Q Code Stories

È il nuovo prodotto digitale di Q Code Mag. E senza pudori: sarà il primo esperimento per affrontare la nostra sostenibilità, perché sarà a pagamento in download. Sono Storie. Che ci attraggono, da sempre. Sono nelle notizie, ma non tutte fanno notizia, eppure tutte sono ricche di contraddizioni e di portato di una realtà che ci attraversa ogni giorno, senza dimenticare i giorni di ieri che fanno memoria e curiosi di sapere, di come andrà a finire.

di Angelo Miotto

 

Ci siamo. Oggi presentiamo il numero zero del nuovo prodotto editoriale di Q Code Mag. Come si chiama? Q Code Stories. Una piattaforma che riunirà ogni singola #Issue, numero, che verrà presentata al pubblico in tre lingue (quindi anche in inglese e spagnolo) e in download a pagamento con una cadenza che sarà di un numero/mese, almeno all’inizio.

Si chiama così, ma noi lo abbiamo chiamato, nelle riunioni di redazione, anche ‘e-single’ e ‘monografico’ e spiegare il nostro lessico familiare è senza dubbio utile per aggiungere alcune notizie su questo nuovo strumento.

E – single: lo abbiamo codificato così perché ci siamo ispirati al successo che alcuni anni fa cominciarono a registrare questi formati, cioè e-book brevi massimo 30mila battute con argomenti circoscritti. E allora abbiamo pensato che, a regime, saranno più interessanti più Q Code Stories su argomenti diversi che un unico mensile, anche ricco, che rischia però di diventare troppo velocemente uno strumento che più che far piacere risulti una vocina insopportabile di una cosceinza in debito di tempo rispetto al nostro vivere quotidiano.
Le battaglie per ritrovare il tempo che ci hanno sottratto si combattono, soprattutto senza rompere l’anima ai propri lettori; niente beffa, insomma, oltre al danno.

‘Monografico’: quando abbiamo cominciato a chiamarlo così, mi sono reso conto, era perché la dicitura ‘e-single’ era digerita sul formato, ma sbagliata come cornice che difficilmente accoglie la multimedialità che noi andiamo predicando e cercando, pubblicando. Troppi gerundi, chiedo venia.
Monografico significava però molto per tutti i collaboratori: significa tecnicamente un pezzo principale, una storia, in diversi linguaggi o techiche, dal reportage alla narrazione pura, all’intervista, che vada a guidare altri due o tre interventi o articoli più brevi che ben si intreccino con il cuore del nostro singolo numero in questione.

Il Numero Zero, qui potete navigarlo, è tecnicamente un long form, è responsive, cioè si adatta a tutti gli schermi dei diversi device mobili, ha quel meccanismo che piace tanto oggi – e paice molto anche a noi, beninteso – che è l’uso della parallasse, lo scorrimento delle foto in copertina ne è un esempio. Poi abbiamo voluto uno Zero che dimostrasse accuratezza nello scrivere e un occhio fotografico di eccezione. Per questo vedrete nel Numero Zero il reportage, la narrazione, di Nicola Sessa e gli  scatti di Gianluca Cecere. Lo sviluppo è costato una gran ricerca e diversi tentativi. È nelle mani di Katia Marinelli, mentre la grafica, come il nostro logo, è opera di Cecilia Di Gaddo.

Sarà un prodotto nuovo, che affiancherà il sito, ma che non sarà aperto. Verrà chiuso da una password e messo in download direttamente dal nostro sito, senza aprire meccanismi di app piuttosto onerose da sviluppare e che, tutto sommato, non sono lo strumento che abbiamo pensato come il migliore per noi.

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Uno strumento agile, ma complesso. Una pezzatura sufficiente per essere sicuri di avere lo spazio di raccontare a fondo. Delle caratteristiche tecnologiche che ci lasciassero sereni sul fatto di poter coniugare i diversi linguaggi, e le grammatiche, perché il racconto delle Storie sia ricco, generoso nel dire, con una verifica spietata di fonti, contenuto, forma e stile.

Leggetelo, guardatelo, cambierà, ma l’ossatura è questa e ci permetterà di affrontare quello che ci è piaciuto sempre fare: raccontare storie. Che sono dentro le notizie e che non tutte lo diventano, notizia. Ma quanta eccezionalità c’è in quel signore o in quella ragazza, o nei ricordi di quel vecchio che incociamo ogni giorno, o quella sola volta nella vita.

Ecco, mi sono preso qualche rigo in più del previsto per dirvi: provatelo. Sarà da sistemare, ci saranno particolari da aggiustare. Ma provatelo e venite sulla nostra pagona facebook o twitter per dirci che ne pensate.

Sono ore di grande energia che scorre nei nostri pensieri, dopo aver toccato con mano al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, la forza di tante testimonianze, di tanti sogni e desideri, di denuncia e sistemi di difesa. Storie, tante storie nelle quali siamo riusciti a lasciare anche la nostra, presentando questo prodotto che vedete in anteprima.
Leggetelo, digeritelo. E fatelo girare, perché dalle critiche non c’è che da imparare.

Inutile nascondere a chi ci conosce e a chi ci legge per la prima volta, che oggi sarà uno di quei giorni dove avremo uno strano sorriso sulle labbra, che è quello della soddisfazione di essere arrivati finalmente ad avere a disposizione lo stumento che ci permetterà di giocare una parte importante della partita del nostro futuro. Nostro. Dei lettori e di chi scrive e pensa il giornale.

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