Il neo presidente Macrì sta costruendo
la squadra di governo che dal 10 dicembre diventerà operativo
di Andrea Cegna
Alcuni ministeri sono già stati ufficializzati. Tra i nomi confermati ci sono membri dell’attuale governo autonomo della Città di Buenos Aires, di cui Macrì è stato capo di governo dal 2007 al giorno dell’investitura come Presidente della Repubblica. Marcos Peña, Esteban Bullrich, Pablo Avelluto e Francisco Cabrera, vengono direttamente quindi dall’esperienza di governo di Buenos Aires. L’altro nome ad oggi confermato è quello di Susana Malcorra al ministero degli esteri. A quasi 15 anni dal default, l’orologio del tempo sembra correre all’indietro.
Il governo sarà nuovamente formato da uomini e qualche donna che rappresentano finanza, banche e multinazionali.
Per esempio Francisco Cabrera, che sarà il neo Ministro alla produzione, prima di entrare in politica ha avuto per molti anni ruoli di primo piano nella holding finanziaria del Gruppo Roberts, e dopo nella HSBC, uno dei gruppi finanziari e bancari più importanti del mondo.
Le indiscrezioni che arrivano direttamente dai vertici del PRO (Proposta Repubblicana), il partito del neo presidente Macri, dicono che la squadra di ministri sarà completata da: Alfonso Prat Gay (agricoltura e finanza), Rogelio Frigerio (interni), Jorge Lawson (lavoro), Guillermo Dietrich (trasporti), Juan José Aranguren (energia) e Julio Martínez (difesa).
Se la biografia prepolitica di Cabrera già rappresenta in maniera emblematica la direzione del governo Macrì, i nomi di Prat Gay, Guillermo Dietrich, Lawson e Juan José Aranguren sono la conferma della traiettoria che il nuovo governo intraprenderà.
Ci soffermiamo sul nome di Araguren, probabilissimo nuovo ministro dell’energia. Araguren è stato dal 2003 al 2015 il presidente argentino di Shell. Basterebbe a dare la dimensione del personaggio. Occorre però dare un particolare: Shell e governo argentino targato famiglia Kirchner sono stati ai ferri corti per molti anni, tra cause e boicottaggi.L’Argentina ha da pochi anni ripreso a produrre petrolio. Come si comporterà l’ex capo di Shell? Araguren non è così solo uomo del capitalismo trans-nazionale ma anche simbolo d’opposizione agli anni di “Kirchnerinismo”.
I prossimi mesi si prospettano molto caldi. Sindacati e movimenti sociali si stanno già mobilitando a partire dai primi giorni di dicembre.
Il primo passaggio sarà la trattativa per il rinnovo del contratto degli insegnanti. Il salario dei docenti ha un ruolo simbolico nel paese, perché storicamente i salari di tutti i settori sono in relazione allo stipendio del mondo della formazione.
Fatta la foto su quel che potrebbe essere il prossimo futuro dell’Argentina che andrà al tempo dei conflitti tra governo neoliberista e richieste sociali occorre girare la testa e guardare ai flussi elettorali. Come si è arrivati alla vittoria di Macrì? È la domanda che attanaglia il dibattito politico di questi giorni. A spiegare questo cambiamento Non bastano le indicazioni di astensione del partito Trozkista o la linea politica, anch’essa liberista, dell’avversario peronista di Macrì.
È certo che qualcosa è successo. La politica di un paese non si riassume con il risultato elettorale certamente, ma se il risultato è storicamente rilevante non si può non approfondirne il significato.
La crisi Argentina del 2001 e il «que se vajan todos» con cui fu cacciato il presidente della repubblica De La Rua lanciò una nuova fase nella politica del Latino-America. Il timore è che questa discontinuità e questo ritorno al passato possano generare una nuova fase in tutto il continente.