So Contemporary / Rirkrit Tiravanija

Dell’arte che si assapora, si mastica, si annusa

New York, 1990 – E’ Untitled la prima performance dell’artista di origine thailandese Rirkrit Tiravanija e ha luogo presso la Paula Allen Gallery. Una cucina estemporanea arreda lo spazio bianco della galleria: un frigorifero, una piastra, una pentola cuociriso e uno sgabello.

L’arte si consuma, letteralmente. Si assapora, si mastica, impregna i vestiti di odore di curry. Tiravanija, cresciuto nelle sale del ristorante della nonna a Bangkok, prepara ramen, pad thai, tom kha soup e qualsivoglia specialità orientale. I partecipanti possono servirsi e mangiare. “For free”, gratis.

L’artista non fa, non dipinge, non scolpisce. Non c’è da aspettarsi nessun colpo di scena, è la vita in uno dei suoi momenti più ordinari e più intimi: la condivisione di un pasto, mangiare insieme. Quando il pubblico è andato via, la porta della galleria si chiude e resta un cumulo unto di utensili da cucina, piatti da lavare e lattine di birra vuote.

Se fosse passato di lì Daniel Spoerri – artista rumeno naturalizzato svizzero, fra gli autori del Nouveau Rèalisme europeo – avrebbe incollato i resti al legno della tavola e, cristallizzati in eterno dentro teche di plexiglass, li avrebbe esposti sulle pareti di musei e poi venduti a cifre da capogiro. Così faceva, già negli anni Sessanta, per fermare il ricordo delle sue cene insieme agli amici.

Chi ha partecipato ad Untitled, però, è stato protagonista in prima persona e colleziona un repertorio di gesti semplici, di odori e di sapori; di quest’esperienza – umana, fisica e sociale – rimane a ciascuno la memoria della buona compagnia e delle chiacchierate di quella serata.

L’artista è un buon padrone di casa e l’arte si disperde nell’atmosfera conviviale insieme al vapore del riso che bolle. La performance consiste in ciò che accade fuori e intorno ad essa, nel salotto della galleria: la condivisione, la partecipazione, gli incontri, le relazioni del pubblico.

Tiravanija ripeterà le sue performance-guerrilla di arte e cibo nei musei di tutto il mondo per più di dieci anni fino a ricreare minuziosamente il suo appartamento e aprirlo al pubblico giorno e notte (Untitled – tomorrow is another day, 1996, Kölnischer-Kunstverein, Colonia). L’artista-performer è interprete di un rito di “comunione” con il pubblico, come nel Potlach della tradizione dei Nativi d’America. Il banchetto dell’arte è aperto a tutti, è nomade ed è cosmopolita: s’incontrano persone diverse e diverse culture.

Tiravanija I

Rirkrit Tiravanija nasce nel 1961 a Buenos Aires; il padre è un diplomatico thailandese. Cresce tra Thailandia, Etiopia e Canada, oggi vive tra New York, Berlino e Chiang Mai. L’abitudine a viaggiare è uno stato d’animo e, per lui, si traduce in una smania insaziabile di ricerca di geografie nuove, di volti sconosciuti, di dialoghi stupefacenti. Ad esempio, fra le mura di una galleria, nel corso di un crossover di arte e cibo di cui è chef-regista.

Che fosse un curioso del mondo è un fatto: avrebbe voluto lavorare come fotoreporter, da ragazzo. Poi, incontra l’arte – anzi, due opere d’arte, L’orinatorio di Marcel Duchamp e Quadrato bianco su fondo bianco di Kasimir Malevič – e per farne la sua professione studia nelle più prestigiose scuole americane (l’Ontario College of Art di Toronto, la Banff Center School of Fine Arts, l’Art Institute di Chicago) seguendo, infine, l’Independent Study Program al Whitney Museum of American Art di New York.

Rirkrit Tiravanija è un’artista concettuale che si serve di vasellame e posateria per “portare fuori a cena” il pubblico, ovvero un’occasione di condivisione della sua arte trasformando la silenziosa relazione frontale di contemplazione passiva opera-spettatore in un’immersione plurisensoriale nella vita, fragorosa come una risata. Un’azione semplice, un’idea, un concetto. E, come canta Gaber, «un’idea finchè resta un’idea è soltanto un’astrazione. Se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione». E Rirkrit Tiravanija l’ha fatta.

 

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