Di Kai Wessel, con Sebastian Koch, Ivo Pietzcker, Thomas Shubert.
di Irene Merli
Abbiamo visto molto sul nazismo: film e documentari. Ma c’è sempre qualcosa che merita di essere raccontato, anzi che deve essere raccontato sulle follie criminali della Germania di Hitler, perché nel mare delle atrocità compiute in nome della “razza” ariana, rischia di sfuggire alla nostra attenzione.
“Nebbia in agosto ” va proprio in questa direzione: mette una lente d’ingrandimento sull’eugenetica tanto amata dal Terzo Reich e attraverso la storia vera di un piccolo, indomabile zingaro ribelle, ci porta in uno di quegli ospedali in cui erano ricoverati e poi eliminati bambini e adulti con handicap fisici o psichici. Bastava anche solo l’epilessia per finirci.
Ma veniamo alla vicenda. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, Ernst Lossa viene internato nell’ospedale psichiatrico bavarese di Kaufbeuren. Ha 13 anni e gode di ottima salute, ma è uno jenish, un nomade tedesco, ed è stato rimbalzato da un istituto all’altro con il marchio di asociale. Sua madre è morta, Il padre, un ambulante senza fissa dimora, cerca di portarlo via di lì senza riuscirci: per impedirglielo gli viene richiesta l’unica cosa che non può esibire, un certificato di residenza.
Il direttore dall’ospedale, dai modi raffinati e paterni, è uno stimato medico che finge di prendersi cura dei ragazzi e invece decide ogni settimana chi deve salire su un autobus che tornerà vuoto…
Non solo. Siccome questi invii cominciano a provocare chiassose reazioni dei ragazzi e proteste dei familiari, il dirigente sanitario decide di sperimentare uno spietato metodo per eliminare i disabili in proprio, senza che nessuno se ne accorga, con una dieta ” particolare”.
E assume una graziosa e dolcissima infermiera che si incarica di dare uno “sciroppo” ai mirtilli ai più piccoli che non danno segni di miglioramento. Solo che i ragazzini non sono mai stupidi, e meno di tutti lo è Ernst. Il giovanissimo jenish non solo capisce tutto quello che sta succedendo, ma cerca di mettere i bastoni in questo ingranaggio dell’ orrore per proteggere i ragazzini internati con lui: è generoso e ha un coraggio da leone. Affamato di libertà com’è, progetta anche di scappare per andare a vivere in America.
La follia nazista della razza superiore finì per rivolgersi anche contro i tedeschi stessi, quelli indegni di vivere perché imperfetti.
Agghiacciante, da questo punto di vista, la scena in cui un gerarca delle SS, a una cena con tutti i direttori degli ospedali della morte, spiega che la medicina ha mantenuto in vita chi sarebbe stato eliminato dalla natura, creando un costo insostenibile per la società del Reich…e che quindi bisogna avere il coraggio di operare la selezione in cui solo i più sani e i più forti sopravvivono. Così, con la stessa semplicità’ con cui in una famiglia si decide di tagliare una voce dal bilancio.
“Nebbia in agosto” non ha gli stilemi di un capolavoro come “Il Figlio di Saul”, ma racconta con ritmo serrato una storia tanto più disturbante perché vera in ogni mostruoso particolare. E mette in luce la figura di un piccolo grande eroe che non chinò mai la testa davanti alla ferree regole dell’ Istituzione totale e diede dell’assassino a voce alta a quello spietato medico, senza badare alle conseguenze cui sarebbe andato incontro. In un luogo come l’ospedale di Kaufbeuren ogni dissenso veniva represso per mantenere il controllo su internati e operatori, senza fare nessuna eccezione e a qualsiasi costo…
Ernst Lossa, interpretato nel film da un bravissimo e giovanissimo attore tedesco con un viso che ricorderemo, è stato protagonista di una vicenda che andrebbe conosciuta non solo dagli adulti, ma anche dagli adolescenti. Testimonia, infatti, sia la banale follia del male che l’irriducibilita’ della responsabilità personale. A misura di ragazzo.