Ghirlanda, l’incanto di Lorenzo Mattotti e Jerry Kramsky

Quindici anni dopo Jekyll & Hyde, Logos pubblica una storia senza tempo ambientata in un mondo fantastico. Ma siamo sicuri che non parli di noi?

di Luca Rasponi

Incanto. Lorenzo Mattotti mi ha detto questa parola quando gli ho chiesto un spunto per recensire Ghirlanda, mentre disegnava una bellissima dedica sul mio volume appena acquistato.

«Benvenuto nell’incanto di Ghirlanda!» aggiunge Jerry Kramsky, che pure inizialmente sembrava perplesso di fronte alla mia domanda, quasi volessi carpire qualche informazione per recensire il graphic novel senza averlo letto.

Ma come si fa a custodire un simile scrigno senza cedere alla tentazione di aprirlo per scoprire quali tesori nasconde? Ghirlanda attira già dal formato, quasi 400 pagine di sontuoso cartonato 20 x 27,5 cm con dorso in tela.

La carta delle pagine, ruvida e pesante, è parte integrante dell’esperienza di lettura: il rumore e la sensazione al tatto sono i primi veicoli che trasportano il lettore nel mondo onirico ideato dagli autori.

Un senso di meraviglia si fa strada fin da subito, accompagnato dall’attesa di quello che accadrà nella pagina successiva.

Il racconto parte piano, poi si evolve in direzioni inaspettate, immerso in un’atmosfera sognante.

L’incanto è ovunque: nei paesaggi della terra immaginaria di Ghirlanda, nell’aspetto dei grandi e pacifici Ghir che la popolano, nelle creature e negli eventi che prendono vita grazie alle magnifiche illustrazioni di Mattotti.

Per quest’opera l’artista sceglie il bianco e nero, rinunciando ai colori vividi che hanno reso iconiche le sue tavole. Una sottrazione che porta all’essenza della rappresentazione, così come il racconto sembra ricercare la radice di quell’umanità che i Ghir rappresentano metaforicamente.

Ghirlanda è tante cose: percorso di formazione, passaggio di testimone tra generazioni, il mistero dell’essere genitori, della morte e della vita. E poi una società pacifica e giusta basata sulla conoscenza, per quanto mistica, contrapposta a una violenta e soverchiante perché fondata sull’inganno.

 
 
 
 
 

L’intervento di un demagogo che offre facili soluzioni a problemi complessi – scatenando forze che sfuggono al suo stesso controllo – rompe momentaneamente l’incanto di Ghirlanda, offrendo più di un riferimento allo sconfortante scenario del mondo attuale.

Ma anche un tema del genere, calato in una cornice senza tempo, crea una storia che parla certamente dell’oggi ma avrà lo stesso valore in futuro, per la straordinaria tendenza dell’uomo/Ghir a commettere gli stessi errori.

La rottura dell’incanto di Ghirlanda però non è senza ritorno, perché al prezzo di gravi perdite e attraverso gli sforzi di Ippolite – protagonista della storia insieme alla compagna Cocciniglia e al padre Zacaria – i Ghir riescono faticosamente a porre rimedio ai propri errori.

Le pietre che costruiscono questo racconto sembrano posate con la consapevolezza, ereditata da Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo.

Lo suggeriscono la bellezza estetica delle tavole di Mattotti, ma anche la bellezza d’animo che spinge i protagonisti.

«Poetico, ma delirante!» si potrebbe obiettare citando uno dei personaggi incontrati da Ippolite durante il suo viaggio, visto l’incedere del racconto che a volte procede con la non-logica del sogno.

Il susseguirsi di episodi e incontri, che a qualcuno ricorderà il Pinocchio di Collodi, costruisce in realtà una grande allegoria che si presta a più interpretazioni, come nella miglior tradizione del racconto fantastico.

La lettura è un’immersione totale in un mondo altro ma allo stesso tempo familiare. Nella contemplazione, nella perdita e nella ricerca, a ben vedere, di una cosa sola: l’incanto.