LA PEPERONATA: IL VIAGGIO

Un misto di Peperoni, suggeriti dai lettori di Q Code, ogni mese con un tema diverso. Qui le istruzioni.

di Alice Bellini
@A_Clem_Bellini

.

8 ottobre 2014 – Il viaggio, interpretabile a gusto, lasciando che toccasse liberamente alcune corde dell’animo piuttosto che altre, lasciando che suggestionasse senza limiti, lasciando che la scoperta del Peperone che richiamava alla mente fosse, anch’essa, un viaggio. 

Questo, dunque, il tema della prima Peperonata, un po’ per celebrare il rientro dalle vacanze, ma anche per dedicare un pensiero a tutte quelle rotte che fino ad oggi hanno attraversato terre e mari senza sapere a che destino sarebbero andate incontro, ma nella speranza che fosse migliore della realtà da cui venivano. Viaggi che possono essere odissee, viaggi come fughe, viaggi che lasciano indietro il cuore, viaggi che invece lo lanciano al di là dell’ostacolo. Viaggi che pochi capiscono, troppo impauriti, troppo ottusi, troppo annebbiati dietro i loro schermi al plasma.

Ha cominciato Giacinto, con il suo “Cara Alice”. Ha cominciato Giacinto con la sua clip.

“Per me, per le scelte che hanno cambiato la mia vita, per quello che ho capito sarebbe diventata una necessità per sentirmi realizzato, è stato molto importante questo film”.

A gettare le orme della storia fu Jonathan Safran Foer, che scrisse le pagine di Ogni cosa è illuminata, reso film nel 2005 da Liev Schreiber che, contornandosi di un cast assolutamente impeccabile, attraversa i temi del ricordo e della memoria, della casa e delle radici, dell’introspezione e di ciò che la circonda, della storia ed dell’eredità, con quell’umorismo sarcastico e pungente, un po’ duro e canzonatorio che lo contraddistingue.

“Perché in ogni viaggio troviamo un pezzo di noi”, continua Giacinto, “in ogni frontiera superata capiamo qualcosa in più di noi stessi e degli altri, perché quando gli altri puoi chiamarli per nome, non riuscirai mai più ad averne paura”.

Perché in ogni viaggio scopriamo di essere uomini, uomini come tutti gli altri uomini, uomini come tutti gli altri uomini che hanno fatto la storia. Uomini che ricordano. Uomini che dimenticano. Uomini che scelgono. Nel passato, nel presente e per il futuro. 

Leo, invece, spiega come “quando penso al viaggio non posso fare a meno di considerare il suo opposto: la sosta, la fermata, l’interruzione dello spostamento temporale”. 

Ma chi l’ha detto che poi la sosta non sia, a suo modo, un viaggio? Chi l’ha detto che stando fermi non si possa esplorare tanto quanto muovendo passi in qualsivoglia direzione?

E continuando sull’onda di Giacinto: “È lì che succede tutto, lì si formano i ricordi e il viaggio prende significato”. Lì il viaggio davvero avviene, tocca meta, riparte.

“Quindi mi sovviene un film, che credo di essere l’unico al mondo a considerare un capolavoro”, continua Leo. Lo scambista, datato 1986 e firmato dall’olandese Jos Stelling.

Lo scambista

“Un commento semi-anonimo trovato su un sito internet riassume la mia opinione sull’opera: raro film, poetico e struggente nonostante l’estrema rozzezza del protagonista, abituato da anni di solitudine in uno sperduto posto di movimento in cui i treni fermano solo in caso di incrocio, che si trova a confrontarsi con una bellissima sconosciuta scesa per sbaglio. Lo scambista è un film d’amore assolutamente sui generis, ma altrettanto bello, i cui tempi sono scanditi attraverso l’alternarsi delle stagioni, i suoni e il mutare dei sentimenti, soprattutto dell’uomo”. 

Un film caratterizzato da movimenti statici, che permette allo spettatore di metabolizzare ogni cosa, renderla propria, e compiere anche lui, a suo modo, quel viaggio attraverso tempi e spazi apparentemente immobili, apparentemente insignificanti, apparentemente dimenticati e dimentichi.

Come ben continua Leo, “qui il tempo scorre, ma lo spazio è immobile e il viaggio è quello interrotto dalla donna col cappotto rosso, che sconvolgerà le vite dei due protagonisti, con un finale che mostra la pochezza del mondo maschile e l’immensità di quello femminile”. 

Ho particolarmente apprezzato le due chicche che il nostro amante de Lo Scambista ha tenuto a sottolineare. La prima è “l’infelice titolo italiano, che si presta a facili doppi sensi e fraintendimenti, ma che in realtà di riferisce ad un addetto agli scambi dei binari ferroviari”, ma l’Italia è famosa per storpiare dialoghi, titoli e quant’altro al momento della trasposizione in lingua, dunque, purtroppo, non mi stupisce. La seconda è la “magistrale fotografia che sottolinea il cambio delle quattro stagioni, affidata a quattro diversi direttori della fotografia: Frans Bromet, Theo van de Sande, Paul van den Bos e Goert Giltaij”. 

L’ultimo peperone di questa Peperonata ce lo suggerisce Giulia e confesso che il mio cuore ha fatto un piccolo salto di felicità nel leggere la sua proposta. Già protagonista del primo Peperoni del 2014, Giulia mi confessa che “se mi dici VIAGGIO, ti dico I diari della motocicletta”. E come darle torto?

i diari della motocicletta

Un capolavoro moderno, che racconta “del viaggio del giovane Ernesto Che Guevara attraverso il Latino America, la presa di coscienza delle ingiustizie di un mondo da parte di un uomo che, nel suo ‘piccolo’ cambiò il corso della storia”. 

Datato 2014, “giusto in tempo per i peperoni”, e diretto da Walter Salles, come dice bene Giulia è un “film che parla di un viaggio che ha cambiato la storia di un continente e del suo mito, arrivato fino a noi”. Perché è lì che tutto è germogliato. E se le grandi gesta sono arrivate dopo, senza quel viaggio, che tutto riscrisse, nessun altro viaggio sarebbe arrivato, nessun’altra presa di coscienza, nessun altro Ernesto. 

Grazie Giacinto, grazie Leo, grazie Giulia.

Che questo viaggio de La Peperonata abbia dunque inizio. Vento in poppa. Siete tutti benvenuti su questo grande veliero.

A prestissimo il nuovo tema.

.

.

Sosteneteci. Come? Cliccate qui!

associati 1

.



Lascia un commento