La fiera della paura

Di campagne elettorali e visioni sociali di un’Italia smarrita

di Christian Elia

Ieri, sul quotidiano la Repubblica, è stato pubblicato un articolo che riassume l’incontro con la cittadinanza dell’attuale ministro degli Interni italiano, Marco Minniti, a Vallefoglia, nel pesarese.

Un articolo che riflette un’intera strategia della comunicazione, che spiega molto bene Minniti e quella zona d’ombra nella quale, da tempo, si muove il Partito Democratico e che punta di base, come unico programma elettorale, a spaventare.

Perché una classe dirigente che si prende il merito di ‘aver previsto Traini’, in riferimento all’attacco portato dal militante di estrema destra a persone inermi, colpite da un auto in corsa, a Macerata, è un trucco.

Un trucco che ricorda i venditori ambulanti del passato, gli ‘uomini dei sogni’ di certe fiere di paese, capaci di rabbonire platee sempre più povere di strumenti con l’idea di essere la soluzione ai guasti della società, di rappresentarne il male minore.

Ecco che all’inerme cittadino viene paventato uno scenario da Far West: o votate me/noi, o avrete il caos. Perché se hai ‘previsto Traini’, stai in buona sostanza dicendo che è ‘normale’ che prima o poi arrivi Traini se ‘non fermiamo l’immigrazione’.

Così la realtà si disunisce, la reazione diventa azione, in uno scollegamento totale tra realtà e racconto della stessa.

Allora è assodato, per Minniti, che i cambiamenti storici delle società, il suo muoversi e mutare, non può che generare o ‘invasioni’, o ‘vendette’, riducendo la comunità a una giungla inquieta.

Una giungla che Minniti ha affrontato di petto, andando fin nell’Africa profonda, per incontrare esotici ‘sultani dei Tuareg’ che, molto più grati di noi verso l’indomito Minniti, addirittura lo ringraziano di aver redento il figlio.

Passando per la figura indistinta del ‘grande investitore’ straniero, che non ha nome, in quanto categoria dello spirito, che rende merito al prode Minniti di aver cambiato l’Italia, grazie alla sua guida illuminata, al punto che ora il ‘grande investitore’ si fida di un paese come l’Italia.

Siamo davvero a un punto di non ritorno. Il Pd ha un unico discorso pubblico con il quale continua a spaventare gli elettori: l’unico voto utile è questo, l’alternativa è peggio.

L’attacco di Macerata è razzista, ma in fondo dobbiamo capire questa esasperazione, il flusso di migranti va bloccato all’origine, a qualsiasi costo, anche quello di ricoprire di denaro tutte le bande conosciute e di rendersi complici di una violazione di massa dei diritti umani.

Sembra di assistere a una sorta di eutanasia della visione sociale e solidale della società. Bisogna accettare tutto questo, perché altrimenti è peggio. Ma questo è un gioco pericoloso, che produce società pronte ad abbassare, ogni giorno, l’asticella dell’etica.

Mai come adesso bisogna essere pronti a reagire, a dire che nessun Traini è prevedibile, perché è semplicemente inaccettabile, che le soluzioni bisogna cercarle senza uscire da un perimetro di umanità che, una volta passato, non torna più indietro.

Se nella fiera della politica si lascia il discorso solo agli imbonitori e ai venditori di odio, la previsione possibile è quella di una società sempre più pronta ad accettare qualsiasi deriva di coscienza.

E nessun voto sarà utile, se serve per governare una società che se non muore di paura, si ammala di terrore.



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