Duca, sei tu? Tutte le Matite del 2016

di Enrico Natoli


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di Angelo Miotto e Christian Elia

Le matite di Enrico Natoli, qui raccolte in questo splendido annuario, sono come un fedele segnalibro che ci aiuta a rianimare quelle sentinelle di memoria che come il tenente Drogo sono ormai abbandonate sulle mura sulla Fortezza. Aspettano da noi che vi sia una linearità temporale di cui tener conto nell’era del grande incendio, che tutto divora: la notizia brucia in men di uno zolfanello e in poche ore fra titoli cubitali e urlati fra stampa e digitale fa il vuoto attorno a sé cancellando tutte le altre notizie. Per poi inabissarsi e perdersi dentro l’incendio della successiva. Ecco, quindi, una delle principali doti di questo strumento e siamo sicuri che sfogliando una dopo l’altra le pagine di quest’opera vi saranno esclamazioni interiori o a mezzavoce: “Ah, giusto, ma era quest’anno?”.

2016, Annus Horribilis? Sui social network ogni morte di uomo e artista illustre – in quest’anno ce ne siamo lasciati sul campo diversi come ci dice la copertina – è stata l’occasione per delle cerimonie piuttosto stucchevoli di condoglianze social in cui i meccanismi ripetuti stanno nel passare al tu con l’artista, o il famoso, nel chiamarlo per nome, nel rivendicare quella pastasciutta mangiata al medesimo desco che, in realtà, non c’è mai stata. E però sul social network e sulla mia bacheca sono io la star, che saluto le star accettando di non essere nessuno, in realtà imponendo e imitando un cerimoniale che mette il mio pensiero, la mia citazione, il mio esserci e lo sforzo di sagacia conseguente, al centro.
Allora possiamo dirlo senza tema di smentita: il 2016 non è stato più horribilis di tutti gli altri anni, perché – ce lo racconta bene Natoli – è vero che la percezione di massa riconosce nella morte dei famosi un orologio del tempo, ma è anche vero, ahinoi, che la quotidianità del globo ci ha regalato infausti momenti a ogni secondo abbandonato dalla lancetta impassibile.
E anche bei momenti, che spesso tendiamo a dimenticare, perché – diciamo anche questo – il mainstream ha forgiato le coscienze dentro una cronaca funerea e mortuaria molto più che sul tema delle buone e gioiose notizie, che paiono normali e che spesso non lo sono.

Ecco, allora, che sarà un piacere doppio sfogliare questo Annuario. Con tutte queste consapevolezze che ci mettiamo dentro. E grazie a quel mix di bel tratto e ingegno solerte che deve avere un buon vignettista, chiamato a reagire in tempi spesso troppo rapidi. E noi non abbiamo un buon vignettista. Ne abbiamo uno eccellente.

Buona lettura.