Nevica d’Agosto

Un documentario alla scoperta della Valpolicella. Tra ville antiche e meravigliosi vigneti, con un occhio alla “negrarizzazione”

[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/11/Andrea-Cardoni.jpg[/author_image] [author_info]di Andrea Cardoni, @andrecardoni. Andrea Cardoni è responsabile comunicazione Anpas Nazionale. Ha pensato e raccontato, con video, foto e cose scritte, storie e tante care cose dei villaggi rurali della Tanzania, dei terremoti dall’Aquila all’Emilia, di un partigiano che ha più di 100 anni che si chiama Garibaldo e di suo nonno Remo.[/author_info] [/author]

10 agosto 2014 – Ci sono cose che spesso uno le pensa quando è in viaggio, in un altro posto, quando ha il tempo per imparare delle cose nuove o per accorgersi di quelle vecchie, quando conosce persone che sanno cosa mangiano e una di queste cose che mi è venuta da pensare, spesso quando sono in Africa, è che mi sento gli occhi grandi e questo pensiero ce l’ho sia quando succedono le cose belle, sia quando ne succedono di meno belle. Ma è un modo per dire che in qualche modo mi è cambiato il mondo e lo sguardo è nuovo. E sentirsi gli occhi grandi è un pensiero che ogni tanto faccio anche su altre persone, anche se poi non glielo dico che hanno anche loro gli occhi grandi.

Non l’ho detto, ad esempio, a Luca e Lucilla quando mi hanno raccontato che stanno finendo di fare un documentario che si chiama Nevica d’Agosto e che parla della Valpolicella, del vino e del cementificio che c’è lì e che secondo me si sono fatti venire gli occhi grandi a forza di andare a conoscere le persone che vivono lì, i posti dove si sta costruendo e gli abusi che si stanno facendo, il cambiamento che stanno proponendo i collettivi e i comitati contro il cementificio, del contrasto tra scempio e bellezza, dell’anomalia di una piega in un paesaggio bellissimo e dell’alternativa possibile.

 

Nevica d'agosto

 

Luca Martinelli fa il giornalista per Altreconomia e ha scritto libri che si intitolano Salviamo il paesaggio e Le conseguenze del cemento. Lucilla Tempesti fa la regista e fa parte di Nuvolanove. E Luca era andato in Valpolicella per partecipare ad un incontro con i comitati dove si parlava di quel posto sia come un bel posto, dove ci sono belle ville antiche, un bel paesaggio, dove si fa il vino buono e le ciliegie, ma anche di un posto dove si sta costruendo, dove c’è un cementificio e dove c’era il rischio di farlo diventare un coinceneritore di rifiuti e che oggi si stanno sbancando anche le colline per far posto a sempre più nuove vigne. E per raccontare questa cosa c’è una parola che è “negrarizzazione” che la Treccani dice che si tratta di un neologismo, nato nel 2008 e vuol dire: ”Urbanizzazione speculativa, e al di fuori di ogni controllo, del territorio compreso nel comune di Negrar, in provincia di Verona.

Luca mi ha raccontato che il giorno dopo quell’incontro era stato ad un corso di viticoltura biologica con sessanta viticultori, molti dei quali erano ragazzi, e che era rimasto colpito di quello che aveva detto un signore che si chiama Zeno Zignoli, titolare di un’azienda a Fiumana, che diceva che gli bastava coltivare quei due ettari di vigneto per produrre quel vino che è sufficiente per lui e per la sua famiglia.

Zeno Zignoli che dice che «il vino è quello che tu ti sei sudato durante tutto l’anno, è quello che tu hai portato in cantina ad ottobre, è quello che tu hai seguito, hai sperato, hai guardato: il vino è la miglior interpretazione che abbiamo dato a quest’annata. Il vino è una spremuta della terra».

Poi Luca è tornato a casa con il vino di questo signore e mentre toglieva la cera lacca per aprirlo ha chiamato Lucilla e le ha raccontato queste cose «e il progetto é nato quando ci siamo resi conto che dalla resistenza dei viticultori si era passati al costruire all’alternativa» dice Luca.

E il progetto di Luca e Lucilla ha seguito i tempi del vino e della terra che hanno raccontato: raccontare una storia lunga, complessa, prendendosi il lusso di non farne un documentario estemporaneo e di dedicarsene nel tempo del susseguirsi di quattro stagioni e farsi venire i dubbi ascoltando comitati e associazioni che, ad esempio, si incontrano ogni lunedì da cinque anni, ascoltando «le tipiche persone che si sono mosse perché qualcosa ha mosso la loro comunità e lo hanno fatto con un progetto di crescita condivisa di quella comunità». E non hanno voluto finanziarlo dai comitati o da enti pubblici: lo stanno facendo con il crowdfufing cercando di coinvolgere le singole persone (è possibile continuare a sostenere il progetto)

«Nevica d’Agosto è un bel titolo, un po’ provocatorio. Noi ci auguriamo che ad agosto faccia un gran bel sole in Valpolicella. La neve la vogliamo d’inverno, quella vera però» e a dirlo è un signore che si chiama Pieralvise Serego Alighieri, pronipote del Sommo Poeta e che sta conducendo la battaglia con un’associazione che si chiama Salvapolicella.“A Fumane nevica anche d’estate!”è stato il titolo di un articolo, pubblicato negli anni Sessanta dal quotidiano veronese “l’Arena”, che raccontava che in pieno agosto, i tetti della Valpolicella si erano coperti di neve artificiale: la cenere prodotta dal cementificio di Fumane.

«Sono nata e vissuta a Milano e il fatto di dovermi soffermare su queste storie mi ha costruito un occhio diverso, un occhio che non avevo mai applicato alla telecamera». E questa cosa che dice Lucilla mi dà la sensazione che quello che stanno raccontando loro, Luca e Lucilla e tutte le altre persone che sono lì in Valpolicella, Zeno Zignoli, il pronipote di Dante Alighieri, ecco loro, secondo me, si sono fatti venire gli occhi grandi.

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