Ungheria, il fiorino tra Unione europea e Turchia, mentre fuori si annuncia un lungo inverno
[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/12/1482358_10201544698914098_328256574_n.jpg[/author_image] [author_info]di Alessandro Grimaldi, da Budapest. Scrivo e mi appassiono qui, a Budapest, perchè da 150 anni è il posto dove in Europa ci si annoia meno. Tiene il blog Live in Budapest [/author_info] [/author]
4 febbraio 2014 – Sono ormai due – tre anni che, dicono per scadenze tecniche, il fiorino scivola pericolosamente nei confronti delle monete forti nei giorni della merla, quando le temperature finalmente si abbassano, il cielo è grigio su e giù, cala la neve e l’inverno diventa inverno.
E’ così che ieri tornato dopo un viaggio triste e improvviso in Italia la prima cosa che faccio è cambiare qualche euro e caccio un rotolo di banconote di euro legate con l’elastico perché l’ho visto fare nei film. Dice portfolio.hu che è tutta colpa della Turchia, e la Banca di Turchia era sotto pressione, ha repentinamente alzato i tassi e questo ha destabilizzato un po’ tutte le monete dell’area. Il fiorino debole, perché tutti vogliono ua moneta debole, ha vacillato e ha perso qualche punticino. Toccando i 310 fiorini per un euro. l’Ungheria si scopre cugina della Turchia e certo Orban ed Erdogan han studiato insieme da giovani, si stimano e vanno a far merenda insieme, anche se non so se Orban è il padrino di battesimo di uno dei nipoti di Erdogan.
Mentre torno a casa per le fredde strade del quartiere mi sovviene per la mente il nome di G.
G. è una delle persone a cui voglio più bene a Budapest. E’ uno di quelli che quando mi incontra mi fa capire che è davvero contento di vedermi e poi è un bravo ragazzo ed è sempre pieno di donne e capita che qualcuna te la presenta pure. Ha studiato slavistica all’università, ceco e croato, è stato qualche anno in Turchia tra università ect. e ogni tanto posta in turco e compare in foto di giovani feste tra giovani turchi e giovani turche.
Gli voglio bene perché una volta non fece che lodarmi per aver usato il verbo giusto per dire pareggiare la barba. Un ungherese dice veritare la barba. Gli voglio bene perché una volta una domenica di maggio con la mia ragazza lo incontrammo al Fringe festival, quando il Millenaris Park era ancora un park e non un organo politico. Com’era lo spettacolo?, divertente, feci io, il protagonista era pagliaccioso (e non faceva il pagliaccio). Sfido chiunque dopo a conoscere la parola pagliaccio (bohoc) e saper dire fare il pagliaccio (bohockodik). Non fece una piega. Pagliaccioso, ah bene. Uh interessante.
Pagliaccio è una parola che conoscevo già bene, bohoc, per il pagliaccio italiano dell’infermiera teutonica Paolo Villaggio in Pappa e Ciccia, e per il pagliaccio con cui appellavano almeno miei cari conoscenti l’ex premier socialista Gyurcsàny Ferenc. Per gli amici Feri.
Allora ho finto di non scompormi più di tanto quando appena il 200E è uscito dall’aeroporto non ho fatto che vedere sotto il cielo grigio della settimana della merla sempre lo stesso cartellone, grande e grandissimo, un cartellone elettorale, che il 6 aprile si avvicina, ma un cartellone elettorale curioso assai, i tre leader della nuova unione di centro-sinistra (che qui per motivi climatici proprio non si può chiamare Ulivo), che reggono sul petto un cartello con i loro nomi e dietro delle linee orizzontali, insomma tipo foto segnaletiche, tipo i soliti sospetti….
E una bella scritta su sfondo rosso “Hanno già dimostrato cosa sono capaci di fare (l’ungherese ha una sottile ironia). Non dargli altre possibilità”. E dietro di loro un pagliaccio, tipo il pagliaccio del Macdonald, maestria surrealista. E neanche una firma, non dico Fidesz, il partito diciamo di destra, o che so, solo galeotti e pagliacci, così è, un dato di fatto. Solo a sera tardi, camminando per le fredde strade del distretto, vedo l’ennesimo manifesto di pagliacci e galeotti e in fondo a sinistra grigio scuro sullo sfondo nero un oscuro sito internet, movimento civile, illeggibile se non a bambini e sardi. Orban è già in vantaggio, ma se vincerà regali un paio di Macdonald all’ideatore di questa campagna..geniale a dir poco…
