’urgenza non più impellente, un presente ormai passato. Analizzeremo l’andamento delle storie, come si sono trasformate e, soprattutto, cosa sono diventate oggi.

È il 23 gennaio 2008. Siamo a Goma, al confine tra il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo, nel cuore nero del continente africano.

Qui, da dieci anni, si stava consumando un conflitto che per proporzioni è stato definito “la guerra mondiale dell’Africa”.

Cinque milioni e mezzo di vittime, otto nazioni coinvolte e circa 25 gruppi armati. L’obiettivo è la conquista delle abbondanti risorse naturali del Congo: cobalto, oro, coltan, uranio e diamanti.

Nel 2002 il conflitto si è formalmente concluso con la firma della pace tra Congo, Uganda e Ruanda, e con l’accordo tra il governo congolese, l’opposizione e i ribelli. Eppure le violenze continuano.

L’unica differenza è che nessuno ne parla più, i riflettori si sono spenti, il sipario è calato e ora le televisioni puntano le loro telecamere altrove.

Però il 23 gennaio 2008, a Goma, qualcosa si muove. I giornalisti riprendono in mano la penna e tornano a scrivere di questo paese ormai dimenticato. Infatti, dopo lunghi negoziati, il governo congolese è arrivato a un nuovo accordo con i ribelli guidati dal generale Nkunda e ha firmato un trattato di pace che, si spera, metterà definitivamente fine agli scontri. I politici si scambiano strette di mano, la popolazione balla nelle strade, mentre i guerriglieri festeggiano sparando in cielo, come se le pallottole fossero fuochi d’artificio.

Oggi sono passati esattamente dieci anni da quel 23 gennaio. Insicurezza alimentare, malnutrizione ed epidemie sono ancora all’ordine del giorno. Diversi gruppi ribelli e l’esercito governativo tuttora si scontrano in un’instabile groviglio di alleanze e opposizioni, che a volte sembra sfociare in un apocalittico tutti contro tutti.

E a rimetterci rimangono i civili, puniti con rapimenti, uccisioni, stupri di massa, distruzione di case e di interi villaggi, quando vengono sospettati di aver “collaborato” con la fazione nemica.

La pace di Goma è ormai un ricordo lontano: la tregua è durata solo pochi mesi, finché il generale Nkunda non ha deciso di tornare alle armi.

Oggi Nkunda è stato arrestato ed è indagato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, ma al suo posto ci sono tanti altri signori della guerra pronti ad arricchirsi (e fare arricchire paesi stranieri e grandi multinazionali) con gli enormi guadagni delle miniere.

Intanto, il reddito medio pro-capite rimane uno dei più bassi al mondo (485 dollari all’anno), il paese è al 176° posto su 188 per indice di sviluppo umano e un bambino su 10 muore prima dei 5 anni di età.



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