Qualcosa di troppo

Una donna e il sesso maschile, una commedia di Audrey Dana

di Irene Merli

Qualcosa di troppo, di Audrey Dana, con Audrey Dana, Christian Clavier, Alice Belaidi, Eric Elmosnino,Antoine Goudye Josephine Drai. Nelle sale

Finalmente una commedia. Finalmente un film con un ritmo che non ha una battuta d’arresto in un’ora e mezza.

Finalmente un tema di “genere” trattato con un garbo e un’eleganza rara, senza cedere a volgarità e cliché, grazie a una scrittura brillante, intelligente e interpretata da un cast perfetto.

Il rischio di Si j’étais un homme ( questo il titolo originale) era infatti la grevità, la battuta pecoreccia. In una parola le scorciatoie alla risata tipiche dei blockbuster. E invece, credetemi sulla parola, Qualcosa di troppo è una sorpresa: diverte, diverte un sacco e all’uscita fa riflettere ambo i sessi.

Ma veniamo alla storia. Jeanne è una giovane donna insicura, introversa, che non riesce a farsi valere. Fresca di divorzio, si fa imporre un accordo iniquo dall’ex marito, che ha già trovato un’altra compagna e l’ha messa rapidamente incinta. Sul lavoro, non ne parliamo: i colleghi le mettono i piedi in testa, anche se lei è un’architetta competente e coscienziosa.

Una sera, andando a letto, si scopre a ripensare sconsolata a una frase di suo padre: “Per avere rispetto devi avere il ‘pisello’.”

Nel frattempo scoppia un temporale in piena regola, con fulmini e saette da incubo. E la mattina dopo, Jeanne si sveglia con un ‘piccolo’ dettaglio in più. tra le gambe le è spuntato…quello che hanno i maschi, l’onnipotente attributo.

La sua vita a quel punto prende una svolta totalmente inaspettata. Il ‘dettaglio’, che all’inizio lei cerca di nascondere sotto gonnellone e vestitoni, lungi dal lusingarla la getta infatti in una serie di situazioni una più’ buffa dell’altra.

Ore di discussione in preda al panico con il suo ginecologo, risate e consulti convulsi con la sua migliore amica che cerca di farle vedere il lato migliore della situazione, litigate e fughe dal collega insopportabile in cantiere e languido nel privato, rivincite sul marito, strane attrazioni per le donne negli spogliatoi… Perché Jeanne si ritrova dall’oggi al domani con un sesso maschile, ma non si trasforma mai in uomo: diventa una specie di miscuglio tra i due sessi. Con conseguenze difficili da immaginare.

E se all’inizio è terrorizzata, tanto che non vuole neppure guardare o toccare il “dettaglio”, poco a poco si adegua alla nuova condizione, che la fa sentire più forte fisicamente e più assertiva, per non dire aggressiva, nelle vicende di tutti i giorni.

Tutta colpa, o merito, dei suoi nuovi, alti livelli di testosterone. Finché un altro temporale non arriverà a rimettere ogni cosa al suo posto. Beh, non proprio tutto: il finale riserverà a Jeanne e a noi un’ennesima sorpresa.

La regista Audrey Dana, che è anche la protagonista del film, aldilà di ogni apparenza ha realizzato un film sugli uomini. non per nulla, prima di scrivere la sceneggiatura, ne ha intervistati un centinaio proprio sul loro rapporto con la sessualità.

E il risultato è sorprendente, sia per le spettatrici che per gli spettatori. Ognuno si può riconoscere nelle diverse facce del singolare destino di Jeanne, una donna che si ritrova a vivere dotata del massimo orgoglio maschile.

Qualcosa di troppo, insomma, è una sorta di favola dotata di un significato più profondo.

L’apparizione del “coso” nella vita a pezzi della protagonista innesca infatti una rivoluzione interiore che la porterà a riconciliarsi con se stessa e con l’altra metà del mondo, quella più avvantaggiata. E noi usciremo dal cinema sapendo qualcosa in più’ sull’altro sesso, ma l’avremo imparato grazie a una scatenata commedia.