di Gabriella Ballarini
Maria e N. si sono conosciute quattro anni fa. Due vite lontane che poi si sono fatte vicine, anche quando i chilometri le tenevano appese al filo del telefono, la voce dentro al microfono di un cellulare e immaginarsi come sarebbe stato il futuro.
Ci sono persone che non hanno mai conosciuto il futuro, tutto è sempre parso come un eterno presente, una luce che non c’era, sotto terra, dentro ad un tombino, un tombino profondo, profondissimo, un cunicolo, un letto preparato la notte, la sera, come in un calendario senza i giorni segnati.
Siamo in Romania, est Europa. Sono qui con tre bambini mentre scrivo, credono che io stia facendo una magia, perché scrivo senza guardare la tastiera. Bambini, secondo voi, com’è la Romania?
Secondo noi la Romania è bella, col sole è anche più bella, ma anche con le nuvole. Ci sono tanti bambini in Romania, ci sono molti prati, tante case e le persone sono buone, alcuni no.
Così mi racconta Constantin e anche Mihai e Ionut.
Siamo in Romania e Maria ha incontrato N. Da quel primo momento Maria, ragazza italiana all’epoca in servizio civile, ha sentito di voler bene ad N., le voleva bene senza chiedersi perché. Succede. N. ha 14 anni e Maria 26. Oggi N. è maggiorenne e Maria ha ormai 30 anni. Da una vita all’altra, da un Paese all’altro.
Sono arrivata alla casa di Panciu e le ho trovate lì, quando siamo entrati loro erano ancora a passeggio per il villaggio, quando sono tornate N. mi ha regalato una rosa: ti ho vista in fotografia, aspettavo il tuo arrivo, mi ha detto.
Quando loro camminano per strada N. ha un passo veloce e Maria ha sempre un ciuffo di capelli in mano, lo arriccia e cerca di spiegare ad N. quello che succederà, cerca le parole per raccontare cosa significhi avere fiducia.
Ieri N. ha preso 15 Lei dal tavolo, senza chiedere il permesso. Perché?
Perché io non mi fido di te, le ha detto, io non mi fido di me e di nessuno. La vita mi ha detto che nessuno fa nulla per nulla, che tu non fai nulla per me gratis, nessuno fa le cose gratis. Perché mi devo fidare di te? Perché tu, Maria, che eri tornata in Italia, sei tornata indietro per me? Cosa vuoi da me? Cosa vuoi in cambio? Perché?
Mentre Maria mi racconta io penso che N. abbia ragione. Perché ci si deve fidare? Perché dopo essere stata sfruttata, violentata, venduta in strada, malnutrita, abbandonata ora tutto dovrebbe cambiare?
Constantin e Ionut continuano a stare qui seduti vicino a me e cercano di cancellarmi le parole mentre faccio la magia di scrivere senza guardare. Mi chiedono: perché scrivi? Per chi è quello che scrivi?
Hanno tutti ragione, quando si fa qualcosa ci vuole un motivo per farla. Io perché scrivo?
Io scrivo per raccontare la storia di Maria e N., che si sono incontrate per incontrarsi ancora, e perché loro si sono incontrate? Forse per dare un senso alla vita. Maria dice che è tutta colpa di sua mamma che quando era piccola le diceva sempre che la vita le aveva dato tanto e che lei doveva restituire quello che la vita le aveva dato: se puoi aiutare qualcuno, lo devi fare.
Sarà questo un motivo?
Ionut mi mette la mano sugli occhi, non ci può credere che riesco a scrivere senza guardare. SCRIVI SCRIVI, mi dice e tutte le sue dita rimangono sui miei occhiali e anche quando toglie la mano, mi ricordo del suo passaggio.
Impronte digitali negli occhi. Un passaggio e un incontro.
Questa è la storia di Maria che un giorno ha incontrato N., che aveva incontrato un uomo, che aveva fatto un bambino, che poi arrivava Andrea e mi dava un bacio piccolo sulla guancia di fianco agli occhiali con le dita di Constantin.
Insomma era una storia che mi sembrava di sapere perché la stavo raccontando e alla fine Armando mi ha detto che se schiacci un bottone, si cancella tutto.