di Elena Esposto
Il 19 giugno 1944 nasce a Rio de Janeiro Chico Buarque de Hollanda. Dopo questa affermazione immagino che ora mi toccherà spiegarvi chi è Chico Buarque. Domanda difficile che richiede un affatto facile risposta.
Chico Buarque è uno dei cantautori, poeti e scrittori più importanti del Brasile. Ma già, la mia opinione non conta anche perché lo adoro, non potrei dire niente di diverso.
Ve lo voglio raccontare in modo un po’ diverso, alternando alcune delle mie preferite tra le sue canzoni e concludendo con quello che i suoi colleghi e amici hanno scritto di lui in occasione dei suoi 70 anni.
Chico nasce a Rio ma cresce a São Paulo dove il padre, Sérgio Buarque de Hollanda, noto storico e giornalista, lavorava come direttore del Museo Ipiranga. Nel 1953 Sérgio viene invitato a dare lezioni all’università di Roma e vi si trasferisce con tutta la famiglia.
Al momento della partenza per l’Europa Chico lascia un biglietto d’addio alla nonna che diceva: “Nonnina, tu sei molto vecchia e quando tornerò non ti vedrò più, ma io sarò un cantante di radio e tu potrai accendere la radio del Cielo, se avrai nostalgia”.
In Italia vive in un contesto intellettuale, la casa dei suoi genitori è un via vai di artisti tra cui il famosissimo Vinícius di Moraes.
Tra il 1956 e il 1957 inizia a scrivere le prime canzoni ma sarà nel 1959 che comporrà Canção dos olhos, quella che considera la sua prima vera canzone.
Secondo la sorella Miúcha in quell’epoca il suo sogno era “cantare come João Gilberto, fare musica come Tom Jobim e scrivere testi come Vinícius de Moraes”.
Nel 1960 torna in Brasile e nel ’61 appare per la prima volta sui giornali, sulla pagina della cronaca, per aver rubato una macchina insieme ad un amico!
La sua prima vera apparizione in pubblico nel mondo della musica avviene nel 1966 quando vince il Festival de Música Popular Brasileira con A banda, interpretata dalla cantante Nara Leão.
Nel frattempo in Brasile sono avvenuti i fatti dell’aprile 1964 che portano al potere i militari. Nel 1968 Chico partecipa ad una manifestazione di studenti, artisti ed intellettuali che protestavano contro la dittatura.
Braccato e minacciato nel 1969 decide di auto-esiliarsi in Italia, luogo dove aveva trascorso anni felici durante la sua infanzia. Tornerà in Brasile nel 1970.
Durante gli anos de chumbo non smette di combattere la dittatura con la potente arma delle parole, scrivendo canzoni dense di significato che verranno puntualmente censurate. Una per tutte: Calíce.
Chico è un grande poeta, sa dipingere con le parole gli anni duri della dittatura così come sa rendere immagini romantiche e profonde. È un maestro nell’uso delle parole e i suoi testi sono di una liricità incredibile.
Scrive Edu Lobo, compositore e suo grande amico:
“Io ho sempre interferito molto nei testi dei miei compagni di lavoro, chiedendo di cambiare le parole. Con Chico non lo ho mai fatto in tutta la vita. Non ho mai dovuto chiedere nulla perché lui è ossessivo, scrive e riscrive. Io mi creo un’aspettativa e generalmente mi arriva un testo migliore di quello che mi aspetto”.
Ma è anche l’uomo del samba leggero, più ancorato alle radici, più spensierato…
Le sue canzoni vengono ascoltate da vecchi e giovani, generazioni divise da decenni vengono unite dalla sua musica. Come ebbe a dire Djavan “Chico è l’ambasciatore della musica brasiliana”.
Per terminare vi lascio con il frammento di un testo che Ruy Guerra, cineasta e drammaturgo, ha scritto per l’Estado do São Paulo in onore del suoi 70 anni e con un’ultima canzone, la mia preferita in assoluto (interpretata da Gal Costa)!
“Amico, e forse più che tutto il resto: ammiro qusto tuo coraggio da Geraldo senza-paura che hai per la vita, fin da giovane (e so quello che sto dicendo) poi da uomo fatto, ora non più così giovane per chi crede nei numeri, sempre intero nel sempre del quotidiano, corpo e anima in questa cosa di essere brasiliano e di non fuggire dall’esserlo. Immergendoti ogni ora sempre più in profondità nelletue convinzioni, senza farne sfoggio e senza sbandierarlo, senza dubbi amletici, fastidi o latte versato sulla giornata. Ammiro, ammiro e ammiro”.
.
Sosteneteci. Come? Cliccate qui!

.
.
