La mia Saint Gilles (Bruxelles)

In questo tempo estivo vi racconteremo brevi note di viaggio, incontro, vita vissuta in una città che ognuno di noi ha scelto per i più diversi motivi. Oltre le guide turistiche, dentro strade e su muri, nelle piazze e in piccoli ricordi.

di Paolo Riva
@paolorivaz

La mia Bruxelles si chiama Saint Gilles. Non è la Bruxelles istituzionale del Parlamento e della Commissione Europea. Non è quella turistica del Manneken Pis e della Grand Place. E non è nemmeno quella ora tristemente celebre di Molenbeek e del radicalismo islamico. É un’altra Bruxelles, in cui ci sono finito per caso, che ho avuto modo di conoscere meglio del resto della città e che mi è subito piaciuta. Per la sua vivacità. Per le sue tante e diverse anime. Per i suoi personaggi strampalati.

E per la sua gentrification, che è palesemente in corso, ma che ancora non l’ha resa un posto abitato solo da hipster, con i prezzi inarrivabili e i locali trendy, che comunque ci sono e ogni tanto sbucano fuori, soppiantando un vecchio bar e lasciando al malcapitato cliente un conto da sei euro per un tè verde.   

Archiviati senza troppi rimpianti i posti più cool, a Saint Gilles si trovano anche hummus e kebab a prezzi decisamente più equi. Si possono acquistare dei sostanziosi pierogi, ravioli ripieni di carne, o ci si può gustare un bacalao fatto come Dio comanda. Così come si trovano tapas e pizze, degne di questo nome. Ovviamente non mancano patatine fritte e birre. Le prime vengono servite da un paio dei tipici chioschi all’aperto, che però, a dirla tutta, non sono tra i migliori della città, mentre per le seconde il Moeder Lambic è un luogo storico, dove si gustano le tradizionali birre lambic, appunto, dalla fermentazione spontanea e dal sapore acidulo.

Il catalogo culinario però non è che un riflesso della composizione etnica di Saint Gilles che, negli anni, ha accolto italiani e portoghesi, spagnoli e polacchi, marocchini e greci.

Ai quali, in tempi molto più recenti, si sono aggiunti studenti e funzionari, portando il comune ad avere una popolazione giovane (il 60% degli abitanti ha meno di 44 anni) ed eterogenea (circa la metà è straniera, di cui i due terzi sono europei). Il risultato è ben visibile sul Parvis de Saint Gilles, il cuore pulsante della zona, un’area pedonale all’ombra dell’omonima chiesa, costellata di locali e dehors, nonostante il clima.

Sul parvis, si affacciano locali storici e ristoranti più recenti, brasserie belghe e bar portoghesi, ristoranti africani, spagnoli e libanesi, una sala scommesse, una mensa per i meno abbienti e la stazione sotterranea dei tram, che sotto i suoi portici ospita una colorita popolazione di homeless, per la verità ben visibili e numerosi in tutta la città. I suoi tavolini, tra gli instancabili musicisti di strada e qualche rom che chiede l’elemosina, sono sempre affollati di persone. Lo sono soprattutto il giovedì, quando il mercato dal solito orario mattutino si sposta nel pomeriggio e diventa un ulterior motivo di incontro e socialità, fino a dopo cena. Lo erano anche la sera del 22 marzo scorso, dopo gli attentati di Zaventem e Maalbeek.

 

L’immagine in apertura del Parvis de Saint Gilles è una foto di Arcadius tratta da Flickr in CC.