Di John Carney, con Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Maria Doyle Kennedy, Aidan Gillen, Jack Reynor, Kelly Thornton. Nelle sale.
di Irene Merli
Dal regista di “Once” e “Tutto può cambiare”, due piccole perle in cui i personaggi si accordano alla musica, un film di grandissima freschezza, che naviga tra levita’ e profondità’, non sugli Anni Ottanta ma ambientato negli Anni Ottanta. L’epoca in cui il regista aveva più’ o meno l’età’ del protagonista, e come lui viveva a Dublino.
Ma entriamo nella storia. Conor ha 16 anni, suo padre ha perso il lavoro e con sua madre non fa che litigare. Così il fratello maggiore lascia il college e lui è costretto a passare da una scuola privata a una pubblica molto più’ dura, dove un bullo lo picchia dal primo giorno e il preside è un prete repressivo e violento.
Ma all’uscita, dopo qualche giorno Conor nota una ragazza bellissima, più grande, una che sulla carta è completamente irraggiungibile. Per di più si dichiara una modella e ha un boyfriend adulto, con l’automobile. Ed è qui il colpo d’ala del film, il punto che segna lo spartiacque tra il prima e il dopo. Conor, pur di agganciare la splendida Rephina di cui si è perdutamente innamorato, le propone di fare un videoclip con la sua band musicale, dandole un preciso appuntamento a breve giro.
Solo che la band non esiste proprio, al momento della proposta.
E lui, che finora ha cantato tra le mura di casa e deve tutta la sua cultura musicale al fratello maggiore, si trova da un giorno all’ altro a dover metter su la band. Deve trovare trovare persino gli strumenti!
Quello che succede da lì in poi è ciò che accade chiunque si immerga in una passione violenta come quella musicale: senza che lui lo voglia ciò che ascolterà, scriverà e suonerà finira’ per condizionare e cambiare tutta la sua vita, il suo modo di pensare e di rapportarsi.
Lo aiuterà ad affrontare i problemi dei suoi genitori – in Irlanda all’epoca non c’era il divorzio- e ad affascinare Rephina, che a sua volta sarà’ il punto cruciale della sua crescita. sarà’ lei ad aprirgli gli occhi sulla vita oltre la scuola, Conor è cosi innocente… E la sequenza in cui la band gira il videoclip per strada, con messe in scena ingenue e poverissime ai nostri occhi di oggi, è un gioiello di cultura Vhs che incuterà nostalgia e tenerezza a più d’ uno.
Del resto l’ambientazione a metà anni Ottanta è’ curatissima, dai più piccoli dettagli quotidiani all’atmosfera sociale: Dublino in quel periodo stava vivendo una recessione economica che faceva apparire la costa della Gran Bretagna, e Londra in particolare, come il centro di un mondo dove tutto stava cambiando, un posto dove valeva la pena di andare se si voleva vivere e suonare davvero. L’Irlanda di allora, anche nella capitale, era un posto duro, triste e piuttosto deprimente, dove i giovani si sentivano stretti e la disoccupazione era alta.
“Sing street” scorre quindi nel suo tempo meglio il possibile, grazie anche alla forte cultura musicale del regista . E a un cast di giovanissimi sconosciuti, trovati in Irlanda con un casting durato mesi, che ci regala un film su un gruppo di adolescenti simpatici e ingenui, acerbi e sinceri, pieni di idee e battute divertentissime.
Conor si ostina a definirsi un ” futurista”‘ e cambia tutti i look dal New wave al dark, pur di trovare la sua strada. Rephina, con i suoi capelli super cotonati , illumina tutto il film e conia per l’amore un termine fulminante- happysad- che poi verrà’ individuato nella musica dei Cure. Mentre una ragazza no, non può amare veramente uno che ascolta Phil Collins, dice Brendan, il fratello maggiore di Conor con i capelli alla David Gilmour, e ” fattone”.
“Sing street” è’ insomma un teen movie scolastico, genere tipico degli anni Ottanta, con cui il regista ci fa riflettere sui ragazzi e il loro mondo, un universo parallelo che non li fa mai scontrare quello degli adulti, ma li fa vivere in un’altra dimensione, in cui sembra che non abbiano mai bisogno di nessuno sopra i vent’ anni per riuscire ad andare Altrove… Ed è un salto dritto negli anni dei Duran Duran, degli Spandau Ballet e dei Clash, in cui la musica, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, è la risposta a ogni problema.