Coma Quando Fiori Piove

Coma quando fiori piove, di Walter Leonardi e Carlo G. Gabardini, con Walter Leonardi, Flavio Pirini, Alice Redini e Paola Tintinelli. Dal 10 al 15 Aprile, Teatro Elfo Puccini, Sala Fassbinder, Milano.

di Gabriella Ballarini

Si entra in sale e il palco è abitato, dalle luci, dalle poltrone e dai transiti del tempo. Un tempo presente di saluti agli spettatori e chiacchiere, la musica canticchia in sottofondo come fossimo protagonisti, tutti, di una festa popolare.

Riprendendo il titolo di un altro spettacolo di Leonardi “fondamentalmente avevamo voglia di vederci”, così è parso alla prima di Martedi 10 Aprile, che ci fosse una gran voglia di vedersi, di incontrarsi e chiacchierare del tempo che passa e della vita e della morte.
Il protagonista diventa grande in un tempo piccolo, sincopato, fatto di gong, di tiri che fanno cadere, di cadute che insegnano a rialzarsi. “Stavo per gettare la spugna”. In quello “Stavo per….” ci siamo tutti, tutti in fila a rimettere insieme i tempi del tempo passato.

In un autogrill si accende la commedia della vita, cercando di capire perché facciamo le cose, senza forse mai capirlo fino in fondo. In un dialogo con Dio ed altre candide divinità, si indaga l’esistente, ridendo qua e là, facendo silenzio, attendendo il riscatto del protagonista.

Walter Leonardi, nei panni di un cinquantenne spettinato, regala una performance carica di dolce nostalgia, accusato di scoprire troppo i suoi sentimenti, di abbassare la guardia, si stropiccia il viso e ci fa ridere ed entra nell’età adulta in una corsa, una rincorsa, uno scontro, un ripetersi di copioni peggiorativi reiterati all’infinito: “la vita non è fatta per gli umani”.

E poi l’amore bello, quello della mano nella mano, dei Cure e della danza del non capirci niente, che i petali piovono dal cielo, che i fiori sono la neve e noi, per un istante, ci innamoriamo dell’idea dell’amore. E ridiamo ancora, quasi fosse un riflesso. Ci specchiamo negli attori e riconosciamo le tenerezze perdute.

Durante la festa di compleanno più triste del mondo, cerchiamo di aggrapparci a quei mobili immobili, all’idea di cambiare, alla paura di cambiare, alla malinconia di cambiare, al non voler cambiare.

Ma è Paola Tintinelli, quando si fa madre, che ci fa sciogliere in lacrime, commossi e sicuri che sì, sei proprio tu, la più bella del mondo. Fragile e intermittente, di nuovo stretto tra le mani, anche questo amore ci trascina e ci lascia andare in volo, con ali forti e bianche e immense.

Quando finisce lo spettacolo, vorremmo forse una spiaggia più grande, un sole più caldo, un orizzonte più ampio.



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