La mia Berlino

In questo tempo estivo vi racconteremo brevi note di viaggio, incontro, vita vissuta in una città che ognuno di noi ha scelto per i più diversi motivi. Oltre le guide turistiche, dentro strade e su muri, nelle piazze e in piccoli ricordi

di Alice Bellini

A Checkpoint Charlie oggi ci sono un McDonalds, un KFC e uno Starbucks, tutti dentro a palazzoni di stampo sovietico. Gli H&M spuntano ogni duecento metri.

A Kufürstendamm ci sono più store di grandi marche che altro. Tanto che a volte penso che quando ci sono venuta dieci anni fa era più bella questa Berlino, un po’ meno piena di negozi.

A me non è servito nemmeno il passaporto per poter girare in questa città. Io posso venire a farci i weekend con i voli low cost. E la musica elettronica di qua è tra le più visionarie.

Per me tutto è normale. Per me la libertà è normale mentre cammino per queste strade. Non mi stupisco di niente. Per me Berlino è libera, una delle città più culturalmente avanzate del mondo. Ed è normale che sia così. Eppure.

Qui la libertà ha la mia età. Anzi, è più piccola di me.

Sono venuta qui per festeggiare i 60 anni di mio papà. Se fosse stato berlinese, avrebbe costeggiato il muro per più della metà della sua vita. Mia mamma anche. D’altronde, qui basta avere 40 anni per aver passato almeno dieci anni della propria vita in una gabbia a cielo aperto.

Per aver desiderato di scappare dentro. O per essere grati di essere nati dentro un muro. Perché qui il paradosso è che scappavano dentro. Che la libertà era dentro. Che volevano entrarci dentro, al muro. La mia Berlino ha la mia età. Anzi, è più piccola di me.