Il segreto del suo volto

Recensione del film di Christian Petzold, nelle sale dal 19 febbraio 2015

Di Irene Merli

Finalmente un film che affronta i fantasmi che affollano la coscienza del popolo tedesco, senza sconti e senza calcare la mano. E il fatto che a realizzarlo sia stato stato un regista germanico, già autore del notevole “La scelta di Barbara”, è ancora più importante.

Berlino, 1945. Nelly, sopravvissuta per miracolo a un campo di concentramento, torna nella città in cui è nata con l’amica Lene, che lavora all’Agenzia ebraica. Lene sta preparando il loro trasferimento in Israele: Nelly è l’unica sopravvissuta della sua famiglia e le spetta una cospicua somma, tra eredità e il risarcimento delle vittime della Shoah. Ma Lene ha riportato Nelly a Berlino con il volto fasciato e la febbre: le ustioni lo avevano devastato e la donna deve sottoporsi a una ricostruzione plastica.

E qui avviene la prima scelta forte di Nelly: rivuole il suo viso, per quanto possibile, e rifiuta che glielo rimodellino a somiglianza di qualche attrice famosa del tempo.

Tutto perché a tenerla in vita nel lager è stato il pensiero del marito Johnny, musicista come lei ed ariano. Così appena si può muovere lo cerca, in mezzo alle macerie della Berlino anno Zero, di giorno e soprattutto di notte. E a costo di pericoli lo ritrova. Peccato che lui sembri non riconoscerla neppure dalla voce . Ma trovandola somigliante con la moglie che crede morta, la ingaggia per interpretare se stessa.

Sta tentando fa tempo di avere i soldi della sua eredità, e questa gli sembra un’occasione d’oro per sboccare la situazione. Lene ha però scoperto il suo tradimento. Poco prima dell’arresto di Nelly, Johnny aveva divorziato da lei. Non per nulla era stato solo interrogato dalla polizia, e aveva potuto continuare a suonare fino al crollo del Terzo Reich. Cìè il sospetto che l’abbia addirittura denunciata…

Attraverso la vicenda di questa coppia di sopravvissuti, Petzold costruisce un’efficace, dolorosa metafora del percorso di una nazione. Nessun tedesco, sembra dire il film, ha voluto sapere quel che era successo nei campi di concentramento, e nessuno si è salvato dalla responsabilità collettiva di aver permesso la Shoah, anche solo per paura o per avidità.

Ma Nelly non si rassegnerà né alla disumanità dell’antisemitismo né all’indifferenza dei suoi connazionali, che non le chiedono nulla del lager quando scoprono che è tornata. Solo lei vuole restare la donna di prima. che non si sentiva neppure ebrea. Solo lei resiste alla ricerca di una rigenerazione che vuole cancellare ricordi e macerie, una rimozione di responsabilità, viltà, rancori. Basta guardarli: I berlinesi che si trova attorno sembrano più preoccupati del loro stato di vita, della povertà e della debolezza in cui sono caduti che dell’immane sterminio compiuto.

Nelly rifiuta anche di emigrare in Palestina con Lene: la sua storia è lì, in Germania, vuole tornare a viverla.

Emblematica è la scena in cui le due guardano la fotografia di una gita prima dell’eccidio: sembrano un gruppo di ragazzi al lago, ma Nelly ha messo una croce sulla testa delle ebree scomparse e un cerchio su quelle dei “nazi”. Un’ecatombe.

Asciutto, forte, con un finale giocato sulle note struggenti di una canzone che parla di un amore finito troppo in fretta, “Il segreto del suo volto” tratta con efficacia la pagina più buia della storia nazionale tedesca. E ci mostra un Paese in cui nessuno chiede, nessuno vuol sapere, tranne la donna che invece insiste nel ricordare e mette chi la conosceva (il marito, gli amici, la moglie di un albergatore che aveva assistito al suo arresto) davanti alle proprie responsabilità. Personali e storiche.

 

 

Sosteneteci. Come? Cliccate qui!

associati 1

.



Lascia un commento