Ustica: in Francia si muove qualcosa

Mentre i magistrati italiani continuano le indagini sulla base militare francese da cui sarebbe partito il caccia killer, a Parigi un gruppo di cittadini ha deciso di fondare un Comitato per la verità e la giustizia sulla tragedia del 1980

 

Mentre in Italia si registra profonda delusione per l’inconsistenza dei documenti declassificati dal governo Renzi sulla strage di Ustica, oltralpe si muove qualcosa. Si è infatti costituito da pochi giorni, in Francia, il “Comitato per la verità e la giustizia sulla tragedia di Ustica a Parigi”. L’iniziativa è venuta da un gruppo di liberi cittadini, perlopiù italiani espatriati, ma non solo (il presidente del Comitato è un insegnante francese), uniti dal desiderio di “rendere nota ai francesi una vicenda che riguarda anche loro”.

Curiosamente, fino ad ora la vicenda di Ustica ha avuto ripercussioni solo in Italia. Eppure, è stata una strage di confine, avvenuta nei cieli internazionali, con il coinvolgimento di paesi stranieri, alleati e non. Le vittime sono state tutte italiane, quegli 81 passeggeri del volo IH 870 decollato da Bologna la sera del 27 giugno 1980 ed esploso nel cielo all’altezza dell’isola di Ponza. Internazionale, però, è stato lo scenario di guerra aerea, che ha portato qualcuno a sparare un missile nel cielo. Sappiamo con certezza che oltre venti aerei militari volavano intorno al DC-9 Itavia: aerei americani, britannici, libici, e di altre nazionalità non ancora chiarite.

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Di questa vicenda avrebbe potuto a buon diritto essere investita una Corte internazionale. E invece, fino ad ora, è stata una storia tutta italiana. Qualcosa potrebbe però presto cambiare perché da Parigi tira, se pur timidamente, un vento nuovo.

La notizia era già uscita il giugno scorso. Con una mossa a sorpresa, dopo anni di atteggiamento reticente, il governo francese, guidato da Hollande, ha iniziato a collaborare con la magistratura italiana. Sulle indagini vige il segreto istruttorio, ma secondo indiscrezioni si starebbero ottenendo esiti interessanti.

In Francia nessuno conosce la storia di Ustica. La stampa, del resto, ne ha parlato pochissimo, mentre fino a poco tempo fa i governi si sono sempre limitati a negare seccamente ogni coinvolgimento.

I sospetti che Parigi abbia invece molto da nascondere si basano su autorevoli testimonianze, tra cui spicca quella dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che al tempo della strage era a capo del governo. E che nel 2008, a processo concluso, rilasciò una clamorosa intervista destinata a portare alla riapertura delle indagini, che oggi continuano proprio in Francia.

Perché c’è anche un tracciato radar che mostra due caccia volare da Ustica alla Corsica. Per oltre 30 anni i francesi hanno sempre sostenuto che la base militare còrsa di Solenzara, da cui i caccia sarebbero partiti, fosse chiusa la sera della tragedia. Nel giugno scorso, però, il colpo di scena: alcuni ex militari de l’Armée de l’air, ascoltati in Francia dal procuratore aggiunto della Repubblica di Roma Maria Monteleone e dal sostituto Erminio Amelio, avrebbero riportato una versione diversa da quella ufficiale. Stando a quanto riportato da indiscrezioni stampa, gli interrogati hanno ammesso che i caccia di Solenzara avrebbero volato fino a tarda sera, quel maledetto 27 giugno 1980. Fu uno di loro ad abbattere l’aereo civile italiano, che passava di lì in ritardo di due ore sulla sua tabella di marcia?

Voci non confermate ma circolate a più livelli narrano che il pilota francese colpevole del disastro, resosene conto una volta atterrato a Solenzara, si sarebbe immediatamente tolto la vita.

Sapremo mai se è andata veramente così? L’interrogativo rimane aperto, ma intanto i magistrati italiani stanno continuando le indagini e a Parigi è nato un Comitato che si assumerà il compito di attirare l’attenzione dell’ignara opinione pubblica francese.

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La nascita di un Comitato in Francia è un risvolto molto importante, perché la storia di Ustica è anche la storia di una lotta dal basso tesa alla verità. Senza la continua denuncia della stampa e dell’Associazione dei famigliari delle vittime, oggi non avremmo a disposizione una verità giudiziaria sulla quale basare le indagini all’estero. Lo scopo del Comitato è appunto quello di sostenere la ricerca della verità in modo attivo, sensibilizzando l’opinione pubblica francese.

Rambaldo degli Azzoni Avogadro, vicepresidente del Comitato, è fiducioso, anche se non nasconde le difficoltà: «Quello francese è uno Stato molto granitico, robusto e rispettato dai suoi cittadini – afferma – i giudici, inoltre, dipendono dall’esecutivo». Anche la Francia, del resto, ha una sua “Ustica”, su cui però non è mai stata fatta chiarezza: un aereo civile Air France, in volo da Ajaccio a Nizza, esplose nel settembre 1968 ufficialmente per un incendio a bordo ma in molti sospettano che in realtà sia finito coinvolto in un’esercitazione militare. Le indagini sono state chiuse, il relitto dell’aereo giace ancora in fondo al mare e, come se non bastasse, sulla vicenda vige il segreto di Stato. Le vittime furono 95 (per approfondire, qui un servizio di France 3). A parte un’associazione che riunisce i famigliari di alcune vittime, la vicenda è stata rimossa dalla memoria collettiva.

Non sarà dunque facile sensibilizzare un’opinione pubblica come quella francese, tradizionalmente poco incline a esigere l’apertura di pericolosi vasi di pandora. Degli Azzoni Avogadro stesso racconta di avere la linea telefonica sotto controllo proprio in relazione al suo attivismo per Ustica. La cosa, però, non pare preoccuparlo: «Qui in Francia – spiega – avere il telefono controllato è molto comune».

Nonostante le difficoltà, va detto che importanti passi in avanti sono già stati registrati.

Dopo la prima pagina dedicata da Le Monde Diplomatique ai “misteri” di Ustica, con un servizio di ben due pagine firmato da Andrea Purgatori, un giornalista di France Inter, la radio di stato francese, incuriosito dalla nascita del Comitato parigino ha iniziato a interessarsi al caso (ascolta qui il podcast del servizio). Un primo e incoraggiante risultato, se si considera il panorama del giornalismo francese, poco portato alle inchieste politicamente scomode. Il giugno prossimo ricorrerà il 35° anniversario della strage: è bene che chi si interessa a questa vicenda cominci a osservare anche quello che succederà oltralpe.

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