L’approdo, essere un migrante secondo Shaun Tan

Tra pagine ingiallite e strani animali, il viaggio senza parole
di un migrante verso una città aliena
che fa sentire il lettore straniero quanto il protagonista

di Luca Rasponi

Smarrimento, nostalgia di casa, stupore e difficoltà di fronte a un mondo nuovo. È quell’esperienza intima e allo stesso tempo universale che accomuna tutti i migranti, oggi come nel secolo scorso e nelle epoche precedenti. L’approdo, dell’illustratore australiano di origini malesi Shaun Tan, è il racconto di questa esperienza. Un racconto senza parole, che forse non può nemmeno definirsi fumetto, perché in tutto il volume non compare un solo balloon.

copertinaUna scelta ben precisa, compiuta dall’autore per rendere la sua storia il più possibile universale: la gestualità dei personaggi, infatti, rende la narrazione comprensibile a chiunque senza bisogno di traduzione.

La volontà di riassumere in modo assoluto il dramma insito in ogni migrazione è del tutto evidente nel volume di Tan, anzi ne costituisce il pregio principale insieme a una resa grafica davvero straordinaria.

Come si fa a rendere universale un’esperienza intima, soggettiva, che qualunque migrante ha vissuto in un tempo e in un luogo ben precisi? Attraverso la fantasia, l’unico strumento in grado di creare mondi alieni a qualunque essere umano, in qualsiasi epoca.

È esattamente questo che fa Shaun Tan: ricorre al surrealismo – la definizione è di Art Spiegelman, uno che di allegorie a fumetti se ne intende – per raffigurare un mondo dall’impatto visivo eccezionale, animato da simboli al contempo stranianti e assoluti.

È così che la città da dove parte il protagonista, dicendo tristemente addio a moglie e figlia, è oppressa dalle spire di un gigantesco drago che nemmeno si vede, a rappresentare la povertà dei suoi abitanti. E poi le sorprese senza fine della città dove approda, dagli animali fantastici all’alfabeto incomprensibile, dall’abbigliamento delle persone ai cibi, per non parlare degli edifici, le strade, i mezzi di trasporto.

Di fronte a questi oggetti, a questi luoghi e creature, tutti noi ci sentiamo spiazzati come il migrante di Shaun Tan: ed è proprio in questo modo che l’autore raggiunge il suo scopo.

Diventa spontaneo vivere con forte empatia tutte le difficoltà del protagonista alla ricerca di cibo, di un alloggio, di un lavoro, e “ascoltare” con partecipazione le storie delle persone che lo aiutano, anche loro migranti in fuga da sfruttamento e violenza o persone segnate dalla guerra.

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Nel commovente percorso verso il ricongiungimento con la famiglia, il disegno trova un perfetto completamento nell’organizzazione delle tavole – con mini-vignette in formato fototessera alternate a grandi illustrazioni su due pagine – e nei cromatismi in bianco e nero, che ricordano il carboncino e le vecchie foto.

Le pagine stesse del volume, stampato in grande formato, sono ingiallite come se uscissero fuori da un vecchio album di famiglia, rievocando nel lettore tutto l’immaginario estetico dei racconti di migrazione.

«Gran parte di questo libro è stato ispirato dagli aneddoti raccontati dai migranti di diversi Paesi e
periodi storici, compreso mio padre, che arrivò in Australia Occidentale dalla Malesia nel 1960», spiega l’autore.

approdo-4Storie di vita che si intersecano con suggestioni letterarie, artistiche e cinematografiche, componendo un caleidoscopio inaspettato che richiama le fotografie conservate all’Ellis Island Immigration Museum di New York – altra fonte d’ispirazione citata da Shaun Tan – reinventandone il contenuto.

Uscito in Australia nel 2006 e pubblicato in Italia da Tunué proprio in questi giorni, L’approdo ha vinto il premio come miglior libro al festival di Angoulême nel 2008, oltre a numerosi altri riconoscimenti tra cui il titolo di miglior graphic novel da parte di quotidiani come New York Times e Washington Post.

La scelta di Shaun Tan di pubblicare questo volume, dopo una lavorazione lunga quattro anni, va forse al di là del coinvolgimento personale con la storia della sua famiglia, e ci parla di un Paese oggi drammaticamente al centro di scelte drastiche di chiusura nei confronti dei migranti.

L’Australia, ancora prima dell’Europa, può essere considerata la frontiera delle migrazioni contemporanee, con decisioni che anche in questi giorni fanno discutere il mondo. Chissà come andrebbero le cose se tutti, australiani e non, almeno una volta nella vita potessero leggere L’approdo di Shaun Tan.