2016.15 #cliQtakeover by @diambramariani

Quindicesimo cliQtakeover del 2016, un appuntamento a cadenza bisettimanale (o quindicinale).

di Leonardo Brogioni

Anche questa settimana presentiamo un lavoro che vi porterà dall’altra parte del mondo e che riuscirà a stupirvi. Ce lo propone Diambra Mariani che, nata a Verona nel 1982, dopo la laurea in giurisprudenza frequenta a Venezia un master in fotografia digitale per poi diventare fotografa professionista fino ad entrare a far parte dell’agenzia Prospekt Photographers nel 2011. Le sue fotografie sono state esposte in Italia e all’estero e pubblicate sulle più note riviste cartacee e online (The Sunday Times Magazine, Liberation, D La Repubblica delle Donne, Internazionale, L’Espresso, Feature Shoot, Lens Culture e molte altre).

Vive tra l’Italia e la Spagna insieme al fotografo Francesco Mion, con il quale lavora da tre anni, sia nel settore della fotografia commerciale che nell’ambito della fotografia documentaria.

 

Diambra perchè usi instagram spesso e volentieri?

Lo uso sia per far conoscere i miei lavori (quelli già conclusi e quelli che sto realizzando quando posto le immagini) sia per scoprire nuove riviste, nuovi fotografi e artisti. Mi sembra uno strumento che bilancia bene due elementi: quello dell’auto-promozione e quello della fruizione.

 

Cosa vedremo in questa settimana di takeover?

Questa settimana vedrete il progetto “The big men from Chipilo”, realizzato in Messico da me e da Francesco Mion nel 2014. È la storia di un piccolo paese nella provincia di Puebla fondato 130 anni fa da migranti di origine veneta, che ancora oggi parlano un dialetto ottocentesco trevigiano/bellunese e conservano tradizioni tipicamente italiane.

Nell’ottobre del 2014 io e Francesco Mion stavamo pianificando un viaggio in Messico. Cercando spunti e materiali in rete ci siamo imbattuti in un breve articolo che parlava di Chipilo, venendo così a conoscenza, un po’ per caso, dell’esistenza di questo villaggio messicano.

La notizia ci ha molto incuriositi, anche perché io avevo già lavorato su un progetto relativo all’identità veneta. Abbiamo dunque deciso di approfondire e di andare a vedere di persona.

Una volta arrivati a destinazione siamo stati accolti in municipio da un comitato di benvenuto composto dal sindaco di Chipilo (che avevamo contattato su Facebook), dal tesoriere del comune e da una storica locale, che ci hanno consegnato un gagliardetto per ciascuno e ci hanno accompagnato alla scoperta del paese.

Lavorare in quel contesto così accogliente ci ha permesso di conoscere molte persone in un tempo relativamente breve, a cavallo tra novembre e dicembre del 2014.

Chipilo è un piccolo villaggio di 4000 abitanti. Ciò che lo rende atipico è che è stato fondato nel 1882 e la maggior parte delle persone che lo popolano provengono da un piccolo comune in provincia di Treviso, chiamato Segusino, mentre altre famiglie sono di origini bellunesi.

Alla fine dell’Ottocento in Veneto era in atto una grave crisi economica che spinse molte famiglie ad emigrare dall’altra parte del mondo in cerca di una nuova vita. Il Messico era una destinazione perfetta: lì c’era un gran bisogno di ripopolare le terre dopo la guerra d’indipendenza. Il governo cercava persone che avessero competenze agricole e che fossero cattoliche… e  i veneti corrispondevano perfettamente al profilo richiesto.

Negli anni che seguirono venne fondato il Mobilificio Segusino, che per molti anni ebbe un grande successo anche a livello internazionale.

A Chipilo molte famiglie si dedicano inoltre al settore caseario.

A distanza di 130 anni i Chipilegni parlano ancora il dialetto originario e mantengono in vita alcune antiche tradizioni, come il gioco delle bocce.

Il 6 gennaio, sul sagrato della chiesa, “bruciano la vecchia”, come si fa in Veneto.

Arrivare a Chipilo, per un italiano che viaggia in Messico, è quasi inquietante. I cartelli dei negozi sono in italiano, i ristoranti servono pizza e pasta, il cuore del paese è la chiesa, di fronte alla quale, sotto un porticato, si beve caffè espresso seduti ai tavolini di bar e gelaterie.

Il saluto locale è “se vedòn”, che in dialetto significa “ci vediamo”.

Gli abitanti di Chipilo sono fierissimi delle loro origini, ma ciò non toglie che in tutti questi anni abbiano acquisito molte tradizioni messicane. Il risultato è uno strano mix tra due culture diversissime, che si sono influenzate reciprocamente senza arrivare mai a fondersi.

 

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