Una rubrica per non dimenticare il valore del patrimonio narrativo mondiale, tra fantasia e attualità
di Alice Bellini
«Ogni immagine esteriore corrisponde un’immagine interiore che evoca in noi una realtà molto più vera e profonda di quella vissuta dai nostri sensi. Questo è certamente il senso
dei simboli, dei miti e delle leggende: ci aiutano ad andare al di là, a guardare oltre il visibile.
Questo è anche il valore di quel capitale di favole e di racconti che uno mette da parte da bambino e a cui ricorre nei momenti duri della vita, quando cerca una bussola o una consolazione. Di questi miti eterni, capaci di far strada all’anima, in Occidente ne abbiamo sempre meno».
Tiziano Terzani
I tre setacci
Un giorno, Socrate passeggiava pacifico per le strade della polis. Gli si avvicinò un suo conoscente che, tutto concitato, lo prese da una parte e, a bassa voce ma con foga, cominciò:
“Socrate, ascoltami! Ti devo dire una cosa importante su un tuo amico”.
L’uomo stava per cominciare a esporre la sua diceria, quando Socrate prontamente lo frenò.
“Prima che tu inizi, dimmi: hai fatto passare ciò che intendi dirmi attraverso i tre setacci?”
“Tre setacci?”, chiese perplesso l’uomo.
“Esattamente. È molto importante che tutto ciò che diciamo, a noi stessi e agli altri, passi attraverso i tre setacci. Dunque vediamo, il primo setaccio è quello della verità: sei certo che ciò che stai per dirmi è vero?”
L’uomo ci pensò su un momento. “Non proprio, non l’ho visto coi miei occhi, in quanto mi è stato riferito da altri”.
“Allora proviamo a passarlo attraverso il secondo setaccio, quello della bontà. Anche se ciò che vuoi dirmi non è necessariamente e del tutto vero, è almeno qualcosa di buono?”
“Non esattamente”, rispose esitante l’uomo. “Anzi, è tutto il contrario”.
“E allora proviamo l’ultimo: serve a qualcosa ciò che vuoi dirmi?”
“No, non penso abbia nessuna specifica utilità”, concluse l’uomo ormai del tutto scoraggiato.
“Dunque vedi?”, concluse il saggio Socrate senza alcun astio, “Se ciò che intendi dire a me, o a chiunque nella vita, non è né vero, né buono, né utile, allora meglio non dir nulla. Per quanto mi riguarda, preferisco non saperlo e a te consiglio di dimenticarlo”.