A Bologna, la dodicesima edizione del festival internazionale dedicato alle rappresentazioni del corpo e delle identità di genere e orientamento sessuale nella cultura e nelle arti contemporanee
di Redazione
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24 ottobre 2014 – Dal 25 ottobre al 2 novembre, a Bologna, si tiene la dodicesima edizione di Gender Bender, il Festival internazionale dedicato alle rappresentazioni del corpo e delle identità di genere e orientamento sessuale nella cultura e nelle arti contemporanee.
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Gender Bender è un festival curioso e aperto a tutti, da sempre in dialogo con le esperienze artistiche più innovative in ambito internazionale. È unico in Europa e richiama un pubblico eterogeneo e trasversale – composto da persone di diverse generazioni, generi e orientamenti sessuali – a scoprire le opere di artisti contemporanei chiamati da ogni parte del mondo a esprimere il loro punto di vista sui temi legati alle identità. Unisce in maniera originale arte e società, cultura e relazioni umane, visione e produzione.
Il festival ospita anche due progetti speciali: Teatro Arcobaleno spettacoli di teatro e laboratori per l’infanzia, e Performing Gender, progetto sulla danza contemporanea sostenuto dalla Unione Europea.
È prodotto da Il Cassero LGBT Center, il più longevo circolo di cultura gay e lesbica italiano che dal 1982 ha sede proprio a Bologna, divenuta nel tempo un esempio concreto di città aperta e inclusiva, promotrice di un dialogo tra le differenze.
Nelle parole del direttore artistico: “Per Gender Bender 2014 è tempo di identità rivelate. Il festival è la giusta occasione per mostrare al mondo – in maniera fiduciosa – l’unicità dei desideri e delle identità, tenute forse un po’ troppo a lungo segrete. É il momento opportuno per rivelare quei caratteri peculiari che rendono speciale e super ciascuno di noi. É il buon costume di indossare finalmente i propri panni più confortevoli per correre in aiuto di chi ne ha bisogno”.
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L’edizione di quest’anno restituisce uno sguardo sulla bellezza e la fragilità del genere umano e sulle tante storie – umane e artistiche – che ne costituiscono la straordinaria e sorprendente ricchezza e varietà. Ecco allora le abilità uniche di Jone San Martin, straordinaria danzatrice audiolesa di William Forsythe, e di Alphea Pouget, la quasi novantenne protagonista dello spettacolo del giovane coreografo Koen De Preter; il blitz coreografico di Silvia Gribaudi e del suo drappello di splendide signore over 60; l’anima inquieta e lucida della scrittrice Susan Sontag; l’incontro esplosivo e divertente di due mondi – quello gay lesbico di Londra e quello dei minatori in sciopero contro le riforme della Thatcher – nel bellissimo film Pride di Matthew Warchus; il film autobiografico del regista Abdellah Taïa, primo scrittore arabo ad aver pubblicamente dichiarato la propria omosessualità; Menstrual man, la vicenda vera dell’uomo che in India ha dato il via a un grande movimento di emancipazione permettendo alle donne di produrre da sé gli assorbenti per il ciclo mestruale; l’omaggio cinematografico al grande musicista Lou Reed, cantore sensibile del lato selvaggio di New York; i cortometraggi dedicati agli studenti delle scuole superiori per un’educazione alle differenze; lo spettacolo per bambini di Alessandro Sciarroni con due strepitosi Batman e Robin; il conflitto tra culture nel film autobiograficodella regista americana di origine iraniane Desiree Akhavan; la vita, l’amore e il sesso raccontati con ironia e leggerezza da anziani gay e lesbiche nei film di Adele Tulli e Rosa Von Praunheim; la commedia sulla famiglia disfunzionale diretta da Antonia San Juan, la indimenticabile Agrado di Tutto su mia madre di Almodòvar; l’inquieto genio musicale di Jamie Stewart, leader della band americana Xiu Xiu; le coppie in conflitto nello spettacolo della giovane coreografa canadese Virginie Brunelle; le nuove coraggiose produzioni di Riccardo Buscarini, Cristina Henríquez, Vlasta Delimar e Juanjo Arques, realizzate all’interno del progetto europeo Performing Gender; la conversazione con lo scrittore Walter Siti, vincitore del Premio Strega; la storia di Julia, raccontata nell’omonimo film della regista J. Jackie Baier, transessuale lituana, prostituta e tossicodipendente, che ci sorprende per l’intelligenza e la capacità, tutta umana nella sua fragilità, di rialzarsi sempre.
Autori, storie e opere provenienti da Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Croazia, Italia, Stati Uniti, Ungheria, Marocco, Svizzera, Gran Bretagna, Portogallo, Danimarca, Germania, Francia, Canada.
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