Morire di aborto

In Brasile una legislazione proibizionista causa pratiche clandestine con migliaia di vittime

[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/11/1015058_4778608114201_571572631_o.jpg[/author_image] [author_info]di Elena Esposto. @loveSleepless. Nata in una ridente cittadina tra i monti trentini chiamata Rovereto, scappa di casa per la prima volta di casa a sedici anni, destinazione Ungheria. Ha frequentato l’Università Cattolica a Milano e si è laureata in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Ha vissuto per nove mesi a Rio de Janeiro durante l’università per studiare le favelas, le loro dinamiche socio-economiche, il traffico di droga e le politiche di controllo alla criminalità ed è rimasta decisamente segnata dalla saudade. Folle viaggiatrice, poliglotta, bevitrice di birra, mediamente cattolica e amante del bel tempo. Attualmente fa la spola tra Rovereto e Milano[/author_info] [/author]

27 settembre 2014 – Dal codice penale brasiliano, Titolo Uno (crimini contro la persona), Capitolo Uno (crimini contro la vita).

Articolo 124: “Aborto causato dalla gestante o con il suo consenso, pena di detenzione da uno a tre anni”.

Articolo 126: “Provocare l’aborto con il consenso della gestante, pena di reclusione da uno a quattro anni”.

Articolo 127: “Le pene contemplate nei due articoli anteriori sono aumentate di un terzo se, in conseguenza dell’aborto o dei mezzi utilizzati per provocarlo, la gestante soffre di lesioni fisiche di grave natura; e sono raddoppiate se, per qualunque di queste cause, ne sopravviene la morte.

L’articolo seguente afferma che non è punito l’aborto praticato dal medico e stabilisce le condizioni per un aborto legale, ovvero nel caso in cui la vita della madre sia in pericolo o nel caso in cui la gravidanza sia frutto di uno stupro.

 

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Nonostante questa legislazione così severa il Ministero della salute un numero compreso tra le 759 mila e 1,25 milioni di donne si sottopongono a questo trattamento ogni anno. Di queste almeno 250 mila muoiono per infezioni o perforazioni accidentali degli organi vitali.

La pratica dell’aborto clandestino avviene spesso in condizioni igieniche assolutamente inadeguate. Sempre secondo statistiche ufficiali, almeno 1/3 delle donne che si recano in cliniche clandestine sono costrette poi a cercare aiuto in ospedali convenzionali.

Una ricerca recente fatta dalla Univerdidade Estadual do Rio de Janeiro e pubblicata dalla testata nazionale Globo afferma che circa 67 mila aborti clandestini sono stati praticati nel 2013 nel solo Stato di Rio de Janeiro, uno dei più piccoli della federazione.

La stessa Amnesty International ha pubblicato una nota ufficiale in seguito alla morte di Jandira Magdalena dos Santos Cruz, di 27 anni, e Elisângela Barbosa, di 32, a causa di abotri clandestini praticati nella periferia di Rio de Janeiro.

Secondo l’agenzia di difesa dei diritti umani “trattando l’aborto come una questione criminale il Paese finisce per spingere ai margini dell’insicurezza donne che necessitano di questa pratica per le ragioni più svariate”. Questo problema dovrebbe invece essere trattato come un fenomeno di salute pubblica e andrebbe considerato come tema cruciale di discussione, sopratutto in questo momento elettorale.

Ma il problema sta proprio qui. A parte poche e sporadiche campagne o iniziative a favore della legalizzazione dell’aborto questo tema non appare nell’agenda pubblica dall’ultima tornata elettorale nel 2010, quando sembrò apparire lo spiraglio di una speranza.

Esiste però uno strato di società fortemente conservatrice e moralista, specialmente quella legata alle chiese neopentecostali, che rifiuta l’aborto come un crimine contro la persona oltre che come un peccato contro Dio.

E lo scenario politico attuale non promette nessun passo avanti.

Con l’entrata in scena di Marina Silva come candidata presidenziale del PSB dopo la tragica morte di Eduardo Campos, deceduto in un incidente aereo il 13 agosto, appoggiata da una forte maggioranza evangelica, e la presenza di altri candidati legati ai movimenti neopentecostali sia a livello nazionale (come Anthony Garotinho, canditato governatore per lo Stato di Rio de Janeiro) che a livello di Parlamento federale, la situazione appare davvero nera.

Se la discussione non emergerà con forza a livello non solo sociale ma anche politico non si otterranno risultati in questo campo.

E ancora migliaia di donne saranno condannate a morte in nome della difesa della vita.

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