L’oracolo della triade Letta-Visco-Saccomanni ha avuto vita breve, come quella di una farfalla. Neanche il tempo di dire: “La ripresa è in vista, siamo a un passo dalla ripresa”, che arrivano i dati aritmetici a smentire e tarpare le ali di parole vuote che hanno il ruolo, più che altro, di distogliere l’attenzione dalla crisi, gravissima, di governo e del sistema Italia.
di Nicola Sessa, da Berlino
Per l’ottavo trimestre consecutivo, cioè due anni, il prodotto interno lordo italiano arretra. La recessione abbatte a colpo continuo l’economia italiana. Anche l’agricoltura, che generalmente resiste alle sabbie mobili della stagnazione economica, ha visto – dopo un anno – il segno meno. La recessione sta dunque sfondando ogni record perché contrariamente alle previsioni dell’oracolo lettiano, i prossimi trimestri non fanno scorgere nessuna prospettiva di crescita. Il tetto del debito al 127 percento non si vedeva dai tempi di Benito Mussolini: era il 1924 e poi a tutti è nota la strada seguita dall’Italia fascista. Non solo, S&P ha già declassato a BBB il debito italiano con outlook negativo e la previsione di un fabbisogno di raccolta per i rimanenti quattro mesi di una cifra mostruosa pari a 123 miliardi di euro che, come calcolato da Bloomberg, corrisponde al fabbisogno di Croazia, Lussemburgo, Estonia, Lettonia e Cipro messi insieme.
I numeri sono numeri e non sono oggetto di giochi di prestigio cui è obbligata a ricorrere la politica in affanno. Si dirà che, tutto sommato, le aste stanno andando bene e che i tassi d’interesse si mantengono bassi: addirittura e nonostante la crisi innescata dalla sentenza Mondandori lo spread con i titoli tedeschi è in area 250. È calma, calma apparente. I più illustri commentatori ignorano – non si sa a che pro – il fatto che, oltre alla rete seppur fragile (va provata sul campo con uno stress test) della Bce con tassi bassi e Omt pronto a scattare, la vera cappa soporifera che tiene a bada e addormentati i tassi dei paesi mediterranei, sono le imminenti elezioni tedesche che si terranno il prossimo 22 settembre. Tutti stanno ad aspettare chi vincerà la corsa alla Cancelleria e di conseguenza il tasso di aggressività dei terminali della Bundesbank nella sala comandi della Bce.
Ecco, di tutto questo bisognerebbe parlare, tenere la guardia alta e non cedere anche l’ultimo round al dialogismo sordo imposto dalla schiera – costituzionalmente analfabeta – che circonda Berlusconi e i suoi alleati del governo Letta. Invece no, siamo paralizzati dai sonagli di serpenti e dalle grida delle aquile, come ipnotizzati e sprofondati in un sonno ebete. L’Europa ci richiama ancora nel mondo reale: riformare un paese che sembra sostanzialmente irriformabile.
