Roma – Tirana

Un volo, due mondi, frontiere che hanno visto, nel tempo, cambiare la prospettiva

di Laura Di Pasquale

Roma – Tirana, pronti al decollo. Più di due terzi dei posti dell’aeromobile sono occupati. La rotta verso l’Albania echeggia di domande e commenti in italiano. Colleghi, coniugi, vicini di posto occasionali o abituali. Tra le teste maschili variamente acconciate, si scorgono alcune chiome di donna. L’età dei passeggeri oscilla dai trentacinque ai sessanta anni. Un paio di uomini incravattati potrebbero averne di più. Si stanno spostando per lavoro, lo intuisci dalle giacche, dalle borse da computer e dai trolley che hanno riposto con attenzione dentro le cappelliere.

Pochi hanno un aspetto più informale. Un numero crescente di italiani vive nel “Paese delle Aquile” mentre alcuni transitano con regolarità tra i due Stati. Sono attivi nei settori più disparati, dalle telecomunicazioni all’industria energetica al commercio, ai call centre, dislocati nel paese.

Il mio vicino di posto, uno chef, contribuirà all’apertura del primo centro commerciale di Tirana, “The Ring”, un progetto di imprenditori italiani. Alcuni passeggeri sono medici che collaborano con colleghi albanesi. Dei più giovani potrebbero essere studenti. Diciottenni italiani, esclusi dalle facoltà italiane a numero chiuso, che si formano a Tirana. Non è immediato individuare tra i passeggeri i “turisti dentali”, ma ci saranno. Da qualche anno banner online invitano a recarsi in Albania per risparmiare sulle cure dentarie. Ai pazienti stranieri, offrono prezzi contenuti, qualità e servizi accessori, come il trasporto e l’alloggio.

Giunta a Tirana, in albergo incrocio altri volti italiani. Per la strada, commesse albanesi o passanti mi rispondono in italiano spesso. Innalzo lo sguardo sopra i marciapiedi, più in alto del brulicare di tavoli e clienti delle caffetterie. Si scorgono numerose insegne di “dental klinique”. Visito Italdent, l’elegante studio di un odontotecnico italiano che in visita a Tirana per una lezione universitaria ha conosciuto la sua futura moglie, una dentista albanese. Nel 2003 ha aperto insieme a lei, uno dei primi studi dentistici italiani a Tirana: “La qualità del servizio è diversa in ogni studio. Si trova di tutto” spiega Antonio Corannante, mentre ci accomodiamo su una poltrona di pelle in sala d’attesa.

“Lavoriamo con materiali di altissima qualità, per questo i prezzi sono sopra la media di Tirana da noi. La maggior parte dei clienti sono migranti albanesi, che vivono negli Stati Uniti e Inghilterra, in paesi dove il costo delle cure è sostenuto. Preferiscono farsi curare a Tirana quando tornano in vacanza. ”Tra i clienti ci sono anche albanesi di classe medio alta e alcuni stranieri, anche italiani.

Sulla presenza italiana a Tirana l’odontotecnico aggiunge: “Fino a 5 anni fa in aereo per l’Italia trovavi 2 italiani, ora trovi due albanesi. Siamo tanti, sia dentisti che per altre attività. Dalla Televisione alle fabbriche di maglieria ad aziende. Il regime fiscale è favorevole e il costo del lavoro è molto più basso”.

Immagino un alternarsi di volti in Albania e penso ai transiti del secolo scorso. Dai cooperanti e politici degli anni ‘90, ai coloni delle occupazioni. A cavallo della seconda guerra mondiale furono circa 20.000 gli italiani giunti in Albania per lavorare temporaneamente. Ho annusato le vite di alcuni di loro, in un’installazione al MAXXI, dell’ artista albanese Adrian Paci e del regista Roland Seiko. “Sue proprie mani” era nata dal ritrovamento della “corrispondenza di cittadini italiani in Albania” presso l’ Archivio di Stato albanese nel 2000.

Da cinque schermi, emergevano figure di padri, figli, medici, ex soldati, intrappolati in Albania dalla fine della seconda guerra mondiale. Restarono li’ fino al 1949, quando l’Italia e l’Albania instaurarono rapporti diplomatici. Nelle teche avevo osservato le grafie, i saluti, le richieste di aiuto o denaro. Dalle sale del palazzo del Re Zog a Durazzo, attori in abiti d’epoca, davano voce alle parole di esilio, nostalgia e distanza delle lettere. E rendevano quel passato tangibile e umano, appunto.

Mentre ritorno da Tirana a Roma penso alle rotte battute ogni anno miriadi di volte nelle due direzioni. E ai volti di quelle rotte che si capovolgono e mutano direzione. Alcuni volti sono rimasti più impressi nella memoria collettiva. Tutti ricordano i ragazzi e giovani albanesi che arrivarono venti quattro anni fa al porto di Bari, al bordo del mercantile Vlora. Alcuni di loro si erano aggrappati pure sugli alberi più alti del mercantile pur di partire. Non avevano trolley o borse per i portatili come i passeggeri del volo Roma Tirana.

Non erano lavoratori in cerca di nuovi mercati o redditi per fronteggiare la crisi economica. Indossavano speranze di libertà e l’impeto della fuga da uno dei più claustrofobici regimi comunisti e dalla sua implosione. La Vlora non fu l’unico mercantile arrivato dall’Albania in quegli anni, ma attraccò nella memoria collettiva con più forza, accompagnato dal primo proclama di respingimenti, di Cossiga e dalle immagini dello stadio di Bari, il primo centro di permanenza temporanea, e dai suoi volti.

A Tirana ho curiosato negli sguardi e progetti dei ventenni, nati dopo il 1991, chiedendomi quali rotte sognassero. Stavano completando l’ università. Mi hanno raccontato degli studi universitari, dei loro viaggi in Italia dai parenti e dei sogni per il futuro. “Vorrei andare in Germania o in Francia, è bellissima!- mi ha detto Norina- Scusa l’ Italia anche è bella, non ti offendere però avete problemi pure voi.- Io ho sorriso e lei “ Se non parto rimango qui”. Ecco altre rotte capovolte che mutano, o che si fermano. Cosi come le economie dei due paesi da questo o da quel versante dell’ Adriatico, le politiche migratorie ed economiche, e i sogni, di viaggio.

 

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