La colonna destra dei siti mainstream italiani è il trionfo dei click e la morte del contenuto in rete. Dai castori che ballano alle anatomie dei corpi esibiti in finti servizi rubati.
Q Code Mag affronta la sonnolenza postprandiale che caratterizza alcune date clou di queste feste, o il senso dilatato delle giornate natalizie e di inizio anno, con una carrellata di consigli fra lettura, video, cinema, facezie o spunti per svuotare la scatola cranica. O riempirla di contenuti di quel bellissimo concetto dei nostri avi, che veneravano l’otium come occasione di crescita personale
Il giornalismo a fumetti. Chi lo ama e chi lo snobba. Reportages di Joe Sacco (Mondadori, 2012) è un volume che vale comunque la pena leggere, qualsiasi sia la propria idea in materia. Nel primo caso, si tratterà di una conferma, se non di una piacevole rilettura. Nel secondo, di un’istruttiva sorpresa, soprattutto nel nostro Paese, dove questo genere di giornalismo fatica ad affermarsi.
Già, perché se c’è un aspetto che Sacco rivendica del suo lavoro è proprio l’essere giornalismo a tutti gli effetti, con la stessa dignità, gli stessi criteri e le stesse responsabilità del giornalismo fatto attraverso ogni altro mezzo.
«Un disegno riflette la visione del fumettista che lo crea. Non credo che ciò metta il reportage disegnato al bando dal reame del giornalismo. Penso che sia possibile battersi per la precisione all’interno della cornice soggettiva del disegno».
Sacco, che con i suoi lavori tradotti in 14 lingue e pubblicati da testate del calibro di Time e The Guardian è uno dei maestri del genere, lo scrive nella prefazione e lo mette in pratica in tutte le 191 pagine successive, nel corso delle quali guida il lettore nei Balcani e nei Territori Palestinesi, nel Caucaso e in Iraq, in India e lungo le rotte dei migranti. Nove reportage brevi nei quali l’autore disegna anche sé stesso, dando una lezione di trasparenza ai lettori e, forse, anche a colleghi ben più blasonati.
«Visto che nei miei lavori sono un “personaggio”, mi concedo la licenza giornalistica di mostrare i miei rapporti con le persone che incontro. Si impara molto sulla gente con questi scambi personali, che la maggior parte dei reporter dei principali quotidiani, ahimè, rimuovono… Nonostante quello che cercando di far credere, i giornalisti non sono mosche su un muro, invisibili e silenziose. La presenza di un giornalista al lavoro sul campo si sente quasi sempre… [Io] voglio segnalare al lettore che il giornalismo è un processo pieno di difetti e cuciture che nasce da un essere umano…»
Otto città, otto canzoni, un disco. E una serie tv. È Sonic highways, il nuovo lavoro dei Foo Fighters, uscito per ricordare il ventesimo anniversario della band capitanata da quel Dave Ghrol che è già passato alla storia della musica come batterista dei Nirvana. Ora, l’album del gruppo diventato celebre con pezzi del calibro di My Hero e Everlong, può piacere o non piacere, ma quel che è interessante è la sua genesi. E la serie di documentari targati Hbo ad essa associati.
«Una lettera d’amore alla musica americana»
Ghrol e compagni hanno registrato ogni pezzo del disco in una diversa città, incontrando musicisti, produttori e personaggi della scena musicale locale e lasciandosi da loro ispirare. Le telecamere dell’Hbo li hanno accompagnati passo per passo nel riscoprire storie e protagonisti di ciascuna metropoli e il risultato è una serie di otto puntate dedicate rispettivamente a Chicago, Austin, Nashville, Los Angeles, Seattle, New Orleans, Washington e New York.
Certo, l’operazione puzza un po’ di americanata (soprattutto quando Dave Grhol arriva alla Casa Bianca per intervistare Obama), ma le autostrade del suono su cui i Foo Fighters conducono gli spettatori sono godibili, i percorsi ben studiati e la qualità del viaggio in piena sintonia con le produzioni Hbo che tanti capolavori ha regalato al mondo delle serie (da The wire a Boardwalk Empire, da Game of Thrones a True detective). Insomma, forse più adatto ai profani che ai cultori, ma comunque da vedere.
Un anno di giornalismo long form. Il meglio del 2014 per quanto riguarda il giornalismo narrativo in rete. Il tutto scelto e raccolto da longreads.com, uno degli indirizzi di riferimento per i cultori del genere.
Si tratta della speciale raccolta di fine anno del sito che ogni settimana seleziona quanto di meglio offra il web per i formati Xl, pezzi lunghi e approfonditi, con una particolare attenzione alla scrittura, ma anche all’impaginazione grafica, per cercare di sfruttare al massimo le potenzialità della rete, sulla scia dell’ormai celebre tra gli addetti ai lavori Snowfall di The New York Times.
Tanti articoli, degli argomenti più svariati, suddivisi in sette diverse categorie, per chi ha tempo e voglia di approfondire. Proprio come piace fare a noi della redazione di Q Code. Per farne una scorpacciata in questo scorcio finale di feste, oppure per farne scorta in attesa dei consigli delle nostre prossime “colonne destre”!
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