Talwin, cambiamento

Si intitola Talwin – termine che in arabo significa cambiamento – la personale di Maïmouna Guerresi che sarà inaugurata il prossimo 12 novembre e si protrarrà fino al 23 gennaio, presso la galleria romana Matèria.

di Teodora Malavenda

La mostra, che fa parte delle iniziative collaterali al Festival di Fotografia, propone numerose opere fotografiche inedite. Si potranno, inoltre, ammirare la scultura Adama, il polittico Students and Teacher – realizzato nel 2012 – e sarà possibile la visione del video Akfa Zero.

Le figure rappresentate in queste opere si mescolano agli oggetti bellici recuperati nel tempo. Taniche, bossoli e reperti di guerra, soggetti allo scorrere del tempo e al mutamento, hanno perso il loro significato originario e diventano elementi puramente decorativi.

Convertitasi alla religione musulmana Murid, (corrente mistica sufica praticata soprattutto in Senegal), Maïmouna Guerresi, carismatica figura poliedrica e spirituale, è riuscita nel tempo a spaziare dalla fotografia alla scultura passando per il video e le installazioni. I suoi lavori, che trovano una matrice comune nel linguaggio della body art, tendono a rappresentare la bellezza e l’accettazione delle diversità utilizzando, a tale scopo, corpo, natura e mito. Concettualmente ciò che le interessa, è “poter rappresentare la bellezza formale con l’etica della religione islamica, cercando di esaltare le similitudini tra le culture, piuttosto che le differenze”.

Presente due volte alla Biennale di Venezia (nel 1982 e nel 1986), una alla Documenta di Kassel (nel 1987) e a numerose altre manifestazioni internazionali, l’artista ha dedicato parte della sua vita ai viaggi nei luoghi sacri dell’Africa musulmana. Sono stati proprio questi viaggi e la scoperta di simboli e rituali che hanno influenzato notevolmente la sua ricerca artistica.