Saudi women

Sul sito del National Geographic si può ammirare l’ultimo straordinario lavoro della fotografa americana Lynsey Addario, immancabile testimone di quasi tutti i conflitti avvenuti negli ultimi 20 anni e che per l’occasione guida in un mondo tanto inaccessibile quanto affascinante: quello delle donne in Arabia Saudita

di Susanna Azzaro

Il reportage, intitolato “The changing face of Saudi women” e arricchito dalle parole della giornalista Cynthia Gorney, è un viaggio nelle vite di alcune donne saudite che non senza difficoltà, ma sprovviste di ogni vittimismo, conciliano il loro essere moderne con il vivere nel paese dove ci sono più restrizioni al mondo per le donne.

Il divieto di guidare è solo uno dei tanti limiti imposti al gentil sesso nel paese mediorientale; recentemente ha fatto discutere la decisione di una nota catena americana di proibire l’ingresso alle donne all’interno di una sua sede a causa della temporanea mancanza della parete di separazione tra le zone destinate a persone di diverso sesso.

Anche sui media nostrani si è parlato dell’arresto da parte della polizia saudita di un uomo reo di aver indossato in un centro commerciale un pupazzo-mascotte raffigurante una donna con viso e braccia scoperte, andando contro quanto stabilito dal “Comitato per la promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio”.

Casi eclatanti a parte, attraverso l’occhio attento della Addario e la testimonianza della Gorney si evince di quante piccole limitazioni sia piena la vita delle donne saudite, prima fra tutte quella di non potersi “mischiare” con individui del sesso opposto, problema non da poco soprattutto nell’ambiente lavorativo dove gli uomini rappresentano ancora il numero più consistente.

Da lì anche il boom delle sempre più numerose donne che decidono di lanciare nuovi business sui social network, Instagram in primis, evitando così ogni tipo di contatto scomodo o situazione sconveniente.

Ma sotto le tipiche abaya nere, le saudite nascondono una realtà ben diversa da quella della donna remissiva e discreta che ambisce a passare inosservata e scoraggiare le attenzioni dei maschi predatori.

Secondo le ricerche della “Saudi Customs”, le donne saudite spendono più di quelle europee e degli altri paesi del Golfo in cosmetici, per un totale complessivo di circa 5 miliardi di Euro all’anno.

Sempre secondo le statistiche ufficiali, l’ossessione per la ricerca della perfezione fisica spinge così tante donne ad effettuare operazioni di chirurgia estetica da far volare l’Arabia Saudita in cima alla classifica dei paesi dove si effettuano più interventi al mondo e basta guardarle, anche se mimetizzate nei loro spersonalizzanti abaya, per rendersi conto di quanto siano attente alla moda e ossessionate dai grandi marchi internazionali. Sotto le lunghe tuniche nere si intravedono scarpe costose dal tacco altissimo, al braccio hanno spesso borsette dai costi spropositati e l’ammasso d’ oro ai polsi o alle mani, lì dove si riesce a scorgere, è davvero impressionante.

Ovviamente il mio giudizio si basa sulle ricche donne saudite che mi è capitato di incrociare negli altri paesi del Medio Oriente o in giro per il mondo, d’altronde se mi volessi recare in Arabia Saudita ottenere il visto sarebbe un’impresa quasi titanica e, consultando il sito internet dell’ambasciata saudita, si evince di quanto complicata sia la questione.

Innanzitutto il paese non rilascia visti turistici se non in casi eccezionali o per motivi religiosi. Necessario è avere una persona di riferimento in loco che si faccia carico delle formalità amministrative per il rilascio del visto e che garantisca per il richiedente.

Inoltre, in quanto donna, vige l’obbligo di essere accompagnata da un eventuale marito o un parente di sesso maschile, mentre trovarsi in compagnia di uomini che non rientrino nelle suddette categorie è assolutamente vietato.

Non a caso vi sono donne d’affari straniere che preferiscono recarsi a Riad con jet privati per incontrare i loro soci sauditi direttamente negli aeromobili parcheggiati all’interno dell’aeroporto piuttosto che affrontare la trafila per ottenere un visto di entrata.

Preclusami la possibilità di visitare il paese mediorientale, ho trovato le foto della Addario un mezzo efficace per entrare nella vita di alcune saudite che conciliano il loro essere al passo coi tempi con il mondo chiuso e tradizionale che le circonda e che solo negli ultimi anni ha innescato un lento processo di integrazione delle donne nella sfera politica ed economica del paese.

Nel 2015 queste hanno finalmente ottenuto il diritto di voto mentre il 20% dei seggi al parlamento è ora destinato alle rappresentanti del gentil sesso. Nelle università circa il 60% degli studenti sono di sesso femminile ma nel mondo del lavoro le statistiche sono ancora troppo sbilanciate a favore degli uomini.

Solo il 15 % della forza lavoro è rappresentata da donne che, tra il divieto di guidare e quello di avvicinarsi a un individuo di sesso opposto, devono affrontare ostacoli logistici che solo dei coraggiosi legislatori potrebbero abbattere e di cui non è escluso sentiremo parlare a breve nei nostri media.