Macao, la moda, la Turchia di Erdogan

Gli spazi a Milano per raccogliere fondi per l’opposizione in Turchia

di Macao

riceviamo e pubblichiamo

#vogliounoscandalo

Con la sfilata ospitata negli spazi di Macao, la Milano Fashion Week finanzia l’opposizione al governo fascista di Erdogan. Abbiamo deciso di affittare lo spazio per usare il ricavato dando un segno di ciò che vogliamo sostenere.

Dare solidarietà diretta alle lotte contro i governi repressivi, lotte che consideriamo laboratori istituenti di socialità e democrazia con le quali scambiare linguaggi e pratiche, per una cultura transnazionale in grado di decolonizzare radicalmente il nostro immaginario sui luoghi e sui corpi dei conflitti e delle migrazioni.

Il 26 giugno, durante la giornata in solidarietà con le vittime di Isis, organizzata a Macao dalla comunità curda milanese, a cui sarà presente la CoPresidentessa dell’HDP Figen Yüksekdağ, consegneremo il ricavato della sfilata alla resistenza antifascista turca.

In Turchia, alle porte dell’Europa, il governo di Erdogan reprime il popolo curdo, le comunità LGBTQI e le opposizioni politiche interne – partitiche e culturali; lo stesso governo applica politiche disumane nei confronti dei migranti che tentano di arrivare in Europa per sfuggire da guerre e povertà.

Il governo turco ha ricevuto 6 miliardi di euro dall’Unione Europea per la “gestione” dei flussi migratori in arrivo dal medio oriente, in modo da impedire loro l’accesso sul suolo europeo.

L’accordo prevede che tutti i “migranti irregolari” che arrivano in Grecia siano espulsi in Turchia, dove solo i siriani hanno la possibilità di rimanere. Qui le loro condizioni di vita sono di pieno sfruttamento: oltre 400mila siriani, tra adulti e bambine/i, sono costretti a lavorare illegalmente, rendendoli ricattabili e vulnerabili. Chi emigra da altri paesi viene semplicemente incarcerato.

Nel frattempo, sul confine turco, per prevenire i flussi migratori, tutto è permesso: quasi 1000 kilometri di muro stanno sorgendo sulle frontiere; oggi 8 rifugiati siriani sono stati uccisi dalle guardie di confine turche.

In cambio del lavoro sporco, l’Unione Europea tace sul sostegno della Turchia ai miliziani di Daesh/Isis in Rojava e sulle operazioni di pulizia etnica che il governo di Erdogan sta realizzando nel Kurdistan turco.

Sul fronte interno, centinaia di civili, accademici e giornalisti dissidenti sono stati incarcerati e uccisi. Per depotenziare l’opposizione politica, un mese fa è stato varato dal parlamento turco l’annullamento dell’immunità parlamentare nei soli confronti dei deputati lo curdi. Nei giorni scorsi la polizia ha fatto irruzione nella casa della CoPresidentessa dell’HDP, il partito multietnico e filo curdo da poco entrato all’interno del parlamento turco.

Se a molti sembra scandoloso affittare uno spazio occupato al capitale, noi vogliamo lo scandalo: usare il capitale, usare le sue risorse e la sua visibilità, piegarlo ai nostri obiettivi.