Per l’uguaglianza

Il libro di Lilian Thuram, dalla banlieue al tetto del mondo

Ci sono giorni più faticosi di altri. E questi lo sono a pieno titolo. Parigi, il sangue, l’ipocrisia, la coerenza, la libertà e il rispetto, le disuguaglianze e i doppi standard. Pensieri, parole, si affollano, si graffiano. Tagliano.

Un libro, nella vita, serve sempre. I libri, in generale, la vita la rendono meno solitaria. In questi giorni Per l’uguaglianza, di Lilian Thuram, merita di essere letto. Lo ha scritto un calciatore, dirà qualcuno che ha tutte le risposte. Thuram, calcio o no, ha sempre avuto qualcosa da dire. Questo conta. L’editore Add l’ha capito e questo è un bel libro.

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«Non si sfugge mai davvero al luogo in cui si è nati, a quello in cui si vive, alla famiglia o alla comunità cui si appartiene, all’educazione che ci hanno dato i nostri genitori e la scuola», dice Thuram. «Non ho mai smesso di farmi domande. Quali sono, oggi, i nostri immaginari? Perché continuiamo a pensare che esistano culture superiori ad altre? Perché ci ostiniamo a chiudere l’altro in una delle componenti della sua identità, definendolo ‘nero’, ‘bianco’, ‘musulmano’, ‘ebreo’, ‘omosessuale’, ‘donna’?».

Domande, quelle che la banlieue ti lascia dentro, anche se diventi un calciatore famoso. Anche se sei un eroe nazionale, perché diventi campione del mondo. Ma, il giorno dopo, da Le Pen padre ti senti dire che lui non festeggerà, perché quella è una nazionale di calcio negra. E lui è francese, mica come loro.

«Non si nasce razzisti, lo si diventa» dice Thuram. Ha ragione. Non si nasce neanche terrorista. Lo si diventa. Perché abbiamo società ricche, che non sanno pensarsi ancora plurali, inclusive. Perché l’uguaglianza non è mai solo una norma, che resta una voce senza corpo, se non ci sono le pari opportunità. La Francia, l’Europa, come gli Stati Uniti, scopre che non è riuscita a rendere i suoi cittadini uguali nel modo più violento e doloroso.

Non tutti i ragazzi delle banlieue sono diventati terroristi, si dirà, ma neanche tutti i ragazzi delle banlieue riescono a sfondare nel calcio. Ecco, raccontando solo gli estremi, si perde tutto il percorso, l’umanità di mezzo, quella che se non riesce a essere speciale resta sola.

Un bel libro, un messaggio che arriva da una voce intelligente e di classe, identica al Thuram calciatore. Una voce che viene ascoltata da coloro che non ascoltano sociologi e giornalisti, politici e opinionisti. Una voce preziosa.



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